Proseguono le indagini sulla morte del giovane barcellonese di 33 anni, trovato senza vita nella notte all’interno della propria cella nel carcere “Vittorio Madia”. La Procura della Repubblica ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita il prossimo 4 agosto, affidando l’incarico al medico legale, mentre sono stati richiesti anche il sequestro delle cartelle cliniche e delle immagini del sistema di videosorveglianza della struttura penitenziaria.
Secondo una prima ricostruzione investigativa, l’ipotesi al vaglio sarebbe quella di un gesto volontario. Tuttavia, i familiari del giovane, attraverso il loro legale, l’avvocato Gaetano Pino, chiedono che vengano effettuati tutti gli accertamenti necessari per verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità di terzi.
A 24live, l’avvocato Pino spiega le ragioni della richiesta di approfondimento investigativo e richiama l’attenzione sul dovere dello Stato di garantire la sicurezza e la tutela delle persone detenute.
Avvocato Pino, qual è il primo pensiero dopo questa tragedia?
«La tragedia avvenuta impone una riflessione profonda. Innanzitutto perché ha perso la vita un giovane uomo, ma anche per il rispetto dovuto ai suoi familiari e a tutti i detenuti. Quando una persona si trova all’interno di una struttura carceraria è affidata integralmente allo Stato, che assume il dovere di garantirne la tutela e l’incolumità.»
Perché avete chiesto ulteriori accertamenti?
«Abbiamo ritenuto necessario chiedere immediatamente tutti gli approfondimenti investigativi possibili. Per questo è stata richiesta l’autopsia, il sequestro delle cartelle cliniche e delle registrazioni del sistema di videosorveglianza. Si tratta di attività indispensabili per ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare se vi siano eventuali responsabilità di altri soggetti.»
Quali sono, secondo lei, gli obblighi dell’Amministrazione penitenziaria?
«L’Amministrazione ha il dovere di curare il benessere psicofisico delle detenute e dei detenuti, assicurando loro protezione e assistenza, soprattutto quando esistono situazioni particolari che richiedono maggiore attenzione. Quando questi principi non vengono rispettati con il necessario scrupolo, le conseguenze possono diventare drammatiche.»
Ritiene che questa vicenda possa avere risvolti giudiziari?
«Sarà l’Autorità Giudiziaria ad accertarlo. La Procura si è attivata tempestivamente proprio per verificare se esistano responsabilità di terzi che abbiano contribuito al verificarsi dell’evento. È un passaggio doveroso, non soltanto nei confronti della famiglia del giovane, ma anche nell’interesse della collettività.»
Perché è così importante accertare ogni aspetto della vicenda?
«Perché un ragazzo di 33 anni non può perdere la vita mentre si trova sotto la custodia dello Stato senza che venga chiarito ogni elemento. L’obiettivo delle indagini non è soltanto individuare eventuali responsabilità, ma anche evitare che episodi simili possano ripetersi in futuro.»
Qual è il messaggio finale che sente di rivolgere alle istituzioni?
«Le persone detenute rappresentano una delle categorie più vulnerabili della nostra società. Lo Stato deve garantire loro, sempre, la massima tutela e tutte le garanzie previste dalla Costituzione. È un principio di civiltà giuridica che non può mai essere messo in discussione.»
Le indagini
Il pubblico ministero Emanuela Scali, della Procura della Repubblica, ha disposto l’esame autoptico, affidando l’incarico alla dottoressa Elvira Ventura Spagnolo, medico legale, per accertare le cause del decesso e verificare ogni eventuale profilo di responsabilità. L’autopsia è stata fissata per il 4 agosto.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti richiesti dalla difesa dei familiari, che comprendono l’acquisizione della documentazione sanitaria e delle immagini registrate all’interno della struttura penitenziaria. Gli esiti degli accertamenti medico-legali e investigativi saranno determinanti per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti.














