L’avv. Diego Lanza, difensore del 37enne arrestato lo scorso 12 agosto, interviene per chiarire un aspetto della vicenda giudiziaria che lo riguarda: la presunta irreperibilità antecedente all’esecuzione della misura cautelare. Il legale contesta infatti la ricostruzione secondo cui il proprio assistito si sarebbe sottratto volontariamente alla cattura.
L’arresto è stato eseguito dai Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto in attuazione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Secondo la difesa, tuttavia, non vi sarebbe stato alcun comportamento finalizzato a evitare l’esecuzione del provvedimento.
La posizione della difesa
Nella nota diffusa dal legale viene precisato che “nessuna irreperibilità e nessuna fuga sono state riscontrate” a carico del suo assistito. L’avvocato sottolinea che il proprio assistito non avrebbe avuto conoscenza dell’esistenza dell’ordinanza prima della sua esecuzione e, pertanto, non avrebbe potuto assumere una condotta finalizzata a sottrarsi alla misura.
La difesa chiede quindi di distinguere la circostanza dell’arresto dalla ricostruzione relativa al periodo precedente, contestando in particolare l’attribuzione all’indagato di una volontà di sottrarsi all’autorità giudiziaria.
Un passaggio centrale della nota riguarda la conoscenza del procedimento da parte dello stesso difensore.
L’avvocato Lanza riferisce infatti di essere venuto a conoscenza dell’esistenza dell’indagine e dell’ordinanza di custodia cautelare soltanto al momento della nomina quale difensore di fiducia, avvenuta contestualmente alla fase dell’arresto del 12 agosto.
Secondo la prospettazione difensiva, dunque, questo elemento assume rilievo rispetto alla ricostruzione della presunta fuga: non essendo a conoscenza del provvedimento, l’indagato non avrebbe avuto motivo di adottare comportamenti finalizzati a evitarne l’esecuzione.














