Ci sono anni che non si limitano a scorrere.
Anni che incidono, che mettono alla prova, che costringono a fermarsi anche quando tutto intorno continua a muoversi.
Il nostro è stato uno di quegli anni.
Il 7 marzo, 24live è stata colpita da una perdita improvvisa e profonda: la scomparsa del direttore Giuseppe Puliafito. Con lui non se n’è andata solo una guida professionale, ma una voce, una visione, un modo di intendere il giornalismo come servizio autentico alla città. In quei giorni il nostro cuore si è fermato. Il silenzio è stato necessario, il dolore inevitabile.
Ma mentre il cuore rallentava, le notizie no.
La città non si è fermata.
E noi, pur feriti, abbiamo scelto di restare.
Decidere di scegliere tra noi un altro direttore responsabile in un momento così, non è stato un passaggio naturale, ma un atto di responsabilità. Un impegno preso non per ambizione, ma per continuità, rispetto e amore verso un progetto che Giuseppe ha contribuito a costruire e che oggi sentiamo il dovere di custodire e far crescere.
È stato un anno in cui vita e morte si sono intrecciate.
Un anno in cui abbiamo imparato che la resilienza non è una parola astratta, ma una pratica quotidiana.
Un anno in cui la perseveranza è diventata madre di un progetto che, contro ogni fragilità, ha continuato a camminare.
Non è stato tutto perfetto.
C’è stato un riassetto, momenti di assenza, qualche svista, inevitabili rallentamenti. Per questo sentiamo il bisogno di dire grazie a chi ha avuto la pazienza di aspettare, a chi ha compreso, a chi ha scelto di restare con noi anche quando eravamo meno presenti o meno pronti.
Grazie ai lettori, che ogni giorno danno senso al nostro lavoro.
Grazie agli sponsor, che hanno creduto nel progetto anche nei momenti più delicati.
Grazie a chi ci ha sostenuto in silenzio, a chi ha teso una mano, a chi ha incoraggiato senza chiedere nulla in cambio.
24live oggi è un progetto che ha sofferto, sì, ma che è cresciuto.
È una redazione che ha imparato a reggersi anche quando mancava il punto di riferimento più importante.
È una promessa rinnovata alla città: continuare a raccontarla con serietà, rispetto e presenza.
Andiamo avanti con consapevolezza, portando con noi ciò che siamo stati, ciò che abbiamo perso e ciò che stiamo diventando.
Con la certezza che il giornalismo, quando è fatto con coscienza, è anche un atto di cura. E per questa cura, il grazie più autentico è quello che ci permettiamo di scambiarci in redazione, per darci coraggio e spinta verso un 2026 che, speriamo, ci riservi un nuovo alito vitale.
Per la città.
Per la memoria.
Per il futuro.
Buon 2026 a tutti voi!














