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Mish Mash Festival, dieci anni di musica e visione: la Sicilia che sceglie di restare e costruire

Si chiude la decima edizione del Mish Mash con oltre 7 mila presenze. Svoltosi dal 10 al 12 agosto, il festival celebra un traguardo che racconta molto più di un successo musicale: dieci anni di lavoro, una generazione che ha trasformato un’idea in un progetto culturale riconosciuto.

Ci sono manifestazioni che semplicemente si svolgono. E poi ci sono quelle che, anno dopo anno, diventano parte del racconto di un territorio. Il Mish Mash Festival appartiene alla seconda categoria.

Con la conclusione della sua decima edizione e oltre 7 mila presenze, il festival può guardare al percorso compiuto con la consapevolezza di aver costruito qualcosa che va ben oltre la dimensione di un appuntamento musicale.

Dieci anni sono un traguardo importante per qualsiasi iniziativa indipendente. Lo sono ancora di più quando alle spalle non ci sono grandi strutture industriali o colossi dell’intrattenimento, ma soprattutto un gruppo di giovani che ha scelto di investire tempo, energie e competenze in un’idea nata in Sicilia.

Il valore di questa esperienza sta proprio qui.

In un’epoca nella quale troppo spesso la capacità di attrarre cultura, spettacoli e grandi eventi sembra concentrarsi sempre negli stessi luoghi, il Mish Mash racconta una storia diversa: quella di chi ha deciso di dimostrare che anche dalla provincia, anche dal Sud, anche lontano dai circuiti più consolidati, si può costruire un appuntamento capace di attirare migliaia di persone.

Non è soltanto una questione di numeri.

Le oltre settemila presenze rappresentano il risultato visibile di un lavoro che dura da un decennio. Dietro ci sono organizzazione, programmazione, rapporti con gli artisti, comunicazione, professionalità e soprattutto la capacità di mantenere vivo un progetto nel tempo. Ed è forse proprio la continuità il risultato più significativo.

Arrivare alla decima edizione significa aver superato mode, difficoltà, cambiamenti del pubblico e trasformazioni del settore. Significa essere riusciti a costruire un’identità riconoscibile.

Il Mish Mash è diventato così anche un esempio di imprenditoria culturale giovanile, di quella Sicilia che non si limita a chiedere opportunità, ma prova a crearle.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione: la capacità di un festival di generare movimento.

Un grande evento musicale non porta soltanto spettatori davanti a un palco. Muove persone, professionisti, artisti, tecnici, operatori, attività commerciali e realtà del territorio. Produce consumi, occasioni di lavoro e soprattutto attenzione.

È quella che potremmo definire economia reale della cultura: un circuito nel quale l’investimento in un evento produce ricadute che vanno ben oltre la singola serata. E quando questo accade in Sicilia, il significato assume un valore ancora maggiore.

Perché dietro iniziative come il Mish Mash c’è anche una questione generazionale. Una generazione cresciuta con l’idea che per costruire qualcosa di importante fosse spesso necessario partire. Andare via. Cercare altrove.

Il percorso del festival racconta invece una possibilità diversa: restare, immaginare, rischiare e costruire.

Non significa che la Sicilia debba diventare improvvisamente autosufficiente rispetto ai grandi circuiti culturali nazionali e internazionali. Significa però che esiste un patrimonio di energie, competenze e creatività che merita di essere sostenuto.

E proprio per questo la decima edizione non dovrebbe essere considerata soltanto una celebrazione.
Dovrebbe essere un’occasione per interrogarsi su ciò che può accadere nei prossimi dieci anni.

Se un gruppo di giovani è riuscito a portare oltre settemila persone a un festival costruito con anni di lavoro, cosa potrebbe accadere se iniziative di questo tipo trovassero una programmazione pubblica ancora più strutturata, spazi adeguatamente attrezzati e una strategia territoriale capace di mettere in rete cultura, turismo e grandi eventi?

La risposta non è difficile da immaginare.

La Sicilia possiede luoghi straordinari, ma soprattutto possiede persone capaci di trasformarli in esperienze.
Il Mish Mash ha dimostrato che la bellezza di un luogo può incontrare la musica contemporanea, che la cultura può diventare attrattore e che un progetto nato dalla passione può acquisire, nel tempo, una dimensione molto più grande di quella iniziale.

Dieci anni dopo, dunque, non si festeggia soltanto un festival. Si festeggia un’idea.
L’idea che in Sicilia si possa costruire qualcosa di ambizioso senza aspettare che siano sempre altri a farlo.
L’idea che i giovani possano essere protagonisti e non semplicemente destinatari delle politiche culturali.
E l’idea, forse ancora più importante, che investire nella cultura significhi investire nella possibilità di immaginare il futuro.

Il Mish Mash chiude la sua decima edizione lasciando dietro di sé numeri importanti, ricordi, musica e migliaia di persone.

Ma soprattutto, lascia una domanda che vale per tutta la Sicilia:

quanti altri sogni potrebbero diventare realtà, se a chi ha il coraggio di coltivarli venisse dato lo spazio per farlo?

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