“Il Maestro”, quarto film di Andrea Di Stefano e con protagonista Pierfrancesco Favino, arriverà nelle sale dal 13 novembre con Vision Distribution.
SINOSSI
Estate, fine anni Ottanta. Dopo anni di allenamenti duri e regole ferree, Felice, tredici anni e sulle spalle tutte le aspettative paterne, arriva finalmente ad affrontare i tornei nazionali di tennis. Per prepararlo al meglio, il padre lo affida al sedicente ex campione Raul Gatti, che vanta addirittura un ottavo di finale al Foro Italico. Di partita in partita, i due iniziano un viaggio lungo la costa italiana che, tra sconfitte, bugie e incontri bizzarri, porterà Felice a scoprire il sapore della libertà e Raul a intravedere la possibilità di un nuovo inizio. Tra i due nasce un legame inatteso, profondo, irripetibile. Come certe estati, che arrivano una volta sola e non tornano più
La sceneggiatura per “Il Maestro” è stata scritta nel 2006 dal regista Andrea Di Stefano, ispirato da uno squarcio della sua vita da ragazzo. È venuto alla luce solo nel momento in cui ha trovato in Pierfrancesco Favino il suo Raul Gatti, ha dichiarato in conferenza, mentre stavano girando “L’ultima notte d’amore“.
Nel cast troviamo anche il giovane Tiziano Menichelli, che interpreta Felice, insieme a Giovanni Ludeno, Dora Romano e Valentina Bellè, Astrid Meloni, Chiara Bassermann, Paolo Briguglia, Roberto Zibetti e con Edwige Fenech.
Il lungometraggio racconta una storia che si serve del tennis, ma non vuole essere una cronaca delle vittorie sportive o un racconto della formazione del giovane protagonista. Non si pone come un film che vuole insegnare qualcosa, ma come un film che racconta dei personaggi reali, nudi, che sbagliano e non sono in grado di trovare una soluzione, che sono imprigionati in dei ruoli che gli sono imposti e che vogliono solo liberasi di queste gabbie.
Tra i due protagonisti si crea un legame profondo, quasi istintivo, in cui i ruoli si confondono: il più giovane sembra avere una maturità che lo frena più che guidarlo. Vive sospeso tra il desiderio di crescere e la paura di farlo, incapace di affrontare fino in fondo il rischio, nello sport come nella vita. Di fronte a lui, il maestro incarna invece la libertà disordinata di chi ha sfidato le regole e pagato il prezzo delle proprie scelte. Il loro incontro diventa così una ricerca comune di equilibrio, mentre inseguono vittorie sportive e, insieme, il senso di un passato che continua a pesare sul presente.
Il racconto attraversa luoghi e tempi diversi, trasformando il tennis in un linguaggio universale, specchio di passioni e fallimenti. È scritto da chi conosce il campo da gioco, il silenzio prima del servizio, la fatica che resta anche quando la partita è finita. E, come la terra rossa che si infila ovunque, quell’esperienza continua ad accompagnare i protagonisti, anche molto dopo aver lasciato il campo.
“È l’imperfezione che ci salva. Sono felice che Raul non sia un vincente” ha affermato Favino in conferenza stampa “Io non mi sento un vincente. Avere l’opportunità di poter raccontare un personaggio così meravigliosamente simile a noi, che siamo molto più accomunati dalla possibilità di sbagliare e di essere imperfetti, mi ha dato l’opportunità di mostrare degli aspetti che mi somigliano molto di più di quanto si possa immaginare.“
Ha in questo modo racchiuso l’essenza del personaggio di Gatti, che è in realtà la cosa meglio riuscita e più perfetta di questo film. Il continuo sbagliare dei protagonisti, il loro essere, appunto, dei “perdenti”, è ciò che rende la pellicola degna di essere guardata. Di Stefano riesce a rendere le azioni dei protagonisti anche non del tutto scontate, se ti aspetti che ad un certo punto qualcuno in questo racconto inizi a vincere, ti stai sbagliando.
Il Maestro, presentato alla 82ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è prodotto da Indiana Production, Indigo Film e Vision Distribution, in collaborazione con Memo Films, in collaborazione con Sky, in collaborazione con Playtime.
