Il dibattito attorno al DDL Zan e l’urgenza dell’approvazione

- Attualità, Discorsi sulla soglia

Lo scorso 4 novembre 2020, con 265 voti favorevoli, 193 contrari ed 1 astenuto è stato approvato alla Camera il Disegno di Legge recante

“Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Il DDL Zan, il cui nome deriva dal deputato promotore Alessandro Zan, contiene dieci articoli e introduce diverse novità.

Con l’approvazione del DDL Zan, all’art. 640 bis del codice penale che già punisce le discriminazioni razziali, etniche, nazionali e religiose, si aggiungerebbero diversi articoli, tra cui l’art. 2 che introduce la repressione degli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Al riguardo, verrebbe aggiunta anche l’aggravante. Quest’ultima interverrà soltanto se a motivare questi “reati di odio” ( comunque già contemplati e puniti dal nostro codice) ci sarà l’orientamento sessuale o l’identità di genere della vittima.

Le prime polemiche attorno al DDL Zan sono nate per la paura che la legge limiti la libertà di espressione. Ciò che si teme è quindi una sorta di razzismo al contrario.

Molti si sono chiesti: “se critico un gay quindi sarò condannato per omofobia?” Domanda inutile, perchè?

Per ovviare a questa eventuale discrasia, all’art. 4 del ddl in questione è stata prevista la clausola di salvaguardia rubricata come “Pluralismo delle idee e libertà delle scelte” per lasciare intatto l’art. 21 della Costituzione sul diritto di libera manifestazione del pensiero.

Oltre alle pene accessorie e a nuove ipotesi di reato, il DDL Zan ha l’intento di istituire la “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la trasfobia” per il 17 maggio di ogni anno.

A che punto è il DDL Zan?

E’ stato approvato alla Camera ed è adesso fermo in commissione al Senato e la discussione viene continuamente rinviata perchè alcune fazioni politiche – come Lega e Fratelli d’Italia – si oppongono all’approvazione della legge. Da ultimo è balzato agli onori della cronaca, l’episodio del leghista Andrea Ostellari, il quale ha proposto di accorpare al DDL Zan gli altri quattro DDL che trattano la stessa materia, rinviando di fatto la discussione e ostruendo quindi il passaggio al Senato del Disegno di legge.

In effetti, si tratta di una prassi tutta italiana per cui le proposte di legge di iniziativa parlamentare finiscono spesso nel dimenticatoio. Negli ultimi tre anni, ne sono state approvate solo 36 pari allo 0.9% delle proposte presentate. Il tempo medio di esame in questa legislatura è stato di 227 giorni, il ddl Zan è, invece, in esame da 544 giorni.

Che funzione avrebbe questa legge, una volta approvata?

Tutelare le persone che vengono discriminate per il loro orientamento sessuale o la loro identità e andrebbe a punire i crimini contro persone gay, lesbiche, trans che vengono picchiati, aggrediti o discriminati per il loro orientamento sessuale.

Il dibattito si è però allargato e si è spostato sul piano dei diritti tutelati dalla nostra Costituzione e sull’urgenza di tutelare i minori nati nelle cosiddette ‘Famiglie Arcobaleno’.

Dopo l’episodio legato a Ostellari, tutta la popolazione civile e i personaggi famosi hanno dimostrato sostegno, solidarietà e condivisione dei valori contenuti all’interno del disegno di legge in questione.

In questo contesto, si è fatto strada anche il dibattito aperto dalla Società Italiana di Riproduzione Umana SIRU.

Sul punto, gli esperti PMA della SIRU hanno lanciato un appello: “Basta ipocrisie, tuteliamo anche le coppie omosessuali nell’accesso alla PMA

Antonino Guglielmino, presidente ginecologo della SIRU: “Occorre partire dai dati di realtà e adottare un atteggiamento laico e di salvaguardia delle persone”.

La scienza è dalla parte dei diritti civili: tuteliamo anche le coppie omosessuali nella ricerca di un figlio. È l’appello lanciato dalla Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU), in occasione di un webinar organizzato con il contributo del Gruppo di Interesse Speciale Psicologia, coordinato Stefano Bernardi, e dell’Osservatorio giuridico, coordinato dall’avv. Maria Paola Costantini, che ha coinvolto psicologi, giuristi e operatori del diritto, ginecologi e altri operatori sanitari, rappresentanti delle cosiddette famiglie Arcobaleno.

“Sempre di più si avverte che nel nostro paese si è ancora lontani dal garantire il riconoscimento della dignità e della identità di tutte le persone”, dice la SIRU. Sebbene la nostra Costituzione in modo esplicito preveda il divieto di ogni discriminazione (art. 3 Cost) anche fondata sul sesso e impegni lo Stato e quindi tutte le istituzioni a rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione della personalità, si assiste infatti al contrario. “In Italia vige il divieto per le coppie omosessuali – ricordano gli esperti della SIRU – di accedere a qualsiasi percorso di PMA (art. 5 Legge 40/2004) non riconoscendo inoltre la possibilità di una tutela per i bambini nati con procedure legalmente affrontate in un altro paese”.

