Il Tribunale del Riesame di Messina ha nuovamente disposto la scarcerazione e la remissione in libertà senza nessun obbligo per i barcellonesi Salvatore Bucolo, 35 anni, e Giovanni Crinò detto “Roccia”, 40, entrambi condannati appena un mese fa come presunti responsabili dell’omicidio di Giovanni Perdichizzi, avvenuto il giorno di Capodanno del 2013.
La scarcerazione è avvenuta a seguito dell’accoglimento del ricorso dei difensori, avvocati Filippo Barbera, Pinuccio Calabrò e Tino Celi.
La ricostruzione dell’omicidio da parte degli inquirenti
Sulla base delle dichiarazioni di numerosi “pentiti”, Bucolo e Crinò erano stati individuati dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina come i killers che, la sera di capodanno 2013, avevano freddato, all’interno di un bar della zona di Sant’Antonio, l’allora boss della zona di San Giovanni a Barcellona, Giovanni Perdichizzi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due, a bordo di uno scooter di grossa cilindrata poi trovato carbonizzato in una campagna di Protonotaro, avevano raggiunto il bar dove Perdichizzi stava festeggiando il Capodanno. Lì uno dei due (Bucolo, secondo l’accusa), aveva fatto irruzione nel locale imbracciando una lupara, freddando con due colpi da distanza ravvicinata il boss emergente, colpevole, secondo le indagini, di avere perso di affidabilità agli occhi della cupola, soprattutto nella spartizione dei proventi delle estorsioni.
La vicenda processuale
Il delitto era rimasto irrisolto fino a poco tempo fa. Poi, grazie soprattutto al racconto di alcuni collaboratori di giustizia, Bucolo e Crinò erano stati ritenuti gravemente indiziati di appartenere al commando di fuoco e quindi arrestati nel gennaio dello scorso anno.
Tuttavia, dopo il primo ricorso della difesa, per Crinò, difeso dall’Avv. Tino Celi, era scattata la scarcerazione per mancanza di indizi sufficienti. Bucolo, invece, difeso dagli Avvocati Barbera e Calabrò, dopo una prima conferma della carcerazione, aveva ottenuto l’annullamento della misura dalla Cassazione, che aveva ordinato un nuovo esame degli atti da parte del Tribunale del Riesame, che aveva poi disposto, a gennaio di quest’anno, la totale scarcerazione del Bucolo per mancanza di esigenze cautelari.
Nel frattempo il processo, celebrato con rito abbreviato, è andato avanti. Fino a quando, il 29 aprile scorso, il Gip di Messina Ornella Pastore aveva condannato entrambi a 30 anni di reclusione (condanna non definitiva), riconoscendoli colpevoli di omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso e di porto d’armi da fuoco.
Subito dopo, su richiesta della DDA, lo stesso Giudice per le indagini preliminari aveva ordinato l’arresto dei condannati, ritenendo in particolare che vi fossero sia pericoli di reiterazione del reato sia il rischio di fuga del Bucolo, già da mesi a piede libero.
Le difese però hanno impugnato la decisione, ottenendo l’annullamento dell’arresto.














