Gianluca Campagna

24liveBook, Gianluca Campagna uno scrittore affamato di vita

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Lo scrittore e giornalista Gianluca Campagna (Latina 1970) è l’ospite della rubrica 24liveBook.  Ha pubblicato il romanzo Molto prima del calcio di rigore (Draw Up, 2014), il noir mediterraneo Finis terrae (Oltre, 2016), vincitore sezione emergenti al premio Romiti e secondo al Giallo Indipendente del Salone del Libro di Torino, e Il profumo dell’ultimo tango (Historica, 2017), vincitore del premio giuria al Premio Barliario di Salerno. È ideatore e organizzatore dal 2007 del festival giallo e noir Giallolatino.

L’estate del mirto selvatico (Frilli 2019 – pag. 208 – euro 14.90) è la sua ultima pubblicazione. Il protagonista è Federico Canestri, scrittore in crisi con la moglie e in difficoltà creativa, chiuso in una bolla indolente nel suo appartamento di Roma, finché apprende dal web che in una cavità del monte Circeo è stato ritrovato uno scheletro di un adolescente. Federico forse sa di chi sono quei resti. È lì che affiorano i ricordi su quell’estate che ti cambia, che appartiene a quel periodo dell’adolescenza in cui scopri l’amore, l’invidia, la gelosia, i tradimenti. È l’estate in cui sulle spiagge di Sabaudia la banda dei buoni, guidata da lui, detto Barabba, insieme allo sbruffone Hollywood, al timido Tasso Mannaro, alla bella Camicetta e all’impacciato Dracula, si fronteggia con la banda dei bulli, capeggiata dall’arrogante Hammer, i rissosi Crisantemo, Kamikaze e Moscarda, più le disinibite Mantide e Raffa. Federico deciderà di tornare all’ombra del Circeo per affrontare finalmente il passato, la misteriosa scomparsa di Dracula, il rapporto conflittuale col padre, la vita felice vissuta con Veronica, cercando decisive risposte nel presente. Ma chi erano veramente i suoi amici? E il padre? E lui? Lui è veramente chi crede di essere? In un doppio percorso temporale e narrativo Federico cercherà di scovare gli amici e i nemici di quell’estate che lo ha cambiato per sempre, per scoprire in un perverso gioco di verità, reticenze e bugie cosa è accaduto in quella tragica notte del 3 luglio 1990.

Il ritmo della narrazione a tratti è nostalgico e lento, ma l’autore accelera al punto giusto per trascinarci in un passato che fa a pezzi l’animo umano. L’ambientazione è il personaggio in più di cui non si parla IN quarta di copertina: il Circeo, le spiagge di Sabaudia, la brezza del mare e gli anni 90, i mondiali di calcio e uno stile di vita lontano da cellulari e tablet che non ci ricordiamo più. È l’estate di Italia90 che si mescola e amalgama ai nostri giorni in vortice noir che ti trascina dritto dentro al passato. Senza via d’uscita.

Ma per conoscere meglio Gianluca Campagna, ho deciso di incontrarlo virtualmente, in questi tempi nefasti di pandemia.

Gianluca Campagna in due righe

Affamato di vita.

L’Estate del Mirto Selvatico in poche parole. Perché un lettore dovrebbe acquistarlo?

Un romanzo diviso in due piani temporali. Oggi c’è uno scrittore di successo ma precario negli affetti e nel lavoro che apprende che in una cavità del monte Circeo è stato ritrovato uno scheletro di un adolescente. Lui forse sa di chi sono quei resti, così decide di tornare in quella località dove trascorreva le vacanze con gli amici e i genitori quando era un ragazzo. E così indagare, tornando a tuffarsi nella nostalgia del passato, per capire che fine aveva fatto il suo amico, mettendo in discussione i familiari, i suoi amici e se stesso. Lo suggerisco a un lettore per conoscere una terra meravigliosa e antichissima come il Circeo, per tornare ragazzo e per evadere in un altrove dove nulla è scontato, nemmeno i sentimenti più granitici.

Quali sono gli autori che hanno lasciato un segno indelebile nel tuo modo di scrivere?

Sono un onnivoro per deformazione professionale e per formazione individuale. Adoro i romanzi di Montalbàn e di Izzo, perché mi hanno fatto innamorare ancora di più del Mediterraneo, delle sue bellezze e delle sue contraddizioni, poi mi perdo negli scritti esistenzialisti di Camus, nei romanzi di Sepùlveda e di Soriano, soprattutto nella descrizione picaresca di un mondo che sembra un altrove letterario invece non è altro che il SudAmerica così come è. Ma mi emozionano anche gli articoli giornalistici di Luigi Garlando, Carlo Bonini, Francesco Merlo, Paolo Condò. Tutto è fonte di ispirazione, tutto è fonte di riciclaggio, appunto qualsiasi cosa che poi rimodulo cancellando completamente la matrice. Alla fine, i miei appunti sono come una Glock con matrice abrasa che spara parole potabilizzate.

La tua esperienza con Carlo Frilli e la Fratelli Frilli Editore

Carlo Frilli lo conosco da molto tempo ed è stato amore professionale a prima vista. La Frilli è una delle poche case editrici che fa scouting in Italia, lo fa con passione e determinazione, coinvolge gli autori e Carlo non si nega mai al telefono. Una dote che apprezzo in Carlo è la schiettezza.

Che cosa pensi degli Editor?

Gli editor oggi somigliano tanto agli agenti letterari. Cioè, ti chiedo, ma esistono?! Credevo che fossero soltanto figure mitologiche, anche se poi ho scoperto che esistono ma loro non lo sanno. Uso una punta di sarcasmo, perché ormai le case editrici mi pare non contemplino più questa figura validissima nei loro ranghi. Io nella mia breve esperienza ho avuto a che fare con degli editor e non c’è mai stato scontro frontale; resto dell’idea che un editor va valutato un po’ come un allenatore di una squadra di calcio: se il tecnico mette in campo un giocatore che i tifosi non reputano all’altezza ci sarà un motivo, non fa giocare titolare chi è controproducente. Quindi, se un editor suggerisce una scelta narrativa o una soluzione linguistica un motivo ci sarà. Va scoperto, però, quale.

Non è il tuo primo romanzo. A quale sei più legato?

è un paradosso, ma sono legato al romanzo meno apprezzato, ‘Molto prima del calcio di rigore’. Ho capito dalle critiche ricevute e dalla rilettura a distanza di tempo come non si scrive un romanzo, e questo è utilissimo. Mi spiego, l’idea era buona, anzi è buona, cioè descrivere uno spaccato sociale dell’Italia attraverso il calcio, ma ho ecceduto in quello che chiamo onanismo narrativo; infatti, ho creduto che descrivere con dovizia di dettagli quello che piace a me avrebbe potuto interessare anche altri, ma questo è in modo di narrare autoreferenziale che può essere indirizzato solo a una nicchia di lettori, quando invece uno scrittore dovrebbe interessare più dei cinque lettori di manzoniana memoria. Quindi, essere capaci di argomentare più temi in un’unica architettura narrativa, armonizzando tra loro i vari argomenti, è sinonimo di equilibrio.

Un consiglio per un giovane che si vuole avvicinare al mondo editoriale

innanzitutto leggere e viaggiare. E non smettere mai di leggere e di viaggiare. Poi, non avere la frenesia di pubblicare a tutti i costi, cadendo nell’errore del self publishing o della vanity press, perché oltre a drogare e saturare il mercato non offre sbocchi di valutazione seria. Ma più che fornire consigli sono io che li cerco, avido come sono di suggerimenti altrui.