24liveSchool, a tu per tu con un’operatrice sanitaria del Covid Hospital di Barcellona

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Chiara Bucca, alunna della scuola secondaria di primo grado “Foscolo” di Barcellona Pozzo di Gotto, a tu per tu con un’operatrice sanitaria che lotta in prima linea contro il Coronavirus, ha voluto dare voce a chi, silenziosamente, contribuisce con il proprio lavoro a combattere un nemico insidioso che ci ha assalito all’improvviso.

Ci troviamo nel piazzale antistante il nosocomio barcellonese, dove la signora Nunziatina Fazio, prima di prendere servizio, rilascia telefonicamente un’intervista alla nipote Chiara.

-In qualità di “giornalista in erba” le darò del “lei”. Qual è la sua figura sanitaria, signora?

La mia figura sanitaria è quella di OSS, cioè una Operatrice Socio Sanitaria.

-Ed esattamente come si svolge il suo lavoro?

Come ho già detto, noi OSS ci occupiamo di soddisfare i bisogni dell’ammalato: ci occupiamo dell’igiene del paziente, di dargli da mangiare e tutti i bisogni primari che riguardano la persona.

-Prima dell’emergenza Covid-19 dove svolgeva il suo lavoro?

Il mio lavoro prima si svolgeva sempre presso l’ospedale di Barcellona, ma nel reparto di riabilitazione.

-Appena l’ospedale è stato dichiarato Centro Covid-19, dove è stata trasferita?

Il reparto di riabilitazione è stato chiuso e io sono stata trasferita nel reparto di “Pneumologia Covid-19”.

-E lì, di che tipo di pazienti si occupa?

In questo reparto ci occupiamo solo di pazienti positivi al virus, sia giovani che anziani.

-Come si prepara prima di entrare nel reparto?

Io e i miei colleghi siamo stati preparati con un corso per la vestizione e svestizione. Così tuteliamo noi stessi e gli altri. Prima di entrare siamo forniti di un kit che prevede tutti i DPI: tuta, calzari, guanti, mascherina, occhiali, copricapo e visiera.

-Quali precauzioni usate per voi e per gli altri, anche a casa?

Quando entriamo usiamo i DPI, quando usciamo abbiamo l’obbligo di sanificarci con detergenti e disinfettanti, come la candeggina. Tornati a casa cerchiamo di stare lontani dai nostri familiari per evitare un possibile contagio.

-Avete paura di svolgere il vostro lavoro?

In fondo tutti noi abbiamo paura, ma il nostro lavoro e il nostro primo pensiero sono quelli di aiutare e curare gli ammalati; soprattutto adesso, quando entriamo nelle stanze, ci dimentichiamo di noi e pensiamo ad aiutare e salvare vite umane.

-E i pazienti, come reagiscono a vedervi tutti coperti dai DPI?

I primi giorni, tutti i pazienti erano  straniti, non capivano come mai eravamo vestiti così, anche perché non potevano vederci in viso, ma erano costretti a riconoscerci dalla voce e per questo si lamentavano. Tutto sommato, con il passare dei giorni, siamo stati accettati.

-È morto qualche paziente nel reparto?

Purtroppo sì, nel mio reparto è morto più di un paziente, poiché la maggior parte sono pazienti anziani con patologie pregresse, spesso provenienti dalle Case di Riposo o RSA della provincia di Messina, tristemente diventate focolai di contagio. Ci sono state però anche guarigioni, sia di giovani che di persone di età avanzata. A tal proposito ricordo che un giorno, mentre ero in servizio, è morto anche un giovane, anche se già con patologie preesistenti, e ci è dispiaciuto tantissimo perché aveva meno di cinquant’anni.

-Quando ci sono decessi come vi comportate?

Prima di tutto si deve constatare la morte con l’ausilio di medici e si deve effettuare il tracciato del cuore. Appena dichiarata la morte io, in qualità di OSS, pulisco la salma e devo sanificarla con i disinfettanti. Durante questo lavoro bisogna stare molto attenti, anche perché non si sa se il virus è attivo anche dopo la morte. Proprio per questo il morto viene coperto da un telo e sigillato in un sacco nero e, dopo questa operazione, viene trasportato nella sala mortuaria dell’ospedale.

-Quanto tempo pensa che durerà ancora questa emergenza?

Non lo so. Momentaneamente i ricoveri sono diminuiti e i numeri rimangono stabili. In questo momento permangono dei pazienti che man mano, con le verifiche adeguate, risultano negativi. Spero quindi che i reparti pian piano si svuotino. Nessuno sa quando finirà: si teme un’altra ondata in autunno, quindi è tutto un punto interrogativo. Ora vado perché inizia il mio turno di servizio.

Ringraziamo allora la signora Nunziatina Fazio per la sua disponibilità e ci congratuliamo con lei per lo spirito di sacrificio e dedizione che sta dimostrando.

Il nostro grazie va quindi a tutto il personale medico, paramedico, operatori sanitari, che in questo momento stanno mettendo a repentaglio la propria vita per salvare quella altrui, manifestando sensibilità, solidarietà e altruismo verso la collettività.

Concludo con una nota personale. “Grazie per ciò che fai, nonna. Ti voglio bene.”

Chiara Bucca

Classe II, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.