Referendum sulla giustizia: guida semplice al SI o al NO

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Tra pochi giorni, il 12 giugno, i cittadini italiani sono chiamati alle urne per esprimere la propria preferenza su cinque quesiti referendari sul tema della giustizia.

La poca attenzione dei media, la carenza di informazione chiara sono i primi impostori della democrazia. Per questo, abbiamo deciso di fare chiarezza sul punto e analizzare le ragioni del Sì e del NO al referendum.

Innanzitutto si tratta di un referendum cosiddetto “abrogativo“: ha l’intento di cancellare una parte di legge o l’intera legge esistente. Si decide, quindi, se lasciare le cose come stanno con il NO oppure cambiare qualcosa con il SI. Promosso da Lega e Partito Radicale si focalizza su importanti temi di giustizia.

Primo quesito

Il primo quesito riguarda l’abrogazione della Legge Severino con l’obiettivo di eliminare la legge che ha sancito l’incandidabilità, la decadenza, la sospensione dei politici condannati per alcuni gravi reati. In particolare, per i parlamentari scatta dopo la sentenza definitiva, mentre per gli amministratori locali già dopo la sentenza di primo grado.

Ad oggi, infatti, la Legge Severino vieta a chi è condannato per corruzione o altri gravi reati di ricoprire incarichi di Governo o semplicemente candidarsi o vincere le elezioni politiche ed amministrative.

Chi è a favore del Sì sostiene che la Legge Severino penalizzi troppo gli amministratori locali, sospendendoli anche senza condanna definitiva. Se passasse il referendum e quindi il Sì, però, ci sarebbe il rischio che anche chi ha subito una condanna definitiva di rimanere in carica o di essere eletto, a meno che non intervenga la magistratura.

Chi si schiera dalla parte del NO sostiene che non sia giusto eliminare l’intera legge, a discapito della sola questione sugli amministratori locali.

Secondo quesito

Il secondo quesito riguarda le misure cautelari, cioè tutte le misure di sicurezza messe in atto attraverso custodia preventiva (prima di una condanna) consentita, ad oggi, in casi specifici: pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove o rischio di reiterazione del reato.

Chi è a favore del Sì crede che il carcere preventivo rappresenti una misura di sicurezza di cui si abusi. Nel 2020 in Italia, il 31% dei detenuti era in attesa di sentenza definitiva.

Chi sostiene le ragioni del NO afferma che limitare l’uso della custodia cautelare metta a rischio la sicurezza dei cittadini.

Terzo quesito

Nel terzo quesito si vota per separare le funzioni dei magistrati che, ad inizio carriera, dovranno scegliere tra il ruolo di Pubblico Ministero (PM) come magistratura inquirente – che si occupa, cioè, delle indagini – e quello di Giudice come magistratura giudicante – che emette le sentenze.

Per il Sì, la possibilità di passare da un ruolo all’altro metterebbe in pericolo l’imparzialità e l’equità del giudizio dei magistrati. Quindi, se passasse il referendum si avrebbe un sistema più equilibrato ed efficiente.

Chi invece crede che bisognerebbe votare NO, ha più volte esternato che non si otterrebbe comunque una reale separazione delle carriere perchè la formazione, il concorso e gli organi di Governo rimarrebbero comunque invariati, anzi si renderebbero i PM “avvocati dello Stato”.

Quarto quesito

Il quarto quesito si occupa della valutazione dei magistrati. Il referendum vorrebbe consentire ad avvocati e professori universitari, e non solo ai magistrati, di valutare l’operato dei magistrati. In realtà, esistono dei Consigli giudiziari per valutare l’operato dei magistrati che sono formati da giudici, ma anche dalla cosiddetta “componente laica” ovvero gli avvocati e i professori universitari a cui non è concesso, ad oggi, valutare l’operato della magistratura.

Chi è a favore del Sì sostiene che il giudizio è meno attendibile se a darlo sono i magistrati stessi nei riguardi dei colleghi.

Chi è a favore del no, invece, crede che l’avvocato svolga il ruolo di controparte del magistrato e non è giusto che si occupi della sua valutazione.

Quinti quesito

Il quinto quesito ha come oggetto l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Si vota per eliminare l’obbligo per i magistrati di presentare le firme (almeno 25.000) per candidarsi come membri del CSM. Come risaputo, all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati negli anni si sono create delle “correnti” di fazione politica che hanno influenza su incarichi e trasferimenti.

Secondo i sostenitori del Sì, l’obbligo di raccolte firme non premia il merito e incentiva la formazione di correnti all’interno della magistratura.

Chi è favore del NO, crede che in ogni caso non si eliminino le correnti all’interno della magistratura. Quindi è giusto che chi si candida parta da una base di minimo consenso che sono, appunto, le firme.

Requisito fondamentale per un referendum valido

L’aspetto da non sottovalutare riguarda però la validità del referendum. Il suo risultato, infatti, sarà valido soltanto se andranno a votare la metà degli italiani +1 degli aventi diritto che stabilisce il raggiungimento del quorum.

La scheda del referendum

Dall’alto verso il basso, la scheda del referendum contiene: il titolo del quesito referendario, la domanda a cui si dovrà rispondere e le risposte: Sì se si intende abrogare la norma; NO se si vuole lasciare il sistema inalterato. Le urne saranno aperte dalle 7 alle 23 nel seggio segnato sulla tessera elettorale. Possono votare tutti i cittadini maggiorenni muniti di tessera elettorale e carta d’identità.

Inoltre, si ricorda che è possibile esprimere preferenza per tutti i quesiti referendari o soltanto per alcuni.

Qual è la differenza tra questo referendum e la riforma della giustizia in discussione al Parlamento?

Tre dei cinque quesiti riguardano anche la riforma della giustizia. In particolare: la valutazione dei magistrati (quarto quesito), l’elezione del CSM (quinto quesito) e la separazione delle carriere (terzo quesito)