Covid e Spettacolo, il Circolo delle Lucertole: “La speranza è una trappola”

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“Dopo mesi di silenzio abbiamo pensato fosse ritornato il momento di dire qualcosa”

Viviana isgrò de il circolo delle lucertole

Giunge in redazione una lettera aperta di riflessione, protesta e sfogo de “Il Circolo delle Lucertole” di Barcellona Pozzo di Gotto.

La lettera aperta

“Come Circolo delle lucertole abbiamo sempre creduto nei valori della cooperazione e del bene comune.

Già durante il lockdown avevamo fatto appello a tutte le forze culturali che fanno parte della città di fare fronte comune.

Purtroppo il nostro appello è caduto nel vuoto

I problemi però sono tutt’altro che spariti, la situazione anzi diventa sempre più complicata. Bisognerebbe connetterci con gli altri precari e precarie che come noi stanno subendo gli effetti della pandemia.

Negli ultimi mesi si è rincorsa la voce di una possibile riapertura dei teatri, a livello emotivo abbiamo gioito anche noi. Ma ci siamo anche domandati: come si può pensare ad aprire in queste condizioni? Come si fa a programmare una stagione teatrale? A prendere accordi? A fare spettacoli che potrebbero non debuttare? Ci vuole un piano a lungo termine, si deve ripensare a formule di finanziamento.

Come spiega Gianni Martino, della Asd Sicilia Danza musical of school , con cui condividiamo molti progetti:

“La situazione delle scuole di danza e delle palestre, dopo un anno di pandemia e di chiusure,  è molto critica e non si sa chi potrà riaprire. Questa condizione vale per tutto il settore dello spettacolo. I pochi contributi elargiti dal governo di certo non sono riusciti a colmare il dissesto economico. L’augurio è di tornare presto a poter lavorare in sicurezza”.

Gianni Martino

Non si può pensare di ricominciare senza nessuna forma di tutela economica.

Come Circolo delle lucertole ormai da anni siamo attivi sul territorio. Abbiamo uno spettacolo in sospeso, Majara, sulle streghe delle Isole Eolie, basato su tre libri dell’antropologa Macrina Marilena Maffei. Ma anche quando la pandemia dovesse finire, per noi sarà difficilissimo riprendere tutto, per andare in scena. Anche prima era difficile, Barcellona, la nostra città purtroppo, non incentiva le realtà culturali, noi abbiamo fatto sempre tutto da soli senza l’aiuto di nessuno.

I nostri spettacoli continuano ad andare in scena a Milazzo perché le condizioni sono più favorevoli. A Barcellona è difficile andare in scena, perché il teatro Mandanici, essendo molto grande, ha dei costi altissimi, in più in questi anni, non sono state chiare le modalità di accesso alla programmazione. A noi non piace stare fermi e lamentarci, preferiamo trovare soluzioni. L’unica soluzione che riteniamo possibile, e per questo rinnoviamo l’invito a tutti i nostri colleghi e le nostre colleghe, è quella di fare fronte comune.

Bisogna ripensare a un’agenda culturale di questa città che sia condivisa dalle persone che agiscono in questo settore. Barcellona è tornata nuovamente in zona rossa e siamo consapevoli della gravità della situazione, proprio per questo, in un momento dove sembra non esserci salvezza, dobbiamo pensare al nostro futuro. Il maestro Monicelli, diceva che la speranza è una trappola e noi siamo d’accordo, non si può stare fermi e sperare che vada meglio, si deve sempre fare di tutto perché vada meglio.

 

 

 

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