In questi giorni ho avuto il piacere di conoscere e intervistare Enrico Torre, il giovane barcellonese che abbiamo visto cantare davanti a Papa Francesco in occasione delle celebrazioni pasquali, in mondo visione.
Enrico è molto conosciuto e apprezzato per la sua attività artistica internazionale come membro del Coro della Cappella Sistina e in tanti progetti, dal Teatro all’Opera. Mi ha raccontato di Roma, la città in cui vive, e di come e quanto il Covid-19 ha cambiato e sta cambiando le nostre vite, ripercorrendo insieme anche i momenti intensi dell’Indulgenza Plenaria del 27 marzo e delle celebrazioni Pasquali, del suo lavoro, della sua attività artistica, dei suoi progetti, dei suoi sogni… delle sue speranze.
Roma ai tempi del Covid – 19. Scenari di una città vuota, silenziosa, senza turisti, con le saracinesche abbassate, le acque limpide delle fontane e la natura che si riprende i suoi spazi. Le tue riflessioni.
Avendo lavorato nel centro di Roma, proprio nel periodo di maggiore chiusura delle attività, ho avuto la fortuna, se così si può dire, di vedere con i miei occhi le immagini di una città diversa, per certi versi anche affascinante. Ho visto una città bellissima, deserta ma non desolata; una città, troppo spesso sfruttata e deturpata, che ha ripreso a respirare. Una città che, spero, tutti torneremo a vivere con più rispetto.
Indulgenza Plenaria e celebrazioni Pasquali. Una San Pietro vuota attraversata da Papa Francesco affaticato che prega per tutta l’umanità. Le celebrazioni svolte nella cattedrale di San Pietro in mondo visione, ma davanti a pochi fedeli. Uno scenario mai visto nella storia. Tu eri presente.Come ha vissuto la tua sensibilità di musicista e di cristiano queste esperienze?
Ogni musicista impara nel tempo a dividere il cervello in due parti: quella che deve sempre rimanere lucida e concentrata, e quella che può lasciarsi andare alle emozioni. In questa Settimana Santa è stato davvero difficile gestire questi due aspetti. La consapevolezza di vivere un evento storico senza precedenti, la responsabilità nei confronti di milioni di cristiani in tutto il mondo, l’angoscia dovuta a tutte le incertezze del presente, hanno avuto su di me un impatto emotivo senza precedenti. Non mi era mai successo, neanche davanti alle più grandi platee o le commissioni più spietate, di avere tanta paura prima di iniziare a cantare. Devo ammetterlo. Intonare il salmo “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” con il peso nella mente e nel cuore delle immagini dei carri dell’esercito che trasportano centinaia di salme, ed una basilica vuota davanti agli occhi, mi ha fortemente messo alla prova. Non era certamente l’Enrico musicista ad essere in crisi, (non vi è alcuna difficoltà nel cantare un salmo responsoriale) ma l’Enrico uomo e cristiano, cosciente di dar voce, in quel momento, alla disperazione di migliaia di famiglie.
Inizia la Quarantena e tutto si ferma. Quanto questo periodo ha inciso sulla tua carriera e sul tuo lavoro?
Tanto: lo ha praticamente stravolto. Nel giro di qualche settimana ho visto cancellati tutti i miei impegni per i prossimi mesi. Un’interruzione così lunga delle attività, per quanto inevitabile e legittima, per un giovane professionista come me, non significa solo non lavorare nell’immediato, ma rinunciare a delle occasioni che, certamente, avrebbero portato a nuove conoscenze, nuovi contatti, nuovi lavori. Non poter fare progetti, audizioni, concorsi nel 2020, significherà, inevitabilmente, lavorare poco anche nel 2021. Per quanto riguarda, invece, l’attività del Coro della Cappella Musicale Pontificia, è tutto in standby, in attesa di sapere come e quando riprenderanno le celebrazioni papali.

Ci siamo ritrovati a dover occupare il tanto tempo a disposizione e non ne siamo abituati perché sempre travolti dalla frenesia di mille impegni. Come trascorri le tue giornate?
Il musicista, in realtà, è abituato a svolgere parte del proprio lavoro in casa. Preparare un concerto o un’opera, significa rinchiudersi a studiare per settimane. La mia prima fase di “quarantena” l’ho passata, quindi, immerso nello studio, preparando un lungo ruolo che avrei dovuto portare in scena in questi giorni a Torino. Poi è arrivata anche questa cancellazione, seguita da tante altre. Oggi mi ritrovo, per la prima volta da quando ho iniziato a fare questo lavoro, senza un impegno per il quale studiare, e passo le mie giornate leggendo, allenandomi con la mia app di CrossFit, facendo lavori in casa, ma anche impastando pizza e pane, o chiacchierando in videochiamata con amici e parenti sparsi per tutta Italia.
Sicuramente tanti gli stati d’animo che ci hanno accompagnato in questo periodo. Dedicarsi agli hobby, parlare con la famiglia e gli amici, risentire e ritrovare vecchie amicizie, leggere un buon libro o semplicemente riorganizzare degli spazi, perché no ritrovare sé stessi. Quanto il tuo animo d’artista ti ha aiutato ad affrontare questo momento?
Come hai detto tu stessa, questo periodo non ci dà solo la possibilità di dedicarci maggiormente ai rapporti con gli altri, ma, soprattutto, di rimetterci in contatto con noi stessi, fare autoanalisi, capire cosa vogliamo, cosa ci manca, in cosa e come possiamo migliorare. Per un artista è essenziale chiudersi in un’analisi personale e solitaria alla ricerca del senso e del valore di ciò che fa ed è. Questo comporta anche e soprattutto, il rimettere in discussione tante cose, ma è proprio da questa crisi interiore che scaturisce la consapevolezza della creazione artistica. Da questo punto di vista, credo che un periodo del genere, in cui i riflettori sono spenti e i sipari abbassati, vada visto come una preziosa occasione di crescita. Sono fermamente convinto che non sia l’atto dell’esibirsi a dare un senso all’artista o a renderlo tale.
Pare che il Governo non voglia prendere seriamente in considerazione il mondo dell’arte, della musica e dello spettacolo. Eppure l’arte é stata la protagonista indiscussa, abbiamo cantato e suonato dai balconi, fatto dei concerti in diretta e sono stati tanti gli artisti che hanno scritto dei testi per immortalare questa pagina di storia. Cosa ti aspetti dal futuro?
In realtà non so cosa aspettarmi. Ad oggi è impossibile fare alcun tipo di previsione che vada oltre la settimana. Certamente, però, so cosa vorrei. Mi piace immaginare una grande fase di rinascita: un periodo in cui tutti impareremo a dare il giusto valore alla libertà, ai contatti umani, al lavoro, alla cultura, alla scienza; in cui avremo maggior consapevolezza e rispetto di ciò che abbiamo. Mi piace immaginare una grande riscoperta dei nostri luoghi, i nostri cibi, la nostra musica e la nostra storia. È un pensiero utopistico, ne sono cosciente, ma credo che da una profonda trasformazione come questa, potrebbe scaturire anche una forte rinascita economica, perché no, magari basata più sulla qualità che sulla quantità.
Ringrazio Enrico per essersi raccontato con sincerità e disponibilità.
Ti auguro di raggiungere tutti i tuoi obiettivi.















