La decrescita per una società sostenibile
Il coronavirus ha evidenziato in maniera macroscopica le debolezze strutturali del sistema sanitario e dell’economia capitalistica, ossessionata dalla crescita ad ogni costo, nella illusione di uno sviluppo senza limiti, che invece sta causando un degrado ecologico senza precedenti.
Gli studiosi Maurizio Pallante in Decrescita felice e Serge Latouche in La scommessa della decrescita si oppongono al credo economico consumistico che unisce crescita e progresso. Essi invece affermano che il mondo sostenibile va a bassa velocità, procede con lentezza.
Il “Movimento italiano per la decrescita felice” insieme ad altre 66 organizzazioni mondiali e 1000 attivisti hanno pubblicato una lettera in cui propongono di adottare per il futuro un paradigma della decrescita per far fronte alla crisi mondiale indotta dal coronavirus e avviare una transizione verso una società radicalmente diversa, più giusta e sostenibile.
Sarei felice se la nostra vita venisse riorganizzata non sul consumismo, sui combustibili fossili, sulla pubblicità, ecc., bensì intorno alla fornitura di beni e servizi essenziali, in modo da garantire i bisogni umani primari (cibo, alloggio, sanità, istruzione, diritto, energie rinnovabili, agricoltura ecologica). Occorrerebbe demercificare i settori legati a questi bisogni di base, operare sulla prevenzione e consentire a operai e professionisti nuovi tipi di lavoro rigenerato e pulito.
Nel ripartire dopo la fase due dell’epidemia, si dovrebbe dare solidità e autosufficienza al livello alimentare; mangiare cibo che non sia frutto di agricoltura o di allevamenti intensivi.
Ma bisogna soprattutto che i sistemi politici ed economici si basino sul principio di solidarietà; in particolare gli Stati dovrebbero dare vita ad un Patto mondiale, in cui la giustizia climatica sia il principio che guida una rapida trasformazione socio-ecologica, che possa costituire la base per la riconciliazione tra paesi del Nord e paesi del Sud del mondo …
Tutto ciò è utopia? Quanti sono i capi di stato e di governo disposti a contrastare i poteri forti, ridurre l’onnipotenza delle multinazionali globali e del settore finanziario? E tra i politici che proclamano di fare gli interessi del popolo, quanti sono coloro che combattono praticamente contro chi sta distruggendo l’ambiente? E’ più comodo (e procura consensi) prendersela con gli emigranti!














