Terme V.: ancora caos in Consiglio, le note dell’opposizione di fatto

- Terme Vigliatore, Politica, Provincia

Continua il caos politico e la tensione in Consiglio comunale a Terme Vigliatore, dove il sindaco Bartolo Cipriano è ora attaccato duramente dall’opposizione, secondo la quale “avrebbe ormai perso la maggioranza numerica in aula, ma riesce comunque a portare a casa due atti fondamentali grazie al senso di responsabilità mostrato da parte delle opposizioni”.

I documenti approvati e “il senso di responsabilità dei consiglieri”

Ad accendere il dibattito sono stati il Documento unico di programmazione e l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, approvati nonostante le forti contestazioni sollevate in aula sui tempi, sulle procedure e sulla documentazione trasmessa ai consiglieri. Decisiva, infatti, la scelta del consigliere indipendente Chiara Raissa Crisafulli, del capogruppo Giovanni Zanghì e dell’assessore d’opposizione Domenico Feminò di restare in aula e astenersi, consentendo così il via libera agli atti, pur in assenza dei numeri della maggioranza.

Una scelta motivata apertamente con la necessità di evitare ripercussioni sui lavoratori ASU, che attendono da quasi trent’anni il percorso di stabilizzazione. Proprio dalle opposizioni è arrivato l’invito al sindaco Cipriano “a procedere senza tentennamenti alla stabilizzazione degli ASU”, senza più “alibi politici”.

Durissimo, però, il giudizio sul metodo seguito dall’amministrazione. Nel documento letto in aula si parla di una convocazione del Consiglio “avvenuta senza alcuna preventiva condivisione di data e orario, in contrasto con i principi di leale collaborazione istituzionale e di pieno esercizio del mandato consiliare”.

Nel mirino anche il presidente del Consiglio comunale, richiamato al suo ruolo “super partes, a tutela dell’intero consesso e non della sola maggioranza”, mentre viene denunciato come “i documenti sottoposti all’esame del Consiglio appaiono carenti sotto il profilo istruttorio, lacunosi nei contenuti e privi di pareri obbligatori previsti dall’art. 239 del TUEL”.

Secondo quanto emerso nel corso della seduta, i consiglieri avrebbero avuto pochissimo tempo per esaminare gli atti finanziari relativi al dissesto dell’ente. “Per quanto mi riguarda, con estrema franchezza, non sono nelle condizioni di farlo: i tempi ristretti e la documentazione così come trasmessa non lo consentono”, si legge ancora nell’intervento di Crisfulli, dove viene evidenziato il rischio “che si stia discutendo – e peggio ancora approvando – un documento che nessuno ha realmente avuto il tempo di conoscere nel merito”.

Nonostante le forti perplessità, l’opposizione ha deciso di non far mancare il numero legale, scegliendo l’astensione “esclusivamente per senso di responsabilità istituzionale”, soprattutto “con riferimento alla delicata posizione dei lavoratori LSU, che da anni attendono un percorso di stabilizzazione”.

La seduta pare quindi certificare un quadro politico sempre più fragile per l’amministrazione Cipriano. L’approvazione degli atti finanziari è arrivata solo grazie alla disponibilità di esponenti non appartenenti alla maggioranza, mentre dalle varie anime dell’opposizione è arrivato un messaggio chiaro: adesso il sindaco dovrà accelerare sul percorso di stabilizzazione degli ASU, senza ulteriori rinvii.

L’intervento dell’Assessore Domenico Feminò

L’assessore “di opposizione”, come definito da Giambò di recente, ha definito il precariato storico degli ASU come il frutto di “una politica anacronistica” che “si cibava della speranza altrui”, sottolineando come oggi l’obiettivo prioritario, condiviso da maggioranza e opposizione, debba essere “la stabilizzazione definitiva dei lavoratori precari” dopo quasi trent’anni di attesa.

Feminò ha evidenziato che l’approvazione del DUP e dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato rappresentava “un passaggio obbligato” per consentire agli uffici di procedere con le assunzioni, ribadendo che “non possiamo permettere che i tempi della politica o eventuali divergenze interne rallentino il percorso di dignità lavorativa che queste persone attendono da circa 30 anni”.

Pur criticando il mancato confronto preventivo sulle proposte in discussione, Feminò ha motivato la sua astensione come una scelta compiuta “per i lavoratori, per le loro famiglie e per dare certezze al futuro dell’Ente”.