L’ultimo capitolo della saga horror che, dal 1996, è parte della cultura popolare da trent’anni è al cinema dal 25 febbraio 2026. Scream 7 deve adempiere all’arduo compito di continuare questa eredità e tenta di farlo proprio tornando alle origini, riportando il vero volto del franchise, Sidney Prescott, al centro della narrazione.
Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott (Neve Campbell) ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia (Isabel May). Decisa a proteggere ciò che ama, Sidney dovrà riaprire le porte del suo passato e affrontare, una volta per tutte, l’orrore che pensava di aver lasciato alle spalle.
La scena che apre il film racchiude la chiave di lettura del film: la violenza e il trauma che diventano mainstream e qualcosa su cui lucrare. La casa più iconica dell’universo di Scream diventa un parco giochi degli orrori dove si può andare a testare la propria conoscenza dell’universo horror, Ghostface è un androide che si serve di sensori di movimento per spaventare i turisti del terrore (almeno inzialmente). Questa tematica ritorna anche negli abitanti della nuova cittadina che diventa lo sfondo del lungometraggio che sono ossessionati dal true crime e venerano la protagonista, in una chiara rappresentazione dei fan della saga.
Il punto emotivo del film è il tanto atteso ritorno di Sydney Prescott, la cui assenza nello scorso capitolo aveva fatto molto discutere i fan, che adesso vive in un paesino con marito poliziotto e figli in una normalità instabile e incerta. Già prima del ritorno della violenza nelle sua vita, infatti, vediamo come lo strascico del suo vissuto la condiziona in tutti gli ambiti della sua vita.
Il rapporto con la figlia è uno dei punti focali del lungometraggio che la raffigura come erede designata della madre, sin dalla prima scena con la citazione all’iconica scena della finestra. Le due figure rappresentano le due generazioni che sono il passato e il presente della saga, ma che vanno di pari passo anche con quella che è stata l’evoluzione che ha portato Scream a non invecchiare mai.
Nel passato che torna a infestare la vita di Sydney troviamo l’elemento di nostalgia su cui è costruito quest’ultimo capitolo. Dopo il tentativo di cambiare rotta degli ultimi film, Kevin Williamson decide di tornare alle origini puntando sul ritorno di volti storici e atmosfere cupe. Prende ispirazione proprio dal primo film riportando inanzitutto l’atmosfera di provincia, più intima e claustrofobica, richiamando apertamente i classici slasher anni ’90.
Il volto di Ghostface oltre ad essere narrativamente importante per la protagonista e la necessità di rivivere i suoi traumi, è anche fondamentale per il pubblico e suggerisce un capitolo fortemente meta-narrativo, in linea con la tradizione del franchise. La saga di Ghostface ha sempre giocato con le regole del genere, ma qui sembra volerle anche omaggiare con maggiore rispetto, quasi abbracciandole senza ironia eccessiva.
L’innovazione è infatti l’altra faccia della medaglia di questo spirito nostalgico e continua a mostrare l’evoluzione della società, ma anche e soprattutto della tecnologia. L’espediente dell’intelligenza artificiale, anche se non è stata usata al massimo della sua potenzialità, è interessante poichè da un lato incorpora la paura odierna di cadere trappola delle manipolazioni digitali e dall’altro canto fa riflettere sulla riproducibilità del cinema in un epoca in cui tutto torna.
il film è sicuramente gobile, soprattutto grazie alle uccisioni spettacolari che non mancano mai e il ritmo incalzante che ti fa rimanere attaccato allo schermo. Tuttavia, non mancano le fragilità e la sensazione che siè forse cercato di giocare troppo sulla nostalgia e sulla stabilità del franchise e troppo poco sulla novità e sulla trama.
La svolta finale, poi, elemento fondamentale in una saga costruita sui twist e sulle rivelazioni spiazzanti, appare poco convincente. È funzionale alla trama e coerente con il meccanismo del racconto, ma non riesce a lasciare un segno forte nella memoria dello spettatore, mancando di quell’effetto shock o di quella brillantezza meta che in passato aveva fatto la differenza.
Nel complesso, Scream 7 funziona come spettacolo slasher moderno: intrattiene e rispetta le coordinate del franchise, puntando forse anche troppo sulla parte emotiva. Tuttavia, perde parte di quella forza narrativa capace, nei capitoli migliori, di unire tensione, ironia e riflessione in modo più incisivo.
















