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Intestino dopo le vacanze, niente “detox”: “Ha bisogno di ritrovare le proprie abitudini”

Dopo settimane caratterizzate da pasti più abbondanti, orari irregolari, cene tardive, qualche eccesso a tavola e meno attività fisica, il ritorno alla routine può farsi sentire anche a livello intestinale. Gonfiore, stitichezza, pesantezza, difficoltà digestive e reflusso sono alcuni dei disturbi che possono comparire al termine delle vacanze. Una situazione che, con il rientro alla quotidianità, porta spesso a cercare soluzioni rapide, dalle diete “detox” ai prodotti pensati per “ripulire” l’intestino. Ma, secondo gli specialisti, non è questo l’approccio necessario.

“L’intestino non ha bisogno di essere ripulito: ha soprattutto bisogno di ritrovare le proprie abitudini”, spiega Claudio Londoni, responsabile della Struttura Semplice di Endoscopia digestiva di Rivolta d’Adda, ASST Crema, e componente della Commissione AIGO di Neuro-Gastroenterologia.

Il funzionamento dell’apparato digerente, infatti, è influenzato non soltanto da ciò che si mangia, ma anche dalla regolarità dei pasti, dall’attività fisica, dal sonno e dal rapporto con il sistema nervoso. Anche per questo, dopo un periodo di abitudini differenti, il semplice ritorno graduale alla propria routine può aiutare l’organismo a ritrovare il suo equilibrio.

Un ruolo importante può averlo anche la regolarità della colazione. Dopo aver mangiato, l’ingresso del cibo nello stomaco può stimolare la motilità del colon attraverso il cosiddetto riflesso gastro-colico. Per chi avverte una temporanea difficoltà nell’evacuazione, quindi, può essere utile dedicare il giusto tempo alla colazione, bere adeguatamente e non ignorare lo stimolo.

Anche il movimento può contribuire a favorire la motilità intestinale. Camminare e riprendere gradualmente una regolare attività fisica, insieme a un’alimentazione equilibrata e a un adeguato apporto di liquidi e fibre, rappresentano alcuni dei primi accorgimenti utili in caso di stitichezza.

Attenzione, però, a non esagerare proprio con le fibre. Dopo settimane di alimentazione meno regolare, aumentare bruscamente il consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali con l’idea di “depurarsi” può avere l’effetto opposto a quello desiderato. Le fibre sono importanti, ma un incremento troppo rapido può aumentare temporaneamente la produzione di gas e, di conseguenza, il gonfiore. Per la maggior parte degli adulti, l’apporto indicativo è di circa 22-34 grammi di fibre al giorno, da adattare alle caratteristiche individuali e accompagnare con un’adeguata introduzione di liquidi.

Anche il gonfiore, inoltre, non dipende necessariamente dalla quantità di cibo consumata. “Può dipendere dalla presenza di gas, dalla fermentazione di alcuni carboidrati, dalla distensione intestinale e anche dalla diversa sensibilità con cui ciascuno percepisce ciò che accade nel proprio addome”, spiega l’esperto.

Il falso mito della dieta detox

È proprio in questo contesto che torna a circolare il mito della necessità di “disintossicare” l’organismo dopo le vacanze. Ma il termine detox non identifica una procedura medica standardizzata per “ripulire” l’intestino e, per una persona sana, non c’è una specifica necessità gastroenterologica di ricorrervi. Fegato, reni e intestino dispongono già di meccanismi fisiologici attraverso i quali l’organismo trasforma ed elimina le sostanze. L’obiettivo, quindi, non dovrebbe essere quello di “cancellare” gli eccessi delle settimane precedenti attraverso digiuni o prodotti specifici, ma tornare progressivamente a un’alimentazione equilibrata e a uno stile di vita regolare.

Lo stesso principio vale per i probiotici, spesso utilizzati come una sorta di “reset” intestinale. Non esiste un prodotto valido indistintamente per tutti: la loro eventuale utilità dipende dal disturbo, dal ceppo utilizzato e dalla situazione individuale.

Anche la parte alta dell’apparato digerente può risentire del cambio di abitudini. Pasti abbondanti o particolarmente ricchi di grassi, alcol, cene consumate tardi e andare a dormire poco dopo aver mangiato possono favorire, soprattutto nelle persone predisposte, pesantezza, bruciore e reflusso.

La dispepsia e il reflusso gastroesofageo non sono la stessa cosa, anche se possono manifestarsi contemporaneamente. La prima può provocare, tra gli altri sintomi, senso di pienezza dopo il pasto, sazietà precoce, gonfiore e nausea; il reflusso è invece legato alla risalita del contenuto gastrico nell’esofago.

Anche in questi casi, l’indicazione è evitare soluzioni drastiche e puntare piuttosto sul ritorno a pasti più regolari e moderati, prestando attenzione alle abitudini o agli alimenti che possono peggiorare i sintomi nel singolo individuo.

Non esiste, infine, un numero preciso di giorni entro cui l’intestino debba necessariamente tornare alla normalità. Una temporanea modifica dell’alvo dopo un viaggio o un periodo caratterizzato da ritmi differenti può essere fisiologica. A essere importante è soprattutto l’andamento dei sintomi.

“Un disturbo lieve che progressivamente migliora è molto diverso da un sintomo che persiste, peggiora o si associa ad altri segnali”, precisa Londoni.

Ci sono però alcuni campanelli d’allarme che non dovrebbero essere attribuiti semplicemente al rientro dalle vacanze. Sangue nelle feci, feci nere, perdita di peso non intenzionale, vomito frequente, dolore addominale importante o persistente, difficoltà o dolore nella deglutizione, febbre, incapacità di emettere gas, gonfiore persistente o un’alterazione dell’alvo che non si risolve richiedono una valutazione medica.

“Il vero “reset” dell’intestino non è un succo detox, una giornata di digiuno o un prodotto miracoloso. Significa riprendere gradualmente i normali orari dei pasti, bere adeguatamente, aumentare le fibre senza bruschi cambiamenti, muoversi, dormire regolarmente e ascoltare gli stimoli del proprio corpo”, conclude Londoni.

Dopo le vacanze, insomma, più che “ripulire” l’intestino, è necessario rimetterlo nelle condizioni fisiologiche nelle quali sa già fare il proprio lavoro.

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