L’opinione del prof. Gino Trapani: “La banalità del male”

- Discorsi sulla soglia

Di chi è la colpa della nuova ondata dei contagi? Quanti sono coloro che hanno sottovalutato la gravità della situazione? Essi continuano a fare del male. Ma lo fanno incoscientemente?  Secondo Hanna Arendt, Eichmann il nazista condannato per la sua partecipazione al genocidio degli ebrei, era un incosciente, il cui carattere si può accostare a quello del protagonista del romanzo “Lo straniero”, il quale uccide un uomo senza premeditazione, ma poi non prova alcun rimorso. E’ l’esempio della superficialità, della banalità del male. Per la Arendt la malvagità, la mostruosità dei suoi atti non dipendeva da motivazioni profonde; Eichmann era un uomo che si era fatto trascinare nel partito nazista, in cerca di uno scopo o di una prospettiva di vita, non in virtù di una direzione ideologica radicata. Nei suoi gesti non c’era un’intenzione particolare, o una ovvia motivazione malvagia. In lui, secondo la Arendt, mancava la capacità di pensare, la consapevolezza, la coscienza.

Ma chi non ha coscienza, non è forse un mostro?

La Arendt afferma che Eichmann si comportava da razzista, semplicemente perché si era votato alla sua carriera, come qualsiasi altro burocrate “consueto”: esempio tipico di carrierismo prosaico e inabilità a pensare. Tuttavia egli era un fanatico bellicoso, con idee chiare sul genocidio e sulla obbedienza all’autorità. E’ possibile che i razzisti facciano il male senza essere malvagi? Può essere definita “banale” la malvagità di chi si sottrae al pensiero?

La Arendt afferma che il male non possiede profondità, è “ordinario”. La superficialità del male attecchisce dove non c’è profondità di pensiero; tuttavia la mancanza di idee, la stupidità può essere più pericolosa di tutti gli altri istinti malvagi. Può devastare il mondo intero, perché si estende come un fungo sulla superficie. Attira tutti coloro che vanno dove tira il vento. Ecco la spiegazione degli atteggiamenti di tanti “disamorati” che negano il disastro ecologico, come non ammettono il coronavirus. Gli eventi climatici disastrosi aumentano, ma loro preferiscono ignorali. Il negazionista è un egoista, al quale interessa solo di farla franca. Nega l’esistenza del coronavirus fino a quando non ne fa esperienza diretta e, nel caso dovesse contagiarsi e guarire, – o per motivi di consenso politico, o per un preconcetto –  osa affermare che si è trattato di una normale malattia polmonare! 

 

 

 

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