The Drama – Un segreto è per sempre, ultima uscita di I Wonder Pictures, è al cinema in Italia da oggi 1 aprile. Questa sorprendente “commedia romantica”, prodotta da A24 e diretta da Kristoffer Borgli, vede come protagonisti due volti molto noti del cinema contemporaneo, Zendaya e Robert Pattinson, arrivati insieme al regista a Roma per presentare il film.
I protagonisti sono Emma e Charlie, una coppia consolidata che, nel pieno dei preparativi per un matrimonio da favola, viene destabilizzata dalla scoperta di un segreto, che mette in discussione certezze, equilibri e promesse.
LA RECENSIONE
L’inizio della pellicola mostra come l’incontro e la costruzione della loro storia d’amore sia standard, totalmente usuale e quasi cliché, in modo da far capire allo spettatore cosa rappresenta il punto di svolta della narrazione, e della relazione, per loro.
Dal momento in cui Emma svela il fantomatico segreto il linguaggio del film cambia e si allontana sempre di più dalla commedia romantica per avvicinarsi a un racconto più sfaccettato e introspettivo della società. La regia gioca un ruolo fondamentale nel mostrare questo cambiamento e riesce a rappresentare, all’interno di poche ambientazioni, i veri pensieri dei personaggi, non filtrati da quello che si sentono di dover fare e dire.
Il punto debole del film è forse proprio quella che doveva essere la svolta: la confessione di Emma, infatti, serve solo da strumento narrativo e non è ampliata abbastanza in tutte le sue articolazioni sociali. Inoltre è molto lontano dal punto di vista degli spettatori non americani che non hanno quella mentalità e che non possono nemmeno capirne del tutto le implicazioni essendo totalmente estranei al tipo di situazione.
Tuttavia, è molto interessante vedere come Borgli cerchi di mostrare la realtà delle relazioni, la consapevolezza che quella che è forse la paura più grande, ovvero il non conoscere a pieno il proprio compagno di vita, è molto spesso inevitabile al giorno d’oggi. Analizza quindi la società odierna che è costituita di maschere, di soggetti assimilati, di finta perfezione. Apparenza che, come quella delle coppie che vengono presentate nel film, è spesso impossibile da smascherare anche nei contesti più intimi, anche se si tratta della persona che ami.
Il momento della cena, ovvero quello in cui vengono rivelati i segreti più oscuri dei protagonisti, è forse il più emblematico per quanto riguarda il contesto sociale che fa da cornice al film. Circondati dal lusso di un ristorante forse troppo perfetto e costoso, la patina dorata dei personaggi si scioglie e mostra la loro vera essenza, tramite l’alcool che è usato proprio per inibirne i sensi e, di conseguenza, far vacillare la loro maschera. Entriamo, anche grazie all’impeccabile regia, nel loro vero mondo e nella loro introspezione riuscendo a capire anche meglio le dinamiche che si innescano all’interno delle loro relazioni.
Viene mostrata anche l’ipocrisia di coloro che appartengono a quel ceto sociale, e soprattutto ci sono cresciuti, e ritengono di essere moralmente superiori. Sembra che le loro azioni meschine siano comunque migliori di quelle degli altri e non provano nemmeno a comprenderne le ragioni, come vediamo benissimo nel personaggio di Alana Haim. La contrapposizione tra Rachel ed Emma apre anche uno spunto di riflessione proprio su come colei che si sente superiore ha effettivamente agito in maniera scorretta e violenta, ma si sente comunque nella posizione di giudicare chi ha peccato semplicemente con il pensiero.
Charlie rappresenta l’americano medio che si trova a dover smontare tutte le sue convinzioni e a realizzare che forse nemmeno lui è tanto puro e perfetto come credeva di essere. Lo vediamo cedere alla pressione della vita che si era costruito e che non si rivela essere come lui credeva, si ossessiona al punto di, anche lui, agire in maniera scorretta.
Il personaggio di Emma non è sviluppato come poteva esserlo, si entra poco nella sua interiorità, ma per quello che ci è mostrato rappresenta proprio l’oggetto del giudizio e del pregiudizio che caratterizza questa generazione e società. Da ragazzina non esteticamente bella, bullizzata e probabilmente, anche se il film non ce lo mostra, vittima di razzismo è la preda perfetta per quella mentalità ed è anche giuducata moralmente inferiore a posteriori, in un modo che all’americana standard e borghese non sarebbe mai successo.
La relazione tra i due è perfettamente incorniciata in quella che è la società, la vediamo sgretolarsi lentamente, insieme alle loro maschere, e forse mutare in abitudine. Continuano a ripetersi che si amano e che il loro rapporto può uscirne intatto mentre in realtà pensano ossessivamente a ciò che ha rovinato la loro apparente quiete. Ci si interroga su come e quanto un rapporto possa sopravvivere a quella che è la vera sostanza delle persone e, spoiler, attraverso il finale il regista lo lascia decidere al pubblico.
















