Barcellona, l’orfanotrofio delle figlie di Maria Ausiliatrice ha festeggiato i cento anni dall’apertura

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Una ricca mostra di documenti risalenti ad un secolo di attività sono stati esposti nelle sale dell’istituto della figlie di Maria Ausiliatrice di via Manganelli a Barcellona Pozzo di Gotto per celebrare i cento anni dall’apertura dell’orfatrofio.

L’iniziativa voluta dalla direttrice suor Carla Emelio e da tutte le consorelle che ogni giorno si dedicato agli orfani ospitati amorevolmente nell’istituto è stata anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività dell’Ipab, ente benefico fondato dalla famiglia Nicolaci Bonomo, attualmente gestito dalla commissaria Anna Maria Puleo, con il supporto del segretario generale Lorenza La Malfa.

La commissaria ha tracciata la breve storia dell’Ipab con riferimento alla Orfanotrofio Nicolaci Bonomo, costituito il 19 ottobre 1922 ed aperto con l’ingresso dei primi ospiti il 21 novembre dello stesso anno.

I coniugi Conti Giorgio Nicolaci e Felicetta Bonomo – racconta la Puleo – in memoria delle figlie Giuseppina e Anna, morte in giovane età, facendo proprio il desiderio delle stesse, davano i loro beni a beneficio di fanciulle orfane e “abbandonate”, trasformando così parte della loro casa  in un Istituto Educativo Assistenziale. Il 16 Novembre del 1922 presenti la direttrice del  tempo, il padre Arciprete, il Conte e la Contessa Nicolaci sorteggiano 10 bambine, tra le orfane di Barcellona, che il  21 novembre fecero ingresso presso il Palazzo Nicolaci di via Garibaldi, accolti dagli stessi Giorgio e Felicetta. Alle 12,00 le bambine pranzano insieme a loro ed all’arciprete ed alla fine del pranzo, le bambine giocano fino alle 14,30, quando incotrarono il sindaco per le distribuisce dei dolcetti. Alle 17.00  si tenne la benedizione della cappellina presso casa Nicolaci. Nel 1923 anche in questa casa vengono istituite presso i locali oggi dell’Unione Operaie. Nel corso del tempo l’opera salesiana aveva solo un ragion d’essere, assicurare alle giovani, una condizione di vita assolutamente diversa rispetto a quella di provenienza, destinarle alla cultura, alle competenze della vita sociale, imparare le lingue (il Francese allora, il pianoforte, il Ricamo….)”.

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