L’opinione di Gino Trapani: verso una democrazia diretta, contro il pluralismo

- Discorsi sulla soglia

La riduzione del numero dei parlamentari (da 945 a 600: deputati da 630 a 400, senatori da 315 a 200 – senatori a vita da 7 a 5) viene presentata come una positiva riforma istituzionale. Ma lo è davvero?

Secondo l’ottica pluralistica, è una legge sbagliata, perché diminuisce drasticamente il numero degli eletti nelle zone periferiche (è stato calcolato che sarebbe eletto un senatore ogni 800.00 elettori), con grave danno per le minoranze, che saranno numericamente molto esigue anche all’interno dei rappresentanti dei singoli gruppi politici, nei quali si avvantaggerà la ristretta oligarchia dei dirigenti nazionali e sarà favorita sia la personalizzazione della politica, sia la cerchia dei fedelissimi dei leaders, alcuni dei quali si presentano come capipopolo, coppieri della libertà.

L’antipolitica – adducendo a pretesto la lotta alla casta dei partiti politici – in pratica mira a delegittimare il Parlamento e trasformare la nostra democrazia parlamentare in democrazia diretta, in cui le decisioni dovrebbero essere prese – più che dai parlamentari eletti con regolari elezioni – dai cittadini consultati nelle Piattaforme (come la Rousseau dei Cinque Stelle), che hanno come protagonisti i nuovi furbi della comunicazione virtuale.

La legge che ha sancito il taglio dei parlamentari è stata definita dal giornalista Marco Damilano un tripudio gattopardesco, perché, invece di ridurre la casta, ne produce un’altra. E’ un cambiamento che serve per non cambiare nulla, se non in peggio, almeno finché non sarà accompagnato dalla riforma del bicameralismo perfetto e da una nuova legge elettorale.

Sfiora il ridicolo la giustificazione del taglio dei parlamentari come un risparmio per le casse dello Stato. Un Parlamento non si rende più efficiente con la sola riduzione del numero degli eletti. Con l’entrata in vigore della legge, sarebbe ridotta anche la rappresentanza (e quindi la partecipazione alle decisioni) dei gruppi politici piccoli e medi nelle Commissioni parlamentari in sede referente, consultiva e legislativa.

Le ragioni del No sono più convincenti di quelle del SI, che tuttavia, secondo i sondaggi, nel prossimo referendum, dovrebbero prevalere, anche se – ad eccezione dei Cinque Stelle – quasi tutti i partiti maggiori che hanno votato la legge hanno al loro interno posizioni contrastanti e in pratica il risultato è ancora incerto.

 

 

 

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