L’epidemia del nuovo Coronavirus, definito come “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata), sta provocando forti tensioni e preoccupazioni nella popolazione con degli effetti al momento devastanti per tutta la Nazione. Nelle ultime settimane il mondo, si sta ritrovando contagiato, al punto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato che si tratta ufficialmente di una pandemia.
Per contenere la diffusione del virus e il collasso degli ospedali, il Ministero ha imposto delle misure di protezione personale che ci hanno messo di fronte ad una importante traumatizzazione psicologica individuale e collettiva con cui ciascuno di noi dovrà fare i conti.
L’improvviso shock si è evidenziato su due livelli: individuale, per le persone direttamente colpite e per i loro familiari e collettivo per l’identificazione nell’ “altro sofferente”, visto attraverso le immagini in tv, video o i social che rimandano un’angoscia generalizzata.
Ma partiamo da una sintesi delle prescrizioni:
- Rimanere a casa e uscire solo per comprovate esigenze lavorative, di salute e necessità;
- Lavarsi spesso le mani.
- Mettere a disposizione in tutti i locali pubblici come supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
- Evitare il contatto ravvicinato con persone che hanno patologie respiratorie in atto;
- Evitare abbracci, strette di mano e contatti fisici;
- Mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
- Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
- Evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
- Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
- Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
- Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
- Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
Ci siamo improvvisamente scoperti inermi di fronte a qualcosa di oscuro, incomprensibile, e abbiamo messo a nudo tutte le nostre paure più profonde e i dubbi.
In una prima fase, ci siamo abbandonati alle manifestazioni di nevrosi di massa più disparate: saccheggi di supermercati, pericolosissimi esodi, incoscienti forzature professionali. Queste evidenze sono spunto di una prima profonda riflessione personale circa l’importanza del nostro ruolo in società e sulla percezione di responsabilità che ciascuno di noi possiede nei confronti della comunità di appartenenza.
Un secondo momento di questa quarantena forzata è costellato dal contagio emotivo: la paura di ammalarsi, ad esempio, sollecita l’attribuzione di colpe a specifici gruppi sociali, ritenuti responsabili, oppure induce a colpevolizzare le autorità competenti, ritenute non all’altezza di arginare il diffondersi dell’epidemia. Uno tra i pensieri profondi più diffusi è che gli organi sanitari non riusciranno a contenere l’espandersi del fenomeno. Tra le condotte (da casa) più estreme, si osservano addirittura (con molta più rilevanza sui social o sui gruppi whatsapp), atteggiamenti di razzismo ed emarginazione, dapprima nei confronti dei cinesi, in seconda battuta verso gente del nord che scende al sud, gente del sud che scende al sud, concittadini migranti e supposti trasgressori delle regole.
Queste dinamiche perverse hanno tutte un unico comune denominatore: l’ignoranza culturale, informativa, elaborativa; basti pensare alle fake news sul virus che in poco tempo sono iniziate a circolare, sulla sua pericolosità e sulle varie risoluzioni temporali.
Ma perché lo facciamo? Qual’è la spiegazione a questo approccio schizofrenico all’incalzare degli eventi?
Siamo alla ricerca dell’oggetto della nostra paura, vogliamo comprendere e lottare contro un timore individuale, che non è sempre e solo il virus. L’epidemia la percepiamo, la tocchiamo con mano (simbolicamente si spera) ma elicita significati personali completamente diversi in ciascuno di noi. Non a caso, ciascuno intraprende la propria lotta contro qualcuno o qualcosa (mascherine, tutela a lavoro, bambini in casa, trasgressori, attività commerciali, cittadini in fuga, sistema sanitario, governo).
La verità è che nella condizione di costante allerta e di panico, dovuta al drastico cambio di abitudini, non riusciamo a riconoscerci, o meglio ci troviamo senza veli, scoperti, sentiamo venir meno le care difese che ci rendono attori di questo mondo.
Nei momenti di emergenza, quando sentiamo che l‘irrazionalità sta prendendo il sopravvento, dobbiamo prenderci cura di noi leggendo informazioni adeguate, cercando di non dar credito a fake news o notizie esasperanti, cariche di contenuti emotivi ma mai basate su dati oggettivi.
Le conseguenze psicologiche devono essere prevenute, gestite ed alleviate in qualche modo, vi suggerisco, qui sotto dei i consigli pratici, utili nelle vostre giornate:
- Privilegiamo come fonti di informazioni soprattutto i canali ufficiali tra cui soprattutto:
– Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus
– Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/
Solo sui siti di questo tipo avremo la certezza di leggere notizie vere e confermate.
- Scegliere 2 momenti al giorno per informarsi e il canale attraverso il quale si vuole farlo, nelle restanti ore dedicarsi ad altro.
- Seguire i consigli sulle norme di igiene indicate dal Ministero della Salute.
- Non interrompere per quanto possibile la propria routine.
- Fondamentale fare attività fisica ed esporsi all’aria aperta anche da casa (balcone, finestra aperta al sole, giardino).
- Riposarsi adeguatamente, senza aver letto prima articoli, visto notiziari, parlato del virus.
- Mangiare nel modo più regolare possibile e bere acqua.
- Parlare e passare del tempo con la famiglia e con gli amici. Si possono utilizzare videochiamate, Skype ed altri strumenti che potremmo insegnare ad usare anche ai più anziani per non lasciarli soli.
- Parlare dei propri problemi con qualcuno di cui ci si fida e scegliere le persone con cui avere un confronto empatico e costruttivo.
- Fare attività che aiutano a rilassarsi: yoga, training autogeno, meditazione, leggere, giardinaggio, cucina, film.
- Parlare di altri temi, uscire dal loop di discorsi angoscianti e catastrofisti.
- Programmiamo il nostro futuro.
Se non riusciamo più ad attuare i suggerimenti sopraelencati e ci sentiamo immobilizzati, avvertemdo il presentarsi del panico, la sensazione di rabbia e soffocamento incontrollabili, possiamo chiedere aiuto ad uno psicologo che ci suggerirà ulteriori strategie per elaborare il momento.
Continuiamo pure a cantare in balcone, a suonare, a scherzare in casa o sui social, cantiamo le nostre paure e le nostre speranze perché superati questi giorni non possiamo farci trovare impreparati ad un nuovo inizio.
