Riuscirà Mario Draghi nella grande sfida di traghettare l’Italia verso un futuro migliore?

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Il governo del nuovo premier Mario Draghi e del presidente Sergio Mattarella è nato con un ampio sostegno delle forze parlamentari e con grande entusiasmo da parte dei mercati finanziari. Entusiasmo che, però, non trova terreno fertile nella gente comune. Il popolo degli italiani è, infatti, preoccupato dagli effetti della pandemia da Covid-19 sia sulla vita di tutti giorni, sia sull’economia di un paese già penalizzato da una gestione politica poco lungimirante e legata troppo spesso agli interessi di partito. Prima di appoggiare il nuovo esecutivo, quindi, vorrà vederlo veramente all’opera.

La sfida di Draghi in un momento storico così difficile per l’Italia è quella di far ripartire il paese, puntando non più sulle promesse della politica, che hanno stancato un pò tutti, soprattutto i più giovani, ma su azioni concrete di rilancio e di crescita del paese. L’utopia di puntare sulla meritocrazia dovrà diventare una realtà in pochi anni, cambiando l’immagine di una nazione che, agli occhi dei giovani e degli adolescenti, non garantisce un futuro a chi ha veramente le carte in regola e il desiderio di migliorarsi. Sono troppo spesso altre le dinamiche, che il più delle volte premiano coloro che sanno muoversi con maggiore furbizia, sfruttando tutte le scorciatoie possibili, compresa l’immagine artefatta dei social network, per salire i gradini della scala sociale e per trovare un posto al sole ed anche un’occupazione lavorativa.

Per raggiungere questo obiettivo tanto ambizioso Mario Draghi e Sergio Mattarella hanno voluto far appello alla disponibilità di tutte le forze politiche, che hanno risposto in maniera favorevole con le sole eccezioni di Fratelli d’Italia e di un’ala del Movimento 5 Stelle, vicina alle posizioni di Alessandro Di Battista. A coloro i quali adesso non voteranno la fiducia al nuovo esecutivo sarà affidato un compito fondamentale in una democrazia matura, quello di controllare e di trasformarsi in sentinelle “obiettive” (e non nell’interesse del proprio partito) sull’operato dal Governo.

E’ stato costruita una coalizione che mette insieme l’esperienza dei “tecnici” in alcuni settori chiave, con un nutrito gruppo di ministri legati ai partiti che la appoggiano. Per giorni, invece, si era ipotizzato un ampio rinnovamento anche nei volti che avrebbero dovuto rappresentare le forze parlamentari, ma alla resa dei conti è stato scelto un compromesso che riporta di fatto in prima linea tanti nomi noti della vecchia politica, alcuni dei quali fanno riemergere negli italiani qualche brutto ricordo a causa di riforme non sempre molto apprezzate.

Per non far saltare il banco di un’alleanza nata nel segno dell’Europa e nell’interesse di tutti di gestire in qualche modo i 209 miliardi del Recovery Fund, il premier dovrà tenere la barra a dritta, puntando su un’accelerazione nelle vaccinazioni e su investimenti mirati, per un nuovo Rinascimento dell’Italia, dopo la lunga notte degli ultimi vent’anni. Dovrà soprattutto ragionare con la sua testa, sfruttando l’esperienza maturata alla guida della Banca Centrale Europea e le tante conoscenze costruite nel corso del suo mandato a livello internazionale.

Un’ultima riflessione, in parte partigiana, è d’obbligo sulla composizione della squadra di Ministri, senza una rappresentanza siciliana. Anche in questo caso dovrà essere Draghi il garante delle regioni del Sud, che da parte loro dovranno dimostrare adesso la capacità di credere in se stesse, superando la politica dell’assistenzialismo e investendo sulle risorse umane ed economiche che queste terre da sempre offrono.

Buon lavoro al nuovo premier, che avrà davvero poco tempo per dimostrare di essere davvero l’uomo giusto per far ripartire l’Italia dopo la peggiore crisi economica e sociale dal secondo Dopoguerra. Solo il tempo dirà se questa scelta ha davvero cambiato in meglio la storia del nostro paese.

Foto dal sito del Governo