“Briciole di un sogno”, la seconda edizione del romanzo di Carmelo Aliberti

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Dopo i preziosi consensi della critica e su richiesta di numerosi lettori, Carmelo Aliberti, dopo aver rinnovato, integrato e stilisticamente migliorato il testo della prima edizione, ha deciso di editare una nuova Edizione del suo romanzo, innalzando un monumento narrativa alle tormentate ed eroiche vicende del microcosmo contadino alla sua Isola-mondo, emblema della macrostoria dell’uomo, che è stato scrutinato nel corso del suo cammino terrestre, dove ha continuato a perpetrare l’immortale conflitto tra Caino ed Abele, Tra il bene e il male, che condanna Caino alla disperazione eterna ed Abele a simbolo de Bene Assoluto.

*“Briciole di un sogno” è il ‘romanzo della rinascita’, il risorgere dell’uomo sul tropismo mortifero di tanta deleteria letteratura contemporanea. Rispetto all’ infatuazione vituperevole verso gli idoli più diffusi nella nostra modernità, in Briciole di un sogno Carmelo Aliberti riesce a scandagliare i recessi di un’anima che si libra al di sopra di ogni tropismo mortifero, esulando dal rischio di un bozzolo solipsistico per proiettarsi nella scia di un dialogo incarnato, tangibile e poderoso con le figure più emblematiche del proprio universo siciliano. Se una parte della letteratura odierna indulge nel sollazzo metanarrativo e nella rappresentazione univoca della tetraggine ovvero dello squallore imperante, esistono pure eccelsi narratori capaci di abbracciare orizzonti di ampio respiro che conferiscono una risonanza favolosa ai loro testi, fra cui va indubbiamente annoverato Carmelo Aliberti. 

Complessivamente la narrazione  si svolge nel  ventennio del secondo dopoguerra fino al trionfo del boom economico e della contestazione giovanile, ma con flash-beak  microcosmici ,che non sono  distanziamento dalla linea narrativa ,ma diventano spazi indispensabili  di indagine per meglio chiarire la sofferenza fisica e psicologica  delle vittime,prendere atto delle ragioni  dell’apparente trionfo del Male sugli indifesi e per verificare le diverse reazioni dei personaggi più appariscenti  per arginarne i confini. Così, l’intero romanzo non ha zone vuote,ma può circoscriversi in diverse aree, senza seguire la fluenza omogenea del narrato, ma il narrato imprime omogeneità al nucleo centrale  del romanzo che è da identificare  nella ricerca del riscatto da ogni tipologia di Male e,conseguentemente, la paziente  progressione da una condizione esistenziale negativa, fino alla conquista della democraticità, conseguita dai rivolgimenti antropologici, sociologici etici e  spirituali,che, dopo il ventennio buio, compresi  gli orrori della shoah,delle foibe  e dei lager, che hanno disumanizzato l’essere umano, sono esplosi come necessità di ascoltare la voce della coscienza sostenuta dalla fede in un progetto di speranza di amicizia e di amore,che possano rendere  l’uomo   ligio alla missione che  dovrà svolgere sulla terra. Nella parte iniziale s’invola  il sogno di un forte sentimento d’amore del giovane autore che freme di poterlo realizzare , in maniera alta e volatile, con l’inseguimento disperato di una piccola creatura, vista mentre in solitudine è rifugiata nella solitudine sulla spiaggia immersa a leggere un libro di poesie, senza rispondere al ragazzo che la chiama, ma improvvisamente la scena si anima, quando il giovane scopre che la ragazza sta meditando sul suo primo libretto di poesia. Il mistero incendia i sentimenti del giovane che sembra impazzito, perché le coincidenze gli fanno capire che è quella la ragazza da amare. Da qui gli inutili inseguimenti aerei e celesti per poterla raggiungere. Ma mentre lei si discioglie nell’azzurro infuocato del cielo, bisbiglia: “Non mi cercare; quando sarà l’ora, verrò io a cercarti”. Incomincia la discesa del protagonista negli Inferi delle anime più sofferenti, tra realtà e passato storico, come accade a Dante e quel busto di bronzo del divino poeta, rinvenuto dalla  madre del giovane, mentre ara la terra.  è di un profondo significato simbolico La realtà, in cui vive il protagonista è di grave disagio, si trova in un luogo desolato ed egli crede che soltanto attraverso lo studio potrà diventare utile al suo paese. Trova conferma in tal senso nel busto di Dante che la madre gli fa trovare incastrato in un piedistallo e poggiato sul suo tavolo con la corona di alloro attorno al capo. Ha saputo di una ragazza, conosciuta nel suo giro per le mandrie, in gravi difficoltà. Si lancia ad aiutarla. Le sta vicino nella sofferenza e prega per lei, mentre lei si è assopita, in una baracca-pagliaio con un piccolino tra le braccia. E’ una giovane ingannata da un pescatore e si vergogna di mostrarsi alla gente.

