Dal racket al coraggio di denunciare: una testimonianza che insegna ai giovani a non restare in silenzio
Martedì 10 marzo 2026 tutti gli alunni delle classi terze dei plessi di scuola secondaria “Foscolo” e “Portosalvo” hanno incontrato, presso l’aula immersiva dell’Istituto Comprensivo “Foscolo”, la dott.ssa Sofia Capizzi, presidente dell’associazione antiracket “Liberi Tutti” di Barcellona Pozzo di Gotto. I momenti di approfondimento della tematica, programmati nell’ambito del “Progetto Legalità” coordinato dalla prof.ssa Michaela Munafò, sono stati però intenzionalmente tre consecutivi nel corso della mattinata – più un quarto per il plesso “Merì” – per ridurre il numero dei presenti e creare un clima più proficuo all’interazione. Simile comunque l’andamento di ogni singolo incontro con le classi, durante il quale la presidente di “Liberi Tutti” ha saputo creare un clima di attenzione e curiosità.
A conclusione, non ancora soddisfatte delle risposte emerse, due studentesse della classe 3 D del plesso “Foscolo” si sono soffermate ad intervistare la dott.ssa Capizzi, impegnata da anni nella lotta contro il racket e fondatrice dell’associazione, per capire cosa significhi davvero dire “no” al pizzo. Per comprendere vale il silenzio e quanto costa, invece, avere il coraggio di parlare.
Nel cuore di una realtà che spesso resta nascosta, tra paura e omertà, si muove infatti una battaglia quotidiana fatta di scelte difficili e responsabilità. “La paura divide, ma quando si condivide diventa coraggio”: questo è il messaggio emerso.
Ci sono parole che sembrano lontane dalla nostra vita: racket, pizzo, omertà. Eppure sono realtà concrete, che influenzano la vita di molte persone. Attraverso questa intervista emerge come la legalità non sia solo un principio, ma una scelta quotidiana.
Dott.ssa Capizzi, c’è un momento preciso in cui la paura ha smesso di essere un limite ed è diventata una spinta all’azione contro il racket?
Sì, esiste un momento: quando la paura viene condivisa con altre persone. In quel momento non ci si sente più soli e si è pronti ad affrontare anche le minacce.
Molti commercianti dicono: “Se denuncio, resto solo”. Come ha rotto questo muro di solitudine?
Non è così, anzi è il contrario. Oggi denunciare conviene proprio perché non si è più soli: accanto ci sono altri imprenditori e associazioni che hanno già affrontato questa battaglia. La denuncia diventa così un’azione condivisa: insieme si può.
Qual è la sfida più grande per una donna in un mondo, quello del racket e della lotta alla criminalità, spesso dominato da codici maschili e patriarcali?
In passato le donne venivano considerate inferiori e spesso escluse. In realtà sono una risorsa: hanno capacità organizzative e una forte determinazione nel difendere ciò che amano, come la famiglia e il proprio lavoro.
Cosa risponde a chi dice che il pizzo è una tassa come le altre per stare tranquilli?
Non è assolutamente una tassa. Le tasse servono a ottenere servizi; il pizzo, invece, è un pagamento che finanzia la criminalità e mette in difficoltà chi lavora onestamente.
Cosa le dà la speranza per continuare dopo tanti anni di battaglie contro l’omertà?
Il fatto che il tempo non è passato invano. I cambiamenti ci sono stati, a volte più evidenti, a volte meno, ma qualcosa è migliorato. Vale sempre la pena scegliere da che parte stare.
Ritiene di aver raggiunto un passo verso la consapevolezza?
R: Sì, assolutamente.
Che messaggio vorrebbe lanciare a noi ragazzi?
La paura è enorme quando si è soli. Per questo è fondamentale condividerla e chiedere aiuto. Quando si è insieme, la paura lascia spazio al coraggio. Ricordatelo sempre: insieme si può, da soli no. E ricordate: “Il silenzio protegge la criminalità, il Coraggio protegge la libertà.”
Alla fine dell’intervista la dottoressa Capizzi, insomma, ha lanciato un messaggio che riguarda proprio i giovani. Il futuro dipende, infatti, anche dalle scelte dei ragazzi di oggi. Informarsi, sviluppare senso critico e non accettare le ingiustizie sono i primi passi per costruire una società più libera.
E questo incontro, per quanto ci riguarda, ci ha fatto comprendere come la legalità non sia solo una parola che si studia nei manuali scolastici, ma una responsabilità che riguarda tutti noi, ogni giorno.
























