Carmelo Geraci, Presidente Onorario della Corte dei Conti, nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1935, è morto a Roma, dove viveva da tantissimi anni, il 28 febbraio del 2023.
Per lungo tempo ha svolto un’impegnata attività di mediazione culturale nel campo della scienza giuridica, curando, con traduzioni, introduzioni e commenti, l’edizione italiana di opere fra le più significative del pensiero giuridico europeo e nordamericano (Kelsen, Merkl, Hauriou, Holmes, Maitland, Wade) e di opere di filosofia politica (Strauss, Sebba). In campo letterario ha tradotto, introdotto e commentato “Viaggio intorno alla mia camera-Spedizione notturna intorno alla mia camera” di Xavier De Maistre (1999). Per quest’attività ha ricevuto il “Premio della cultura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1976), il “Premio nazionale della traduzione” (1996) e il siciliano “Premio Colapesce” (2001). Il “Viaggio…” si avvale peraltro della presentazione di Emilio Isgrò e delle illustrazioni di Francesco De Francesco, due illustri figli di Barcellona Pozzo di Gotto.
Geraci aveva rivolto il suo impegno anche alla città natale, curando il volumetto “Quaderno di Grecia” sui poeti neogreci studiati e tradotti da Alessandro Manganaro, per conto della Pro Loco Manganaro (Pungitopo, 2004) e si era occupato dell’abate Basiliano Eutichio Ajello, studiando e analizzando i tre volumi delle “Analisi” (in “I Basiliani nella storia di Barcellona P.G.”, a cura di Gino Trapani, Pungitopo, 2006).
L’ultimo suo lavoro sono stati i due volumi “La triplice sponda. Popoli e lingue di Sicilia”, pubblicati da Gangemi Editore, Roma.
Il primo volume, che ha affrontato il periodo che va dai popoli preellenici ai Bizantini, è stato pubblicato nel 2019. Il secondo, che va dagli Arabi agli Spagnoli, è stato pubblicato nel 2022. L’opera ha rivolto particolare attenzione agli influssi che le lingue via via parlate nell’isola hanno avuto sul dialetto siciliano. Nell’introduzione al primo volume si legge: «E’ difficile trovare, lungo i percorsi della civiltà, una terra che, a parità di superficie, abbia un carico di storia paragonabile – per antichità, densità e varietà – a quello dell’Isola che Diodoro Siculo ha definito “la più bella” (kalliste nesos) e che, a causa della molteplicità delle lingue che vi si sono parlate, ben merita anche l’appellativo di “Isola delle lingue”». Il volume si apre con un bel capitolo “Tra storia e mito: la Sicilia prima dei greci” dove vengono raccontati, seppur in maniera sintetica, i miti greci in relazione alla Sicilia. Nel capitolo dedicato alla Sicilia greca sono analizzate le modalità di colonizzazione greca in Sicilia, le monete coniate, i vari dialetti greci, le colonie da Naxos (734 a.C.) a Imera (648 a.C.). Si sofferma sulla Sicilia punica (fenicia), per passare alla Sicilia romana per chiudere con il corposo capitolo dedicato alla Sicilia bizantina. I Romani intervengono per la prima volta militarmente nell’isola nel 269 a.C. con la battaglia del Longano, svoltasi presso Mylae, l’antica Milazzo. Una successiva battaglia avvenne nelle acque di Milazzo nel 260 a.C., con Caio Duilio che sconfisse i Cartaginesi.
Geraci affronta il tema di quale lingua si parlasse allora in Sicilia. Le classi colte parlavano anche in latino, il popolo in greco. In epoca bizantina anche la minoranza colta abbandonò il latino e tornò al greco. Si sofferma sui culti, sulle catacombe e sulle monete.
Il capitolo finale dedicato alla Sicilia bizantina, il cui arco di tempo è compreso tra il 535 e il 965, mentre l’Impero bizantino si sviluppa dal 324 al 1453, dicevamo è il più corposo. In esso l’autore offre notizie storiche, anche in relazione alla Chiesa, parte integrante delle Stato. Si sofferma sul monachesimo greco (basiliano), sul ruolo dei contadini, della colta società bizantina, analizza le lingue mettendo a confronto i termini del dialetto isolano con il greco e il latino, parla del lascito dell’architettura, come le “Cube”, la vibilità dell’isola, l’ordinamento interno delle città, la situazione economico-sociale, l’agricoltura, le monete, la cultura, l’innografia, le vite dei santi siciliani.
Il secondo volume affronta il periodo che va dagli Arabi agli Spagnoli, il più vitale e creativo del medioevo siciliano dal punto di vista politico e culturale. Affronta anche i tratti generali della civiltà arabo-islamica e normanna fornendo un richiamo ai caratteri generali di queste civiltà per chiarire meglio le vicende dell’isola. Lo sbarco musulmano in Sicilia nell’827 e la caduta di Rometta nel 965 sono due tappe fondamentali, assieme al 1091, anno della conquista integrale della Sicilia da parte dei Normanni. Si sofferma sul ruolo Ruggero Gran Conte di Sicilia e della Contessa Adelasia che dopo la sua morte, nel 1101 prende le redini del comando. Continua con la conquista della Sicilia da parte dei francesi e degli aragonesi, il ripopolamento delle terre demaniali e feudali, il ruolo delle difese costiere, l’Inquisizione, la battaglia di Lepanto. Tratta anche delle comunità degli Ebrei in Sicilia, presenti nell’isola sin dall’antichità, espulsi nel 1462 dalla Spagna e dai domini spagnoli come la Sicilia. Il libro si conclude con la fine della dominazione spagnola in Sicilia e l’avvento dei Borbone.
I due volumi fanno parte della collana “Nuovo Millennio” diretta da un altro barcellonese, il professor Francesco Mercadante, filosofo del Diritto, già docente all’Università di Teramo e alla Sapienza di Roma.
(Foto Marcello Crinò)
