Aforismi della felicità

- Discorsi sulla soglia, Attualità

E’ difficile apprendere l’arte della gioia (titolo dell’affascinante romanzo di Goliarda Sapienza), soprattutto in un clima di catastrofe del pianeta, sia sul piano sanitario che su quello economico.
Le superpotenze sono in procinto di far nascere una nuova guerra fredda a livello mondiale, mentre i sovranisti, populisti ed estremisti, se sono all’opposizione, sobillano chi sta male e trasformano le proteste legittime in sconvolgimento della pace sociale.
Tanta gente non ha fiducia nei progetti di ricostruzione del domani, dubita che il governo sappia farci uscire dal tunnel della regressione e teme che la stagnazione economica si trasformi in un buco nero. Si è aggravato il malessere di vivere nella società della globalizzazione selvaggia, della onnipotenza della finanza e della tecnocrazia senza misura.
Le multinazionali, le leggi del consumismo, la mercificazione della cultura e la manipolazione falsa della comunicazione virtuale impediscono la gioia di vivere, perché nella società liquida dominano i beni materiali, il disamore (la disumanità), l’avarizia: l’uomo spesso è alienato, in crisi di identità e non riesce a godere neppure dell’incanto della natura. Potere, denaro, egoismo minano alla base la coesione sociale, rendono l’uomo lupo all’uomo, oppure riducono le relazioni a un mero scambio di favori.
Per gli scettici la felicità non è di questa terra. Regna l’incomunicabilità, l’incapacità di comprendersi; bastano poche frasi per fare saltare i nervi, rompere amicizie e rendere la vita infelice.
Secondo alcuni sapienti, solo chi non è felice si chiede che cosa sia la felicità. Accanto alle risposte che dà la religione cristiana (la fede e la speranza senza la carità non valgono a nulla), pensatori e forme alternative di spiritualità hanno elaborato strategie laiche del buon vivere, distinguendo i bisogni veri da quelli fasulli. “Conosci te stesso” (ghnoti seautòn) è l’imperativo socratico a cui molti si sottraggono. Il viaggio verso il vero sé, invece, dovrebbe condurre alla consapevolezza dei propri limiti. L’egocentrismo può portare alla alienazione, alla depressione, oppure al desiderio smodato dei pieni poteri, all’oltre-uomo, al razzismo.
Hannah Arendt, nel giudicare il nazista Eichmann, ha affermato che il razzismo consiste nel non saper pensare dal punto di vista di un altro. L’odio razziale attecchisce nelle coscienze superficiali, che vanno dove tira il vento, sono dominate dal disordine delle emozioni e non sanno distinguere il male dal bene.
Nell’antichità Epicuro nella “Lettera a Menèceo” affermò che la felicità si raggiunge quando si sanno governare i desideri e le passioni e quando si sa distinguere ciò che si ha da ciò che si è. Un invito alla moderazione e alla atarassia ci viene dallo stoicismo di Seneca e dal Manuale di Epìtteto (divulgato in epoca moderna nella versione di Giacomo Leopardi). Se ci abituiamo al poco, possiamo godere anche del molto che la vita può offrirci.
Per Blaise Pascal la felicità è una merce favolosa: più se ne dà, più se ne riceve. Per Oscar Wilde la felicità consiste nel desiderare ciò che si ha. Ne “I piaceri” Vitaliano Brancati lancia l’invito a coltivare il comico, il buon senso, l’amicizia, la musica, l’ozio creativo, ecc.
Il ruolo paritetico della donna deve essere considerato indispensabile per una società felice. Per Erich Fromm la gioia coincide con l’amore, che è il contrario del “do ut des”; non è una questione di fortuna e richiede misura, umiltà, disciplina, coraggio, concentrazione, pazienza, fiducia nella varietà delle relazioni (amore di coppia, materno, per gli altri, per Dio, per se stessi).
Per la salute del corpo è essenziale dedicarsi alla cura della psiche e viceversa. Lo zen – che è sinonimo di “calma” ed etimologicamente significa stare seduto meditando – insegna a compiere piccoli gesti quotidiani (come respirare con gli occhi chiusi, palpare frutta fresca o erbe aromatiche), al fine di essere illuminati da tutto ciò che si trova nell’universo. Occorre imparare a non farsi travolgere da una sola emozione. Un aforisma recita: una forte emozione è un incendio che brucia i sentimenti; ecco perché desideriamo spegnerla con le lacrime. Secondo un altro aforisma, un sorriso non si dona, né si rende: si deve condividere. La spiritualità dello zen è definita uno scoppio di risa nell’oscurità del non senso.
Ricca di spirito vivo è una società dotata di ironia. Molti siciliani accompagnano alla dimensione teatrale del vivere la capacità di sorridere di sé (o delle proprie disgrazie), attitudine che già nel 70 avanti Cristo Cicerone evidenziò nei siciliani, come scrisse nel De signis, una delle “Verrine”.
Non esiste una formula magica per essere felici: dobbiamo imparare a tenere lontana l’afflizione nei momenti scabrosi, quando la morte ci guarda da vicino e pestilenze, terremoti, alluvioni, atti mafiosi, terrorismi, o violenti tumulti popolari sconvolgono la vita quotidiana.
Per l’uomo che cerca la serenità, punti sicuri di riferimento sono l’arte e la bellezza, che hanno le radici nella civiltà greca dell’equilibrio e della misura. Noi che viviamo nel Mediterraneo dovremmo fare tesoro del pensiero meridiano, che vede nella nostra cultura l’alternativa alla
società del consumismo e della dismisura. L’arte evita l’imbarbarimento delle città. Dove manca il senso estetico è in agguato il delitto.
Oltre il conforto della fede e al di là di progetti ambiziosi, o appariscenti, dobbiamo accontentarci dell’ordinario, eliminare la passione che non conosce limiti, circondarci di oggetti che esprimono uno stile di vita sobrio, godere di ciò che non si può comprare: l’amore nei rapporti intimi, una
conversazione tra amici, un ambiente di lavoro in cui ci si sente a proprio agio, la partecipazione ad attività culturali e / o sportive. Per tentare di raggiungere la felicità, come insegna l’imperativo categorico di Kant, dobbiamo trattare gli altri come fine, mai come mezzo; avere sempre presente la cultura dei doveri, metterci a disposizione del prossimo, prestando aiuto ai ceti poveri o ridotti in povertà, creando ponti e abbattendo i muri, non dando credito a chi predica “prima noi” (con o
senza un rosario in mano). Il futuro purtroppo non dipende da un semplice atto di volontà; occorrono – a livello mondiale – azioni di solidarietà, che dovrebbero portare a un nuovo umanesimo, alla decrescita felice di cui parlano gli ambientalisti…