Barcellona, eseguito l’arresto di Salvatore Micale dopo la condanna definitiva per l’omicidio Catalfamo

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I Carabinieri del R.O.S., con il supporto dei militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, stamattina hanno dato esecuzione ad un ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura della Repubblica di Messina, nei confronti di Salvatore Micale, 48 anni di Barcellona P.G.

L’uomo dovrà scontare una pena di 30 anni di reclusione, diventata definitiva dopo la sentenza della Corte Suprema di Cassazione emessa in data 16.09.2022 che ha determinato il rigetto del ricorso proposto dagli avvocati difensori Giuseppe Lo Presti e Tommaso Calderone. Il provvedimento della Suprema Corte ha reso definiva la condanna inflitta in I grado il 28.05.2020 e confermata dalla Corte d’Appello di Messina in data 14.10.2021.

Salvatore Micale era stato tratto in arresto dai Carabinieri del R.O.S. il 30 gennaio 2019, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Messina, su richiesta della locale D.D.A., nell’ambito dell’operazione NEMESI, che aveva puntualmente ricostruito una serie di omicidi commessi tra il 1997 e il 2001 per motivi afferenti alle dinamiche interne e agli interessi della famiglia mafiosa dei Barcellonesi

Il 48enne è stato riconosciuto colpevole in via definitiva per aver partecipato insieme ad un complice all’omicidio del venditore ambulante Giovanni Catalfamo, avvenuta la sera del 29 settembre 1998, nel cortile del condominio “Cavaliere” di contrada Oreto a Barcellona. Sarebbe trattato di un regolamento di conti all’interno dei clan del barcellonese e, secondo anche il racconto di alcuni collaboratori di giustizia, un commando attese il ritorno a casa Giovanni Catalfamo. Appena sceso dall’automobile, Catalfamo venne crivellato a colpi di arma da fuoco. Il commando secondo il racconto dei pentiti era composto dal collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, esponente di spicco del clan dei “Barcellonesi” e da Antonino Calderone, inteso “Caiella”.

A Micale è stata contestata l’aggravante di aver commesso il fatto, avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare le attività dell’associazione di tipo mafioso c.d. dei Barcellonesi.