“Seppellite il mio cuore a Fantina”, il libro dell’editore Pierangelo Giambra

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“Seppellite il mio cuore a Fantina” di Pierangelo Giambra è un viaggio a ritroso nel tempo che assume una dimensione quasi onirica e che inizia in un periodo in cui il presente è per tutti sospeso, il 20 marzo 2020, durante la quarantena causata dall’emergenza Coronavirus. Un momento buio della vita di ciascuno di noi si trasforma così per Pierangelo nell’occasione unica di fissare sulla carta ricordi, pensieri, storie e tradizioni della sua amata Fantina. Il risultato è un insieme multiforme di racconti eterogenei, scritti con uno stile semplice e accattivante, in cui si mescolano storie comuni, ma anche straordinarie, di ieri e di oggi da consegnare alla memoria delle future generazioni.
Tutto comincia, come già detto, nel marzo 2020, data in cui Pierangelo Giambra, editore dal 2012, scopritore di talenti e divulgatore da anni della cultura siciliana, decide di prendere la penna in mano per dare forma al suo libro.
Un soffio di vento fa oscillare nella casa di Fantina il vecchio dondolo messo sotto l’abete piantato nel 1939 dal nonno, facendo vibrare il suo cuore, mentre la sua mente, ipnotizzata dal ritmo del dondolo, viene rapita dai ricordi.
Il viaggio, compiuto dallo scrittore con la mente e con il cuore non solo fuori ma anche denttro di sé, intreccia microstorie private a vicende storiche, che riguardano il borgo collinare di Fantina, chiamata da Melo Freni “valle della luna”, ma anche il territorio circostante. Esso ha come primo motore il desiderio da parte dell’autore di conoscere meglio e, nello stesso tempo, di divulgare la cultura e le tradizioni del paese natìo, a cui è legato in maniera viscerale, un paese che considera terra viva, dal quale non si può mai andare completamente via, ma che anzi attrae a tal punto i suoi figli da obbligarli a restarci per sempre.

Come ogni viaggio che si rispetti, Pierangelo si avvale nei suoi racconti anche di alcune guide, che quasi fungono da muse ispiratrici e che lo fanno vagare avanti e indietro in epoche diverse, in un passato prossimo rievocato dall’autore stesso con nostalgia e tenerezza, ma anche in un passato remoto vissuto dai suoi avi e affiorato alla sua memoria, grazie agli innumerevoli personaggi che popolano i suoi racconti. La prima di queste figure determinanti che incontra è il dott. Calcagno, studioso di medicina e appassionato di storia, che amava Fantina all’inverosimile. Egli lo guida alla riscoperta delle sue origini, che risalgono al IV secolo d. C., quando un gruppo di abitanti di Longane (l’odierna Rodì) si incamminò verso Sud e risalendo lungo il corso del Patri’ si stabilì otto chilometri più avanti, fondando un paese, il cui nome, secondo un’antica leggenda, deriva dal termine latino “infans” (neonato), alludendo ad  una bambina appena nata trovata dai primi esploratori del luogo sotto un masso, circondato da maestose nocciole.

Il lungo cammino dello scrittore prosegue dedicando ad ogni piccola storia, di cui è composto il libro, un capitolo a sè stante, che, quasi sempre, prende l’avvio da aneddoti di vita personale, i quali piano piano, però, assumono una prospettiva molto più ampia, trasformandosi da semplici memorie di vita vissuta nella storia di un intero popolo.
L’inizio e la meta di ogni excusus storico è sempre Fantina, il paese nel quale Pierangelo ha trascorso l’infanzia insieme ai nonni, il luogo in cui ama rifugiarsi nel presente per trovare finalmente la quiete al termine di una lunga giornata di lavoro e quello in cui vuole che sia “seppellito” il suo cuore per sempre.