Sei donne per sei storie: Ostaggio, Omertà, Botte, Coma, Acido e Incesto. Sei storie al centro del dramma in due atti “La sala d’attesa” di Stefania De Ruvo, andato in scena ieri sera al teatro “Vittorio Currò” dell’oratorio salesiano per la regia di Tiziana Turrisi.
L’opera teatrale è strutturata in dialoghi e monologhi che riguardano sei donne (Rosalia Lanza, Nina Mazza, Ada Di Paola, Zina Giglio, Emma Foti e Norma Alosi), accomunate dall’essere state vittime di violenze, di cui hanno perso la memoria. L’incontro avviene in una sala d’attesa, una sorta di limbo, dove ognuna di loro aspetta qualcosa di diverso in un tempo effimero, che lascia gli spettatori sospesi in attesa di chissà quale evento. Piano piano, però, la matassa si dipana con il recupero dei ricordi che, attraverso il racconto delle singole storie, farà comprendere una lezione profonda dall’esperienza di vita appena conclusa e che, nel contempo, farà raggiungere il traguardo di superare i loro drammi interiori e finalmente lasciare la sala d’attesa.
Grazie alle singole storie anche gli spettatori hanno potuto riflettere su un aspetto fondamentale della violenza di genere: essa spesso si consuma con dinamiche simili, avendo come complice una società, che quasi sempre trasforma le vittime in carnefici, giustificando con pregiudizi atavici gli atti di prepotenza e sopraffazione perpetrati dagli uomini. Il commento finale di una bambina, prima della chiusura del sipario, è la voce delle nuove generazioni, in cui qualcosa sta fortunatamente cambiando. Prima del congedo le sei attrici ritornano in scena, tra gli applausi del pubblico, con dei cartelloni, le cui lettere compongono la parola “Basta”. Un grido silenzioso, lanciato proprio in occasione della festa delle donne, contro femminicidi, stupri e violenze domestiche.






















