Celebrare Bartolo Cattafi: il poeta Aliberti scrive a Raffaella Campo

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Il professore Carmelo Aliberti, noto poeta, insegnante e critico letterario della nostra terra ha redatto una missiva indirizzata alla consigliera comunale Raffaella Campo e inoltrata alla nostra redazione, affinchè diano ascolto alle sue istanze su Bartolo Cattafi.

Nella sua lettera aperta, Carmelo Aliberti scrive così:

“Dopo i ripetuti appelli pubblici, rivolti a personalità cointeressate a dire di voler riprendere le manifestazioni in passato molto frequenti, come una nuova edizione del Premio BARTOLO CATTAFI in onore e nel ricordo del grande figlio della Città del Longano, che il sottoscritto- sia come cofondatore del Premio, che come giurato nelle edizioni successive e nei numerosi articoli e libri in Italia e all’estero – ha fatto di tutto per organizzare eventi in suo onore.

Anche in Francia e in USA stimolai l’avvio di corsi trimestrali sull’opera del nostro Maestro e della nostra bandiera etica e culturale. Cattafi è stato definito da lettori disattenti “Poeta di nicchia”, evidentemente per le loro menti disattente e non abituate a penetrare con il rasoio della ragione dentro il guscio robusto che custodisce la tagliente e penetrante parola, con cui Cattafi ritaglia morbidamente il duro sentiero dell’esistenza. Il giovane poeta è stato sottovalutato da dai big vaganti della sua città. Come avviene a tanti altri poeti, anche lui è stato irriso dai suoi coetanei perché si diversificava da loro, che preferivano pettegolare acquattati nelle sedie e attorno ai tavolini dei bar, anzichè  intrattenersi con il giovane a conversare. Perciò visse in solitudine, ma ricco di un tormento interiore che si aggravò dopo la chiamata alle armi, all’inizio della Seconda Guerra mondiale. Anche lui, come Vittorini dopo la guerra civile spagnola, preferì riapprodare alla sua Sicilia in preda agli “astratti furori”. Anche Cattafi si rifugiò nella bellezza stupenda e unica dei profumi, dei colori e sotto una inimitabile volta celeste che nei giorni d’agosto sembrava congiungersi con il mare di Marchesana, in un sublime abbraccio d’amore. E se il cuore era seppellito da cascate di mediocrità e di squallore terrestre da cui zampillavano come improvvise rasoiate il dolore di vivere e gocce sterilizzate di poesia, il suo occhio non era mai distratto dalla osservazione attenta della realtà interna ed esterna che egli riusciva, pur nell’inapparenza, a misurare nella loro parvenza esterna e interiore con OCCHI e Oggetti  precisi. Certo la sofferenza e la solitudine dell’anima de poeti è stata sempre inconsolabile ed ha rischiato molto di fare inabissare i cuori aerei e musicali dei poeti oltre il greto del nulla. Ma Cattafi fu salvato dalla cara compagna che gli stette sempre accanto e da quel Dio che razionalmente non poteva vedere ,ma di cui avvertiva dentro di sé, come un palpito in perenne sequenze. Si potrebbero citare numerosi versi epifanici del respiro divino nel suo sangue e nel suo cuore. Lo abbiamo fatto in tutte le sedi. Né mancheranno altre occasioni.

Perché, come sostiene Foscolo ma anche Virgilio e Dante, i poeti non possono morire mai, perché a loro è stato affidato il compito di riportare sui sentieri della VERA LUCE, Le anime fragili che possono precipitare nell’abisso. Mi diceva: un tempo una mia cara giovane amica che quando si scatena il caos, nascono le stelle dei poeti. Barcellona ha anche altri figli grandi poeta, da Emilio Isgrò, che ha regalato ala sua città l’emblematico seme d’arancio ed è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, a Nino Pino ,grande poeta e scienziato, allo storico della città Nello Cassata, poeta anche lui, ma anche al regista Michele Stylo, A. Manganaro di cui s può incidere qualche sua poesia tradotta dal greco. Poi ci sono tanti altri ma, se la mappa si può stendere il primo anno, bisogna far capire agli altri che tutto in una volta, non è possibile fare.

Consapevole dell’energia salvifica della poesia, portatrice sempre dei valori più preziosi della vita, concludo questa mia breve sollecitazione, gridando:

Non uccidete i poeti, non fateli morire sommersi dalle ortiche, perché loro rappresentano le lucciole nel buio terrestre e nella cecità umana della lunga notte senza stelle ,pronti a porgerci la mano ad ogni nostro inciampare nella notte, loro sono Virgilio che guida il  suo amato discepolo a “Riveder le stelle”, come fece Dante all’u scita dell’Inferno e come ripete in questi giorni il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, nel titolo del suo recente capolavoro.

Carissima Raffaella,

questa mia supplica è indirizzata a te perché  più volte hai dato voce soave e penetrante ai mie versi, riuscendo con la musicale armonia delle tue scansioni strofiche, a suscitare turbamento gaudioso nel cuore del pubblico, ma tramite te la indirizzo a tutti coloro che vogliono far rivivere  con elevata sensibilità culturale la poesia di un nostro grande poeta, anzi suggerisco che tu, in consiglio Comunale, ti faccia promotrice  di un’ unica iniziativa: quella di elaborare un percorso cattafiano collocando una lapide per i luoghi cari a Cattafi con incisa sopra una poesia selezionandole sapientemente e, senza sperperare più denaro ad ogni ricorrenza della vita del poeta, ricordarlo con la lettura di poesia, ogni anno con un percorso diverso.

Sperando che questo  mio  suggerimento possa trovare il tuo consenso e, tramite te ,quello dell’attuale Amministrazione, di qualsiasi colore, perché Bartolo Cattafi non appartiene ai faziosi partiti politici ma è un tesoro raro che appartiene all’intera umanità.

TRIESTE, CARMELO ALIBERTI”

 

 

 

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