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“La Buona EduComunicazione”, l’intervista al Prof. Francesco Pira

Ieri pomeriggio, a Piazza S. Rocco (Calderà) si è tenuto l’evento “Legàmi, ieri e oggi”, che ha visto come ospiti Roberta Cannarozzo con “Non esito neanche un attimo”, Marco D’ con “Capitolo Zero” e il Prof. Francesco Pira con “La Buona EduComunicazione”.

Per l’occasione, abbiamo intervistato il Prof. Francesco Pira, Professore Associato di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina.

Su cosa si basa il saggio e cosa vuole comunicare al lettore?

“Il mio ultimo saggio “La Buona EduComunicazione” si basa sull’idea che educazione e comunicazione oggi non possano essere più pensate separatamente, proponendo una riflessione critica e pedagogica su come comunicare in modo consapevole, responsabile e autentico all’interno de contesti formativi. Il messaggio principale che il libro vuole trasmettere è che, oggi più che mai, educare significa anche comunicare in modo efficace. Chi leggerà questo libro troverà non solo una riflessione teorica, ma anche una riflessione concreta: superare la Media Education tradizionale per abbracciare l’EduComunicazione come prospettiva strategica per il futuro dell’educazione.”

Quali sono stati i metodi utilizzati per svolgere le indagini riportate all’interno del libro?

“Il saggio si basa su un’indagine qualitativa condotta attraverso una serie di interviste semi-strutturate a dirigenti scolastici e docenti con esperienze significative in progetti legati all’educazione ai media. I dati raccolti sono stati organizzati in tre macroaree: sistema scolastico e organizzazione, contesto sociale e familiare, dimensione individuale degli studenti. L’analisi è stata funzionale a comprendere come gli educatori vivono, interpretano e affrontano le sfide poste dalla digitalizzazione, permettendo di delineare bisogni formativi, criticità e buone pratiche per l’integrazione consapevole delle tecnologie nell’educazione.”

Come, secondo lei, dovrebbero comportarsi i giovani per interagire in maniera adeguata con le nuove tecnologie?

“I giovani dovrebbero sviluppare un approccio critico, consapevole e responsabile nell’uso delle tecnologie. È fondamentale che imparino a comprendere le logiche che regolano l’ecosistema informazionale in cui sono immersi, riconoscendo i rischi connessi alla vetrinizzazione del sè, alla dipendenza da like e follower, alla manipolazione algoritmica e alla disinformazione: si tratta di acquisire competenze mediali profonde, che li rendano cittadini attivi nella società digitale. Per fare ciò serve un’educazione che promuova il dialogo, l’ascolto e la partecipazione. Solo così i giovani potranno interagire in modo equilibrato, valorizzando le potenzialità della rete senza esserne sopraffatti.”

 

 

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