Tre barcellonesi condannati a 30 anni per l’omicidio Rizzo, commesso nel 1999

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Sono stati condannati a 30 anni di reclusione tre dei quattro imputati nel processo per l’omicidio dell’autotrasportatore barcellonese Carmelo Martino Rizzo, avvenuto il 4 maggio 1999, su una piazzola di sosta dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi di Lauria in provincia di Potenza. I giudici del tribunale di Potenza hanno ritenuto colpevoli dei reati ascritti i barcellonesi Basilio Condipodero, 46 anni, Giovanni Rao, 59 anni e Sam Di Salvo, 55 anni. Assolto per non aver commesso il fatto il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, 48 anni.

La vittima all’epoca del delitto aveva 27 anni e, secondo quanto ricostruito dalla Procura distrettuale antimafia di Potenza, sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, Rao e Di Salvo furono i mandati dell’omicidio, avvenuto ventuno anni fa per ritorsione nei confronti dell’autotrasportatore accusato dalla famiglia mafiosa barcellonese di aver partecipato a furto di escavatore ai danni di una ditta che pagava il pizzo e che quindi era sotto la protezione della criminalità organizzata barcellonese. Condipodero, secondo l’accusa, avrebbe accompagnato Stefano Genovese, 46 anni, esecutore materiale dell’omicidio, con un ruolo di autista nel comando di fuoco entrato in azione il 4 maggio 1999. Genovese è stato già condannato a 27 anni per l’omicidio di Rizzo, ucciso con tre colpi di pistola calibro 765, mentre si trovava nella cabina del suo automezzo, nella piazzola di sosta di Lauria, durante una sosta del suo ultimo viaggio che l’avrebbe portato in Piemonte.

La misura cautelare in carcere per i tre condannati era scattata nel dicembre 2019 ed era stata notificata in carcere a Rao e Di Salvo, già ristretti per altri reati. Condipodero era stato invece arrestato dagli agenti della Polizia di Stato di Barcellona Pozzo di Gotto, coordinati dal dirigente Antonio Rugolo.

Il giudice ha disposto il risarcimento del danno per familiari, che si sono costituti parte civile con gli avvocati Filippo Barbera, Gaetano Pino e Santino Trovato, fissando un provvisionale di 50 mila euro per ciascun della parti. Il collegio di difesa era composto dagli avvocati Autru Ryolo e Scattareggia Marchese per Rao, Tommaso Calderone e Tino Celi per Di Salvo e Diego Lanza e Giuseppe Lo Presti per Condipodero. Carmelo D’Amico era difeso dall’avv. Antonietta Pugliese.

 

 

 

 

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