Il testo delle conclusioni della Commissione antimafia sulla morte dell’urologo barcellonese Attilio Manca: “E’ stato un omicidio”

- Cronaca

La commissione antimafia nazionale, nella Relazione conclusiva del suo mandato, ha pubblicato l’esito dell’attività condotta in merito alla morte dell’urologo barcellonese Attilio Manca, arrivando alla conclusione che si sia trattato di un omicidio.

Di seguito pubblichiamo le osservazioni conclusive e le conclusioni della lunga relazione di 135 pagine, pubblicato sui sito istituzione del Parlamento.

Le osservazioni conclusive

Alla luce delle emergenze sin qui analizzate, deve ritenersi ipotesi assai verosimile quella per la quale la morte di Attilio Manca sia legata ai probabili contatti da questi avuti con Bernardo Provenzano. Non è stato possibile, però, determinare il momento esatto in cui le vite del medico e del latitante si siano incrociate. Ma l’incertezza riguarda anche alcuni profili che attengono alla patologia da cui quest’ ultimo era affetto, le cure per lui apprestate, nonché le modalità con le quali furono scelte. Quelle che, nella relazione della commissione antimafia della passata legislatura, si sono indicate come ricostruzioni complete, riguardo le cure cui fu sottoposto Provenzano, sembrano, invece, presentare vuoti notevoli. Per quale motivo fu scelto proprio il dottor Philippe Barnaud e le due cliniche La Licorne e La Casamance? In che modo venne comunicato a Provenzano il risultato dellabiopsia alla prostata? L’intervento alla prostata, a seguito della biopsia, doveva essere eseguito subito–come ha dichiarato il dott. Barnaud – o poteva essere svolto anche al termine dell’estate–come ha dichiarato invece Madeleine Orlando? Madeleine Orlando ha saputo dell’arrivo del falso Gaspare Troia il giorno prima o ne era già informata avendo provveduto alla prenotazione della visita chiamando il centralino, come riferito dal dott. Barnaud? Ed ancora: è verosimile che un latitante dell’importanza di Provenzano abbia scelto casualmente il chirurgo e la clinica dove operarsi e che abbia preso il relativo appuntamento tramite un centralino? Sono da considerarsi credibili le spiegazioni offerte dal dott. Barnaud sui motivi per cui classificò come «urgente» una biopsia che il paziente incensurato da lui conosciuto con il nome di Troia avrebbe potuto fare qualche giorno dopo in Italia? Se Provenzano aveva già scelto–per motivi allo stato ignoti–il Barnaud come chirurgo per l’operazione, perché scelse di rischiare un secondo viaggio in Francia invece di aspettare il risultato della biopsia (come poi fece, invece, per il risultato della scintigrafia)? E dove alloggiò nei diciannove giorni trascorsi tra l’effet­tuazione della scintigrafia e il ricovero o nei diciassette giorni trascorsi tra la dimissione dall’ospedale e il ritorno in Italia? Come mai Provenzano ritenne di utilizzare il modello E-111 per farsi rimborsare quelle poche migliaia di euro servite per gli esami e l’operazione, con tutti i rischi chela procedura per richiederlo, effettuata per ben due volte, avrebbe com­portato (rischi poi rivelatisi concreti, visto che gli inquirenti utilizzarono anche quei modelli per ricostruire la trasferta francese del latitante)?Ma, soprattutto, viste le dichiarazioni del dott. Barnaud sulla necessità di una visita di controllo a distanza di tre mesi dalla dimissione dall’o­spedale (tre mesi che scadevano proprio quel febbraio in cui trovò la morte Attilio Manca), quale fu il medico che effettuò quella visita? E quale medico prescrisse a Provenzano la terapia con il Decapeptyl 11,25 nei primi mesi post-operatori?“.

Nonostante i media abbiano rilanciato, come ipotetico momento di contatto tra Attilio Manca e Bernardo Provenzano, l’operazione chirurgica avvenuta in Francia, le ipotesi non si esauriscono certamente con l’inter­vento di prostatectomia. Il medico avrebbe potuto, su richiesta della famiglia mafiosa barcellonese, provvedere all’individuazione del chirurgo francese (avendo egli studiato e lavorato in Francia per diverso tempo);potrebbe essere stato il medico scelto inizialmente dal latitante per eseguire l’ intervento e ciò giustificherebbe il rientro di Provenzano in Italia a seguito della biopsia; potrebbe essere stato il medico a cui si rivolsero esponenti e referenti dell’articolazione barcellonese di Cosa Nostra per effettuare la visita di controllo a tre mesi dall’intervento; potrebbe essere stato, infine, il medico che, nella situazione d’urgenza in cui venne a trovarsi il boss mafioso, descritta dal collaborante Stefano Lo Verso, ebbe a prestargli le cure d’emergenza. È evidente, pertanto, che il fatto per cui il nome e/o la presenza di Attilio Manca non siano emersi dalle indagini condotte dall’autorità giudiziaria di Palermo sulla trasferta francese di Bernardo Provenzano non solo non è dirimente, ma risulta insufficiente per affermare che il medico e il latitante non ebbero mai contatti”.

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