L’editor Franco Forte ha presentato a Barcellona il libro “La bambina e il nazista”

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Franco Forte è probabilmente il più noto editor italiano (l’editor è il curatore editoriale, colui che affianca autori ed editore in una casa editrice ed è la figura centrale attorno a cui orbita tutta la produzione letteraria) ma è anche scrittore (autore di molti bestsellers), direttore editoriale (delle collane da edicola della Mondadori, come Giallo Mondadori e Urania), talent scout, insegnante di scrittura creativa, sceneggiatore e giornalista. Franco Forte, in Sicilia per il Termini Book Festival (il festival letterario di Termini Imerese, in provincia di Palermo), è stato invitato a Barcellona Pozzo di Gotto dal medico-scrittore Nino Genovese (autore del noir “Scirocco e zagara” e della saga per ragazzi “Il nonno è un pirata”), che lo ha presentato alla cittadinanza barcellonese assieme alla giornalista Cristina Saja (collaboratrice delle testate nazionali Milano Finanza e Avvenire e capo-redattrice di 24live).

L’evento ha avuto luogo nell’arena centrale dei Giardini Oasi di Piazza San Sebastiano a Barcellona Pozzo di Gotto e ha richiamato un pubblico attento (e ragionevolmente numeroso, per via dei posti limitati dalle necessità dell’emergenza sanitaria). L’occasione dell’incontro è stata la presentazione dell’ultimo romanzo di Franco Forte, “La bambina e il nazista”, scritto a quattro mani con Scilla Bonfiglioli (autrice di romanzi di genere fantasy, horror e thriller prima di esordire col romanzo storico), recentemente tradotto in Polonia col titolo “Dziewczynka z Sobiboru” (“La bambina di Sobibór”, dal nome del campo di concentramento polacco dove si svolge parte della storia), che in pochi mesi sta ottenendo un buon successo di pubblico e di critica in Italia e all’estero. Il protagonista è il tenente nazista Hans Heigl, “dal viso pieno di ombre e dagli occhi tristi”, che muovendosi tra gli orrori di ben due campi di sterminio, prima Sobibór poi Majdanek, protegge una bambina ebrea che gli ricorda la figlia morta di tubercolosi. La storia è avvincente, i personaggi sono convincenti e ben descritti: dai buoni, come la malinconica Margot (“piccola e fragile”) e la coraggiosa Larysa (la sorvegliante ucraina gentile e sfortunata); ai cattivi, come il maggiore Kurt Vossel (“l’ufficiale così bello da sembrare mostruoso, quello che sorrideva come sorride la morte”) e il colonnello Hagen Eberwolf e l’ausiliaria Alida Haller (“il diavolo e la sua compagna, come nelle fiabe antiche, che nelle notti più nere allestivano le fornaci infernali”). Ma i personaggi sono tanti e tutti interessanti, la lettura è così coinvolgente che le 300 pagine neanche si sentono, chi pensa che l’ambientazione sia trita e ritrita (e che sulla Shoah si sia già detto tutto) sarà stupito: il romanzo è assolutamente da leggere.

L’evento è stato introdotto da Cristina Saja, che ha letto le biografie degli autori del romanzo e ringraziato il pubblico presente. Poi ha preso la parola Nino Genovese, che ha definito l’opera di Forte e Bonfiglioli “un romanzo potente, potente per la trama e per i dialoghi” e ha aggiunto che “la storia è triste ma è una spinta alla vita, è un noir al contrario”. Dopodiché Genovese ha avviato la chiacchierata con l’autore, chiedendo il perché del genere storico e della tematica dell’Olocausto. Franco Forte ha spiegato che la Storia è la chiave per capire il presente poiché “è già accaduto tutto” (l’autore ha raccontato come le esigenze dell’attuale emergenza sanitaria ricordino le precauzioni che si prendevano al tempo della Spagnola, la pandemia influenzale che uccise milioni di persone tra il 1918 e il 1920), “La bambina e il nazista” non vuole essere (e non è) semplicemente un romanzo storico e il tema dell’Olocausto può essere meglio compreso grazie alla narrativa (evitando che risulti noioso ai giovani).

L’autore ha poi spiegato la genesi dell’opera e ha raccontato che studiando le carte del processo di Norimberga si ritrovò a leggere poche righe sulla testimonianza di una bambina che dichiarò di essersi salvata grazie ad un ufficiale nazista. Non trovò altro su questa vicenda ma ne fu conquistato e cercò di immaginare perché e come un ufficiale nazista possa aver rischiato tutto per salvare una bambina ebrea. Scilla Bonfiglioli, allieva in uno dei corsi di scrittura di Franco Forte, fu conquistata da questa storia e assieme al suo mentore ha studiato per un anno le fonti storiche per costruire una storia autentica (“Tutti i personaggi sono veri, il mondo ricostruito è tutto assolutamente vero, abbiamo studiato tutti i trucchi usati davvero per salvare gli ebrei in luoghi diversi e li abbiamo messi lì; alcune cose sembrano incredibili ma non c’è niente di inventato, neanche i suicidi degli ufficiali che non sopportavano l’orrore dei campi di sterminio, ci siamo documentati). Nino Genovese ha poi ripreso la parola indirizzando il discorso sui temi e le caratteristiche della scrittura dell’autore Franco Forte. Si è parlato delle figure femminili e Forte ha illustrato le grandi donne dei suoi romanzi, da Imilce (la principessa iberica moglie di Annibale) in “Carthago” alle donne di “Romolo. Il primo re” (la Lupa, Acca Larenzia). Soffermandosi su quest’ultimo romanzo, Franco Forte ha spiegato come abbia “smontato la leggenda (delle origini di Roma) per rimontare la storia”, secondo un processo che Cristina Saja ha chiamato “reverse legend”.

Poi, su spunto di Nino Genovese e a seguito di un intervento dal pubblico, si è passato a parlare di scrittura creativa, uno dei temi più cari a Franco Forte (che è anche direttore responsabile di Writers Magazine Italia, la rivista di riferimento per scrittori e aspiranti tali edita dall’associazione culturale Delos Books). Forte ha spiegato che “scrivere è una cosa, scrivere per pubblicare è un’altra cosa”, scrivere è cosa che sanno fare tutti ma scrivere per pubblicare è diverso perché: “bisogna saper trasmettere in maniera forte emozioni a chi legge e chi legge dimentica l’autore, si interessa solo ai personaggi”. Franco Forte ha spiegato che il lavoro dello scrittore è un processo difficilissimo, per questo ci riescono in pochi, ma si può imparare e ha suggerito di seguire il suo canale Youtube “SCUOLA DI SCRITTURA – Il mestiere di scrivere” per avere suggerimenti e spunti. L’evento è stato infine chiuso da Cristina Saja che ha definito “La bambina e il nazista” un’esperienza più che un libro, suggerendone a tutti la lettura, e ha ringraziato autore e pubblico ma Franco Forte si è trattenuto oltre per firmare autografi e scambiare due chiacchiere con appassionati e curiosi.

 

 

 

 

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