Esplosione nella fabbrica dei giochi d’artificio Costa: condanna in abbreviato per il titolare della ditta che effettuò i lavori nel deposito

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Il gup del Tribunale di Barcellona, Antonino Orifici, al termine del processo con rito abbreviato per l’esplosione della fabbrica dei fuochi artificio della ditta Costa, ha condannato a 4 anni, 6 mesi e 15 giorni, Corrado Bagnato, titolare dell’impresa “Bottega del ferro”, accusato di omicidio colposo, disastro colposo e di reato relativi alla sicurezza sul posto di lavoro.

L’impresa artigiana di Corrado Bagnato stava effettuando un intervento di adeguamento del deposito di polvere da sparo della ditta Costa, che si trovava sulla strada provinciale di collegamento tra la zona di Oreto e la frazione collinare di Femminamorta. Era programmata infatti l’installazione di alcuni cancelli all’ingresso delle casemette dove era deposita la polvere pirica utilizzata per la realizzazione dei giochi pirotecnici. Il 20 novembre 2019, una forte esplosione durante questi lavori distrusse gran parte della fabbrica, provocando la morte di cinque persone, quattro operai della ditta di cui è titolare Corrado Bagnato, Giovanni Testaverde, Mohamed Mannai, Fortunato Porcino e Vito Mazzeo e la moglie di Costa, Venera Mazzeo.

Il giudice dell’udienza preliminare ha accolto la ricostruzione della Procura, rappresenta in udienza dal sostituto Emanuela Scali, e condannato l’imputato a 4 anni e 2 mesi per alcuni capi d’imputazione tra cui l’omicidio colposo e il disastro colposo, ed a 4 mesi e 15 mesi per reati in materia di tutela della sicurezza sul luogo di lavoro. E’ stata inoltre disposta la confisca della società e le provvisionali alle parti civili costituite a tutela degli interessi dei familiari delle vittime.

Per gli altri due imputati Antonino Bagnato, tra i componenti della squadra di operai della ditta del padre, e Vito Costa, titolare della fabbrica dei giochi d’artificio, il processo con rito ordinario inizierà il prossimo 23 giugno 2022, davanti al giudice per la prima udienza Annalisa Morabito.

L’imputato era difesa dagli avvocati Giovanni Pino e Gabriella Caccamo, mentre le parti civili erano rappresentati da diversi legali: Paolo Pino per i genitori ed i fratelli di Fortunato Porcino, Pina Rita Bruno per i familiari di Vito Mazzeo, Cettina Triscari per la figlia di Fortunato Porcino, Ferdinando Cortese per i familiari di Mohamed Mannai, Antoniele Imbesi, Giuseppe Coppolino e Alfio Chirafisi per la moglie ed i figli di Giovanni Testaverde, Nino Aloisio per il fratello di Giovanni Testaverde, Carmelo Mostaccio per il fratello della deceduta Venera Mazzeo ) e Diego Lanza per i familiari di Venera Mazzeo e per il figlio Antonino Costa, che riportò gravi ferite nel violento scoppio.