Una serva del Marchese del luogo, che fa la serva  nel suo palazzo,  è in effetti una schiava resa innocua dall’assuefazione alle manie bestiali del padrone. .Nasce una bambina, Francesca,  che prova ribrezzo per l’animale del suo Marchese . La madre fa di tutto per proteggerla e tenerla lontana dal palazzaccio per anni.  Ma, la ragazza tredicenne , viene chiamata per recarsi urgentemente al palazzo, per ordine del marchese. Mentre sale le scale, Francesca schiuma d’ira e trema per la paura. Assiste impotente  alla violenza subita dalla madre e sente il cuore e il cervello incendiarsi  Anche lei  viene stuprata, come carne da macello. L’orrore subito la trascina fuori senno. Appena riesce a liberarsi dall’Orco, si precipita fuori dal Palazzaccio e incomincia a peregrinare  senza meta, per allontanarsi per sempre dal luogo del supplizio. Con Francesca. Venerina è il personaggio-protagonista della nuova fase del dominio assoluto della nobiltà agraria che, tuttavia, si avvia verso il declino,  risucchiata dalle comodità e dai piaceri della parassitaria vita cittadina, affidando la gestione del feudo ai  fattori,con certe regole. Venerina,  girovagando in cerca di un rifugio, sosta  presso una casa rurale abbandonata. Fu un rifugio sicuro. La campagna, da lei curata, le forniva il cibo. La vecchia fontanella vicina,l’acqua per ogni uso. Ma, il vivere come una lepre, inseguita dai levrieri, la rattristava,perché pensava al futuro della creatura che portava in grembo. Riprese il suo peregrinare avvilita  verso  una solitaria chiesetta, ma arrivata nel piazzale, crollò a terra svenuta. Era la chiesetta,ricostruita dall’arrivo di alcuni Mormoni dissidenti, che avevano  individuato in  quella valle,il luogo eremitico per pregare. Venerina,svenuta,fu deposta sul letto delicatamente e Giacomo,appena la donna si destò, incominciò a diventare suo amico. Il pianto sempre più intensamente appannava  il suo sguardo, ma le parole di comprensione,di fiducia e di preghiera venivano percepite dalla donna. I religiosi portarono davanti a lei una donna anziana,la sola che ancora viveva nella valle abbandonata che si prese cura di lei e,quando capì che Venerina era incinta, la accudì gentilmente fino al parto e,per invito dei locatari,rimase nel piccolo “cenobio” per sempre. Giacomo ogni giorno stava  vicino a Venerina e, vedendola sempre pensierosa, incominciò a parlarle dell’esistenza di Dio, il creatore di tutte le bellezze del mondo, con un linguaggio semplice, in modo da ricreare in lei la fiducia nella vita. Gradualmente, tra i due nasce un amore,alimentato da una forte spiritualità, in corrispondenza con l’esplosione  di tanti focolai di guerra, di violenza e di egoismo che travolgono i lineamenti di ogni dignità e i pilastri del sentimento di solidarietà e di altruismo. Le distanze tra il Sud ed il Nord del nostro paese si moltiplicano. Gli schiavi del Sud cercano al Nord un lavoro fisso, abbagliati dal miracolo economico, ma una più stridente schiavitù legherà i proletari alla catena di montaggio e le morti davanti agli altiforni delle fabbriche e,basterà poco, per essere licenziati. I ricchi diventano più ricchi e l’esercito dei poveri sempre più ingrossato. Occorre un responsabile formarsi di un più profondo sentimento, viene vissuto, non con la febbre del desiderio sessuale, puro atto zoologico, ma  trasformando in puro amore il rovello di un’epoca.  Nel clima postbellico di spossamento esistenziale, si cerca in un nuovo modo di amare e di seguire la scialuppa di salvataggio da ogni forma di devianza nichilista ed egocentrica. Occorre imparare a saper coltivare religiosamente la congiunzione tra Eros ed Agape, pervenendo al processo di ascesi sentimentale con gli strumenti della ragione e della cultura umanistica, che penetra profondamente negli interstizi del cuore, in volo costante  nell’inseguimento della  visione angelica  di una giovane donna, che si dissolve nella luce metafisica,lasciando un breve messaggio: “Non cercarmi, tornerò da te al momento opportuno, ma mi sentirai vicino,quando avvertirai nel cielo l’espandersi di un profumo celeste”.Ecco,allora affiorare sul proscenio  della storia, Melo, l’alter ego del protagonista, che sensibile alle gravose problematiche della sua gente che vive nel limbo della società, animata da una biologica fede quotidiana della pratica evangelica, per alimentare il sogno di poter contribuire, con le armi della letteratura e della fede, a plasmare il modello umano,in  grado di rilanciare  consapevolmente  gli altissimi valori  seppelliti dal materialismo  nello strato più profondo del cuore. La storia d’amore  esemplarmente moderna,tra Melo e Carmelita, frutto di un percorso di maturazione sentimentale rigorosa, si affianca specularmente al percorso d’amore virtuale di Dante e i due si troveranno insieme anche nell’impegno operativo per il miglioramento di se stessi e della loro comunità. S’intreccia con la raccolta delle “ Briciole di un sogno”, da ricomporre  nel suo candido splendore, una toccante storia di pura amicizia tra Melo e Rina che si ribella ferocemente al desiderio di possesso del padre, il campiere del barone X, già malfattore,in quanto ha reso due volte incinta una povera contadina, abbandonan- dola con i figli, ai morsi della fame e del dolore.  (Nota Editoriale)

 

 

 

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