Svolta nel caso giudiziario che ha coinvolto il giornalista Enzo Basso, fondatore dello storico settimanale “Centonove”. La quinta sezione della Corte Suprema di Cassazione ha annullato senza rinvio sia la sentenza di secondo grado sia quella di primo grado, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Messina per un nuovo corso del procedimento.
Una decisione netta, destinata a fare giurisprudenza, che di fatto azzera l’intero impianto processuale costruito negli ultimi anni.
Annullate le condanne: si riparte dall’inizio
La Cassazione non si è limitata a intervenire sulla sentenza d’appello, che aveva condannato Basso a 4 anni e 4 mesi per bancarotta documentale, ma ha cancellato alla radice anche il primo grado. Un passaggio raro, che riporta la vicenda giudiziaria al punto di partenza.
“Si riparte da zero, da prima ancora dell’arresto, che a nostro avviso non aveva i presupposti”, ha spiegato l’avvocato Andrea Calderone, difensore del giornalista.
L’arresto nel 2017 e la chiusura di “Centonove”
La vicenda risale al 28 ottobre 2017, quando Enzo Basso fu arrestato all’alba su disposizione della Procura di Messina, allora guidata da Maurizio De Lucia. Il giornalista trascorse sei mesi agli arresti domiciliari.
Tra le conseguenze più rilevanti dell’inchiesta ci fu la chiusura del settimanale “Centonove”, dopo 25 anni di attività, e la cessione del ramo d’azienda 109press, società pioniera nel settore delle rassegne stampa telematiche nel Sud Italia.
Le contestazioni sui bilanci e i fondi all’editoria
Al centro dell’indagine vi erano presunte irregolarità contabili, tra cui un credito indicato in bilancio per oltre 300mila euro. Tuttavia, nel corso del procedimento, diversi elementi sono stati ridimensionati o smentiti: la cifra corretta sarebbe stata inferiore e alcune poste, come il credito d’imposta, risultavano regolarmente certificate.
Sotto la lente anche la richiesta di fondi pubblici per l’editoria da parte della cooperativa Kimon, partecipata da Editoriale Centonove. Secondo la difesa, la presenza di una società a responsabilità limitata tra i soci era pienamente conforme alle norme del codice civile.
Nuovo processo a Messina e sviluppi futuri
Dopo nove anni, la decisione della Cassazione riapre completamente il caso. Gli atti tornano ora al Tribunale di Messina, dove il procedimento dovrà essere riesaminato.
Nel frattempo, lo stesso Basso ha presentato una denuncia a Reggio Calabria nei confronti del pubblico ministero che avviò l’inchiesta, segnalando possibili profili di incompatibilità legati a precedenti querele presentate da familiari del magistrato.
La vicenda resta dunque aperta e destinata a nuovi sviluppi, con possibili ripercussioni non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello dell’editoria locale e della libertà di stampa.


















