Il “pensiero meridiano” rinnegato da politici e uomini d’affari

- Attualità, Discorsi sulla soglia

Il confronto con la verità dell’epidemia, della malattia e della morte consente agli uomini di ritrovarsi solidali. La lotta contro la parte malata dell’esistenza è anche il recupero di ciò che unisce gli uomini e, unendoci, riduce la fragilità. L’esperienza dei nostri limiti è l’antidoto contro ogni ebbrezza di potenza. Nella fragilità scopriamo la fraternità, l’amore per il prossimo, la solidarietà contro la morte, il senso della misura, che purtroppo da tempo la società liquida del consumismo sfrenato ha smarrito. E oggi personaggi come Tramp, Bolsonaro, o altri politici europei di estrema destra negano l’esistenza del coronavirus, perché temono che la diffusione della solidarietà tra la gente possa danneggiare il loro consenso, che si basa sul “prima noi” e spesso anche sul razzismo.

Sulle orme di Albert Camus, Franco Cassano – autore di un saggio intitolato Il pensiero meridiano, pubblicato da Editori La Terza – sostiene che il Mediterraneo è il luogo in cui si conserva il segreto della misura, l’accordo tra uomo e natura, l’amore per la bellezza, che erano i connotati della civiltà greca. Qui la terra incontra il mare (che il sole interseca) e la linea di costa è il simbolo del confine, inteso come convivenza e non come frontiera che separa.

Oggi il rapporto originario e profondo con la terra lo si può ritrovare solo recuperando il cuore greco della nostra civiltà, quell’amore classico per il cosmo, che si è smarrito a causa del prevalere della dismisura sul senso del limite, che ha caratterizzato la Storia d’Europa e del mondo e, sotto la guida dei popoli del nord ovest, ha portato alla tecnocrazia, al consumismo, alla crescita sfrenata, alla distruzione dell’ambiente, alla frantumazione della coesione sociale, alla emigrazione, alla alienazione e alla nevrosi delle masse nelle anonime città metropolitane.

La globalizzazione omologante ha creato dislivelli incolmabili con i paesi definiti sottosviluppati e con le regioni mediterranee, tra le quali il nostro sud è stato mortificato, oltraggiato e definito una terra di confine tra civiltà e barbarie, abitata da comunità caratterizzate da sporcizia, ignavia e immobilismo, un inferno abitato da diavoli: così è stato giudicato da Giorgio Bocca e – con termini ancora più dispregiativi – dai leghisti.

Ma il Mediterraneo non è stato sempre così maltrattato; era la culla della civiltà e la Sicilia ne era l’ombelico. Purtroppo il Mezzogiorno è stato ed è guidato da politici e uomini di affari che, ignorando il pensiero meridiano, hanno rinnegato la tradizione e, imitando la mercificazione dei paesi sviluppati, hanno fatto diventare il sud una copia sbagliata del nord, con le mafie che hanno imparato a competere e a inserirsi nelle strutture della tecnocrazia. E il Mezzogiorno è rimasto il fanalino di coda dell’Europa. I nostri amministratori hanno accettato di fare gli ascari dei premier nazionali, da Giovanni Giolitti a Giulio Andreotti, a Silvio Berlusconi. E oggi ci sono meridionali pronti a continuare in questo stesso ruolo alle dipendenze di Matteo Salvini, che ha bisogno dei voti del sud per vincere le prossime elezioni e per prendere i pieni poteri, che egli – novello superuomo, figlio del nord più estremista – pretende di assumere, come ha proclamato incautamente sulla spiaggia del Papete.

Noi abbiamo dato alla rivista e al sito on line della Pro Loco “Manganaro” il titolo di Simùn perché il vento caldo del sud è il simbolo dello spirito di solidarietà e del senso della misura, che alimenta il pensiero meridiano, che come un’aria vivificatrice spira dal Mediterraneo in direzione opposta alle inquiete tenebre e lunghe della consumistica società liquida, che purtroppo ci ha omologati.

Il pensiero meridiano è un progetto rivoluzionario, che ha come obiettivo modificare i rapporti di dipendenza dalla globalizzazione unificante ed è basato sulla valorizzazione dei prodotti naturali della terra, del sole e del mare, oltre che del patrimonio storico artistico e immateriale. Per realizzarlo, però, occorre un Patto mondiale, con cui anche gli Stati del primo mondo accettino la misura come regola in tutti i settori dell’economia, con l’obiettivo comune di uno sviluppo sostenibile, che metta in primo piano la salute, la difesa dell’ambiente, la ricostruzione dei territori devasti (come le terre dei fuochi), limitare l’inquinamento catastrofico (come quello provocato dalle acciaierie di Taranto e dalle raffinerie di petrolio della Sicilia) e salvaguardare dalla estinzione le identità delle minoranze in tutto il mondo.

Per quanto riguarda la Sicilia si propone una strategia di mercato (sinergia), un’azione di Co-marketing Agroalimentare Siciliano, puntando sui Sapori e Odori di Sicilia Speciali, sulla Bonifica idrobiologica globale (contro l’inquinamento del mare e delle discariche abusive) e sulla riorganizzazione della sanità, dell’istruzione, della navigazione, della pesca, del turismo e dell’economia agricola (il che richiama alla mente le purtroppo vane proposte di Nino Pino Balotta in Eugenetica e progresso).

Nella foto in evidenza un’immagine del film il Gattopardo (dalla rete internet)