Non è solo la mancata e necessaria celere approvazione del cd Disegno di Legge Zan ma anche e nel concreto, gli impedimenti che tutt’oggi sussistono nell’ambito sanitario e della riproduzione medicalmente assistita.

“In una ipocrisia tutta italiana si impedisce di trovare soluzioni adeguate e rispettose della dignità della persona – dice SIRU – e a favore dell’istanza di genitorialità delle coppie omosessuali, favorendo al contrario atteggiamenti e modalità commerciali che ledono tutti i soggetti coinvolti, compresi i bambini”.

La Corte costituzionale ha recentemente sollecitato il Parlamento ad intervenire per la protezione dei minori, evidenziando l’incostituzionalità oltre che l’inadeguatezza delle norme esistenti (sentenze n. 32 e 33 del 2021). La Commissione Europea – nella sua Relazione sui diritti umani – auspica un intervento per evitare discriminazioni. Ciò che va condannato è la commercializzazione non la possibilità per le coppie omosessuali anche maschili di poter avere un figlio. 

La scienza, dal canto suo, è dalla parte dei diritti civili.

“La maggior parte degli stereotipi comuni – spiegano gli esperti della SIRU – non sono supportati dai dati: da oltre 30 anni le ricerche sistematiche su figli di coppie lesbiche e genitori gay confermano che a parità di condizioni socioeconomiche i genitori LGTB mostrano un impegno di coppia più elevato rispetto a quelli eterosessuali e dedicano maggior tempo alla cura dei propri figli. Ulteriori ricerche, ponendo sempre al centro dell’attenzione l’interesse del nascituro, hanno consolidato la certezza che fra nati da coppie omosessuali e da coppie eterosessuali non esiste alcuna differenza nella salute psicologica, nel funzionamento emotivo e cognitivo, psicosociale, nell’adattamento, nell’identità di genere, e nelle relazioni tra pari”.

La SIRU, nel suo ruolo di Società scientifica nell’ambito della riproduzione medicalmente assistita, ha aperto una riflessione generale su questi temi, consapevole della necessità anche da parte della medicina e della scienza di garantire buone pratiche sanitarie e sociali.

Antonino Guglielmino, Presidente SIRU

“Occorre partire dai dati di realtà e adottare un atteggiamento laico e di salvaguardia delle persone”, afferma Antonino Guglielmino, presidente ginecologo della SIRU.

“L’Italia non è il paese che viene raccontato e sono tantissime le famiglie già costituite che purtroppo vivono ogni giorno con il loro figli discriminazioni inaccettabili nella scuola e nella società”. – ribadisce Giuseppina La Delfa, presidente dell’Associazione Famiglie Arcobaleno. Secondo quest’ultima non è più possibile occultare o stigmatizzare i bambini e le famiglie che si sono costituite e le persone che vorrebbero costituire una famiglia.

“La diversità è solo una ricchezza. Non esistono famiglie normali e famiglie che non lo sono e le tante discriminazioni così come l’atteggiamento omofobico crea unicamente un impatto negativo più a lungo termine nei figli di tali famiglie”

sostengono Zaira Donarelli, Cristiana Bonaffini e Laura Volpini, psicologhe e psicoterapeute che seguono da anni le coppie e le famiglie.

Oggi, noi abbiamo già un quadro costituzionale che riconosce e protegge queste famiglie e fondamentalmente anche la nostra Corte costituzionale così come la Corte di Cassazione ne hanno preso atto ma è necessario fare passi avanti e in tal senso è il Legislatore ossia il Parlamento che deve intervenire, trovando soluzioni appropriate nel rispetto della dignità delle persone: questa è la strada da percorrere”, indica Marco Gattuso, giudice del Tribunale di Bologna.

Per la SIRU, occorre trovare modalità improntate alla solidarietà e all’altruismo, già sperimentate in altri paesi, tutelando il diritto di autodeterminazione della persona e della donna.

Secondo l’avv. Costantini, vietare una modalità per poter avere figli si traduce solo in un incremento di un mercato informale che lede i diritti delle persone e produce discriminazione economica.

D’altra parte, nel nostro paese – dicono gli esperti della SIRU – si assiste a una difficoltà ad affrontare il tema dei diritti riproduttivi. Ancora oggi non vi è garanzia piena sotto il profilo della informazione, della prevenzione e dell’accesso, come è visibile dalle contestazioni in materia di interruzione di gravidanza ma anche nell’ambito della riproduzione medicalmente assistita”. 

La SIRU intende aprire un confronto laico e senza preclusioni per individuare soluzioni, nel rispetto della dignità della persona e della salute.

 

 

 

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