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Sciopero del 16 settembre 2025: i precari della giustizia in protesta. Il Presidente Orifici: “L’unica criticità è avere pochi addetti all’Ufficio del Processo”

Oggi, 16 settembre 2025, la Funzione Pubblica CGIL ha indetto uno sciopero nazionale del personale precario del Ministero della Giustizia, per denunciare l’insufficienza delle risorse stanziate per la stabilizzazione.

Il cuore della protesta riguarda gli oltre 11.946 lavoratori impiegati nell’Ufficio per il Processo (UPP), reclutati dal 2022 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Nonostante i risultati straordinari raggiunti – in termini di abbattimento dell’arretrato, riduzione dei tempi processuali e digitalizzazione delle procedure – i contratti scadranno il 30 giugno 2026, senza certezze sulla continuità.

I numeri nel distretto di Messina: un successo a rischio

Nei soli uffici giudiziari del distretto di Messina operano attualmente 256 lavoratori precari:

63 alla Corte d’Appello;

4 alla Procura Generale;

110 al Tribunale di Messina;

38 al Tribunale di Patti;

32 al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

I risultati sono stati eccezionali:

-88,6% di pendenze smaltite nel Tribunale di Messina (contenzioso civile, dati dicembre 2024 – Ministero della Giustizia).

Oltre -96% di arretrato eliminato nei Tribunali di Patti e di Barcellona Pozzo di Gotto.

Numeri che confermano l’impatto positivo del progetto: “forse il più riuscito del PNRR” per efficienza e innovazione.

La protesta: metà del personale rischia di restare fuori

A fronte di un investimento di 2,2 miliardi di euro, il Governo ha finora stanziato risorse per stabilizzare solo 3.000 unità, cui potrebbero aggiungersene altre 3.000 in finanziaria. Ciò significa che oltre la metà dei precari perderà il posto il 30 giugno 2026.

Un’uscita che metterebbe in crisi non solo i lavoratori coinvolti, ma anche il personale a tempo indeterminato già oberato dai carichi, con conseguenze gravi per la funzionalità del sistema giudiziario e per i cittadini in attesa di giustizia.

L’intervista al Presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto dott. Antonino Orifici

Sulla vicenda, ai microfoni di 24live, il dott. Antonino Orifici, presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

La figura del funzionario addetto all’Ufficio per il Processo ha influito fortemente sull’organizzazione dell’ufficio. ha esordito il Presidente OrificiI risultati sono sotto gli occhi di tutti: questo è un tribunale performante, uno dei pochissimi tribunali che, sotto il profilo del disposition time, di cui si parla tantissimo e della difficoltà di raggiungere questo obiettivo, lo ha raggiunto con congruo anticipo. Dagli ultimi dati che ho avuto modo di consultare attraverso le delibere del CSM, che hanno dato attuazione al decreto-legge 117 del 2025, questo risulta essere il terzo tribunale d’Italia per quanto riguarda il disposition time. Era una strada virtuosa iniziata anche prima, grazie a tutti i giudici che sono stati presenti in questo ufficio e, voglio sottolinearlo, grazie a chi mi ha preceduto in questa funzione, il dottor Giovanni De Marco, che ha dato un’impronta al Tribunale con una grandissima organizzazione.

Gli addetti all’Ufficio per il Processo ci hanno aiutato a incrementare le performance dell’ufficio e a raggiungere questi obiettivi. Ma non si tratta soltanto di una questione numerica: i funzionari addetti ci hanno indotto a cambiare anche il nostro modo di lavorare, perché ormai abbiamo acquisito l’abitudine di non lavorare più da soli, ma in équipe. Fermo restando che la decisione è sempre del giudice, che è colui che guarda le carte, le studia e decide, tutto ciò che sta prima e che sta dopo quella decisione è frutto anche del contributo fondamentale degli addetti all’Ufficio per il Processo.

Quest’ufficio, su decisione del dottor De Marco e poi confermata da me, ha utilizzato i funzionari soprattutto per il lavoro giurisdizionale. Loro svolgono attività di raccolta della giurisprudenza, di studio propedeutico del fascicolo da presentare al magistrato e di stesura delle bozze sulla base delle indicazioni fornite dal giudice che decide. Non abbiamo ritenuto opportuno che questi funzionari ricoprissero ruoli di cancelleria. La collaborazione con il giudice ha quindi dato vita a un nuovo modo di lavorare e a una nuova organizzazione degli uffici.

Il timore è che, se questi funzionari non verranno confermati, questa organizzazione verrà meno. La paura è che, essendoci ormai disabituati a lavorare come si faceva prima, tornare indietro comporti conseguenze catastrofiche per il sistema giustizia. Tutto quello che abbiamo guadagnato nel corso degli anni – grazie ai sacrifici di giudici, cancellieri e funzionari addetti all’Ufficio per il Processo – rischia di andare perso, e non solo per questo tribunale, ma per l’intero sistema Paese.

La criticità, forse, è che ne servirebbero ancora di più. Il problema è che saranno molti di meno: si parla di una stabilizzazione soltanto parziale, che però creerà un pregiudizio per l’organizzazione degli uffici così come l’abbiamo costruita e immaginata in questi anni.

Comprendo le difficoltà in cui la politica si trova a operare, le difficoltà economiche che il Paese vive e la necessità di reperire risorse. Un politico è credibile nel momento in cui accompagna le proprie parole con una progettazione concreta e con la capacità di intercettare risorse che consentano di dare attuazione alle decisioni prese. Comprendo la necessità di destinare risorse anche ad altri settori, come la difesa, ma non dobbiamo dimenticare che le riforme a costo zero raramente danno ottimi risultati. Per fare riforme serie occorre investire. Se è vero, come sempre si sostiene, che soprattutto la giustizia civile incide fortemente sul PIL di questo Paese, bisognerebbe scommettere sulla sua efficienza. Questo non solo migliorerebbe il sistema, ma farebbe crescere il PIL, evitando pregiudizi.

Si dice che la giustizia incida per 1-2 punti di PIL. Benissimo: allora investire sulla giustizia, anche attraverso i funzionari addetti all’Ufficio per il Processo, significa garantire che quell’1-2% di PIL non si perda ogni anno“.

L’intervento del Presidente ha offerto una lettura diretta dall’interno degli uffici giudiziari, con particolare riferimento al ruolo dell’Ufficio per il Processo nella lotta all’arretrato e alle prospettive di stabilizzazione del personale.

Perché la stabilizzazione è cruciale

La perdita del personale UPP rischierebbe di: far saltare i progressi nella digitalizzazione e nello smaltimento dei fascicoli; annullare i benefici per la riduzione dei tempi processuali; aggravare le 15.000 vacanze di organico previste entro il 2026 per effetto dei pensionamenti.

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