Ci sono persone che non fanno rumore, ma lasciano segni. Non occupano titoli nazionali, non cercano visibilità, eppure tengono insieme pezzi di memoria che rischierebbero di andare perduti. Bernardo Dell’Aglio è una di queste persone. La scelta di raccontare la sua storia nasce dal desiderio di capire cosa significhi, oggi, prendersi cura di una città senza aspettare che lo facciano altri. Non da spettatori, ma da cittadini. Presidente dell’associazione culturale Genius Loci, Dell’Aglio da quasi vent’anni lavora per far conoscere e valorizzare i beni culturali, storici e artistici di Barcellona Pozzo di Gotto. Lo fa con un’idea precisa: la cultura non è qualcosa di lontano o riservato a pochi, ma un esercizio quotidiano di attenzione. Raccontare la sua esperienza significa riflettere su quanto sia importante mantenere sempre lo sguardo sulla propria città e impegnarsi per valorizzarla. Conoscere una città significa imparare a guardarla, a rispettarla e a non restare indifferenti davanti a ciò che racconta. È da questa idea semplice ma impegnativa che nasce, nel 2007, l’associazione Genius Loci, fondata e guidata da Bernardo Dell’Aglio, con l’obiettivo di tutelare e trasmettere un patrimonio fatto non solo di monumenti, ma anche di storie e persone. L’idea prende forma in un periodo in cui, come racconta, il bene comune era spesso trascurato. Da lì la scelta di costruire, poco alla volta, un gruppo impegnato a custodire la memoria del territorio e dei suoi protagonisti.
Perché nel 2007 ha deciso di fondare l’associazione Genius Loci?
“L’idea mi è venuta quasi vent’anni fa perché vedevo che il bene comune, soprattutto quello culturale, era disattenzionato. Ho sentito il bisogno di creare un gruppo che si occupasse della nostra storia e dei nostri beni culturali. È stato un percorso costruito con il tempo, ma sempre con grande convinzione”.
A chi era rivolta, fin dall’inizio, questa esperienza?
“Era pensata soprattutto per i giovani. L’obiettivo era lasciare un testimone di conoscenza alle nuove generazioni. Nei primi dieci anni molte scuole ci chiamavano per visite guidate gratuite davanti ai beni culturali. Negli ultimi anni questo interesse si è perso, e per me è un grande dispiacere”.
Per Dell’Aglio, la conoscenza della bellezza deve iniziare presto, quando si è ancora bambini, perché solo così può trasformarsi in senso civico e responsabilità.
Perché è così importante conoscere il proprio territorio fin da piccoli?
“Perchè crescendo si sviluppa una sensibilità che rimane per tutta la vita. Conoscere la bellezza aiuta a costruire un senso civico e culturale. È qualcosa che poi puoi trasmettere ai tuoi figli o ai tuoi alunni, se un giorno insegnerai”.
Tra le iniziative più visibili di Genius Loci ci sono i pannelli culturali informativi, collocati davanti ai principali beni storici della città. Qual è il significato di questi pannelli culturali?
“Servono a riportare le persone nella città reale. Fermarsi davanti a un monumento, leggere, osservare. Non fare tutto in modo virtuale o sui social, ma vivere i luoghi dal vivo”.
Il discorso sulla memoria porta ai nomi di chi ha lasciato un segno profondo nella storia culturale della città. Ci racconta alcuni “geni loci” che i giovani dovrebbero conoscere? “
Il primo è Michele Stilo, regista teatrale che negli anni Sessanta riportò in vita il Teatro Greco di Tindari dopo duemila anni di abbandono. Grazie a lui quel luogo ebbe una seconda giovinezza”.
Un altro nome importante?
“Emilio Isgrò, artista di fama internazionale, noto per la cancellatura. Nonostante il successo mondiale, è rimasto una persona modesta e profondamente legata alla sua città”.
E il terzo personaggio?
“Il dottor Francesco De Francesco, morto di Covid mentre aiutava i colleghi del pronto soccorso, pur essendo in pensione. È anche l’autore della fontana dei due fiumi in piazza Duomo”.
Il tema della memoria si intreccia inevitabilmente con quello dell’informazione e con il ricordo di Giuseppe Puliafito. Che tipo di persona era Giuseppe Puliafito?
“Era una persona perbene, con un animo d’oro ed era un visionario. Ha saputo capire i cambiamenti della società e ha creato un’informazione seria e indipendente”.
Perché il suo lavoro è stato così importante?
“Perché ha costruito una fonte di informazione libera in un periodo difficile per il giornalismo. Aveva capito che non bastava più raccontare, bisognava anche trovare nuovi linguaggi”.
Tra i simboli dell’associazione c’è la mattonella Genius Loci, consegnata a chi opera per la collettività. Che valore ha la mattonella Genius Loci?
“È un piccolo segno simbolico che esiste dal 2007 e riporta il logo di Genius Loci, ispirato alla grotta di Santa Venera. È realizzata in terracotta da un artista locale e viene consegnata, di tanto in tanto, a quelli che noi chiamiamo “geni loci”, cioè persone e associazioni che si muovono nell’interesse degli altri. Negli anni l’abbiamo dedicata, ad esempio, ai medici dopo il Covid, ad artisti del teatro amatoriale e oggi al mondo del volontariato. Serve a dare visibilità a chi fa del bene spesso in silenzio, nell’anonimato, senza cercare riconoscimenti”.
Alla fine mi resta una domanda. Cosa possono fare i ragazzi per aiutare la propria città?
“Leggere, studiare, ascoltare i nonni, non essere indifferenti. Partecipare, confrontarsi con gli altri”.
Raccontare questa storia non è celebrare una persona, ma mettere a fuoco un’idea chiara di cittadinanza. La cultura, come l’informazione, non è qualcosa che si consuma velocemente: richiede tempo e attenzione. Se viene trascurata, lascia vuoti. Se viene coltivata, anche con gesti piccoli e silenziosi, può diventare un modo per tenere insieme la nostra comunità. La memoria non è nostalgia e l’impegno non è eroismo. Sono scelte quotidiane. Non serve fare grandi cose per prendersi cura di una città, ma smettere di voltarsi dall’altra parte. E lo si può fare anche da piccoli.















