Il cervello degli adolescenti: vulnerabilità a rischio

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Le riflessioni dei genitori sui cambiamenti del proprio figlio da bambino ad adolescente sembrano essere accomunate dallo stesso denominatore: la difficoltà esasperante di gestire l’altalena delle loro emozioni e dei loro comportamenti.

Quale genitore non ha assistito ad improvvisi malumori, scoppi di rabbia o momenti d’incontenibile espansività ed euforia, cambiamenti di programmi, negazioni categoriche?

L’adolescenza non rappresenta affatto una fase evolutiva facile, è connotata da innumerevoli cambiamenti fisici, psicologici, emotivi e sociali; frequentemente gli adulti definiscono modalità comportamentali di questo tipo come “stravaganze” o “capricci” e non utilizzando le strategie adatte a consentire ai propri figli di transitare agevolmente verso l’età adulta falliscono nel loro ruolo di genitori.

Nell’ adolescenza si notano quattro tipi di cambiamenti: maturazione fisica, raggiungimento della maturità sessuale, acquisizione dello stato di adulto, conseguimento del pieno sviluppo cognitivo.

Le notevoli modificazioni che avvengono in primis a livello corporeo perturbano la percezione corporea del giovane adolescente, tanto da spingersi a fenomeni di dismorfofobia, ovvero la sensazione che il proprio corpo presenti delle anomalie, determinando un rapporto alterato con la propria corporeità. L’adolescente pertanto, confrontandosi con i coetanei, sviluppa il timore di non avere una fisicità appropriata. In tale senso, oggetto di recriminazione divengono l’altezza, le dimensione del seno ecc.

Tuttavia a preoccupare non sono solo i cambiamenti corporei e quindi le alterazioni percettive insite in questa fase evolutiva, bensì la presenza di comportamenti altamente rischiosi e aberranti che vengono messi in atto dagli stessi nelle maniere più diversificate.

Il giovane adolescente ad un certo punto della propria vita si trova “improvvisamente catapultato” in una condizione nuova, come se fosse a limite tra le sicurezze di quando era un bambino, accudito dai genitori e quel desiderio nuovo di libertà che inizia a sentire e muoversi dentro.

L’adolescente approdato in questo nuovo mondo in cui tutto ha un sapore diverso, sperimenta nuove modalità nell’ approcciarsi alla sue giornate, nel rapportarsi agli altri, nel non essere d’accordo rispetto a quello che fino a quel momento costituiva la norma indiscutibile; diviene affascinato da tutto ciò che non può essere previsto, da ciò che rappresenta trasgressione.

I comportamenti a rischio che inizia a mettere in atto, dai quali risulta palesemente attratto, gli consentono di mettere alla prova le proprie abilità e competenze, di concretizzare i livelli di autonomia e controllo raggiunti e di sperimentare nuovi stili di comportamento.

L’assunzione del rischio e la sperimentazione aiutano l’adolescente a raggiungere indipendenza, maturità e a strutturare una propria identità. Tuttavia, tale assunzione di rischio può portare a mettere in atto anche comportamenti estremamente dannosi per la salute propria e altrui.

La sensazione di invulnerabilità, unita alla sottovalutazione delle conseguenze negative a lungo termine e alla ricerca continua di sensazioni forti risulterebbe  determinante nel far assumere all’ adolescente rischi significativi per la propria salute fisica e mentale.
Uno dei luoghi comuni tra gli adolescenti è l’iniziale e poi continuato uso di droghe leggere.

Il gruppo dei pari ha una notevole influenza nella fattispecie, in quanto è attraverso di esso che viene facilitato l’avvicinamento alla sostanza; i componenti del gruppo fungono da compagni rassicuranti che condividono con l’adolescente la ribellione verso la loro nuova condizione, il desiderio di spingersi sempre oltre.

I comportamenti a rischio azzardati e normali, messi in atto, assolvono ad uno scopo comune, cioè fornire una soluzione ai diversi compiti di sviluppo, che appaiono spesso indefiniti. Tra i comportamenti a rischio manifestati più frequentemente vi è l’utilizzo di cannabis che, al giorno d’oggi, è la sostanza psicoattiva illegale maggiormente diffusa nel mondo.

Normalmente quando si avvicinano alla cannabis si dispiegano tre fasi: preparazione, iniziazione e stabilizzazione. Durante la prima fase il giovane sviluppa un pensiero, in genere positivo, della sostanza, in quanto spesso è consigliata dagli amici. Ciò lo porterà a decidere se provarla o meno e in caso positivo, se continuare l’esperienza (iniziazione). Infine può avvenire la stabilizzazione, che comunque varierà a seconda dell’individuo (consumo regolare, saltuario o dipendente).

Parlando di sostanze stupefacenti non si può ignorare il fatto che si possa successivamente sviluppare una dipendenza ed è quindi necessario esprimersi anche in termini di craving, inizialmente studiato prevalentemente nel contesto delle ricerche sull’utilizzo di alcol (Ludwing, 1986; Flaherty, McGuire & Gatski, 1955).

Il craving potrebbe essere tradotto come “desiderio compulsivo”, ed infatti, solitamente si riferisce ad un’intensa sensazione di desiderio che, per essere soddisfatto, può portare la persona a compiere qualunque tipo di azione. Nel caso della cannabis può essere definito come “urgenza nel consumare marijuana”.

Molte teorie sostengono che il craving abbia un ruolo predominante nell’assunzione di droghe e nella relativa dipendenza da esse. 

Il pensiero desiderante connesso all’assunzione della sostanza consente al soggetto di creare un’immagine mentale di ciò che sta desiderando. Nel caso della marijuana, ad esempio, il giovane penserà se stesso mentre sta utilizzando la sostanza, anticiperà, come se fosse reale, il sapore che proverà in bocca mentre la fuma, ecc., sperimentando sensazioni simili a quelle che proverebbe se stesse facendo realmente quell’attività.

 Un concetto pregnante da considerare quando si parla di pensiero desiderante è costituito dall’immaginazione. È infatti grazie ad essa che il desiderio viene solitamente elicitato.

Gli episodi di craving si ripetono nel tempo poiché i soggetti creano delle immagini mentali piacevoli della sostanza desiderata, tuttavia l’episodio di non possibilità di ottenere la sostanza fa addentrare il giovane in un circolo vizioso, caratterizzato da desideri, immagini mentali e piani per poter soddisfare tale bisogno. Lo status emozionale negativo spinge, di conseguenza, l’individuo a cercare un modo per stare meglio, per raggiungere quello che desidera.
Si può quindi dedurre che il pensiero desiderante svolga un ruolo fondamentale in questo processo, in quanto, se il desiderio viene ottenuto si proverà inizialmente una sensazione di sollievo e in alcuni casi addirittura di piacere, rinforzando in questo modo “l’attività desiderante”. Questo tipo di attività è influenzata anche dalla creazione delle immagini mentali e dai pensieri intrusivi che, se connotati emotivamente, faciliteranno gli episodi di craving.

All’ interno del panorama di uso/abuso di sostanze sembra avere un ruolo fondamentale la mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni e, di conseguenza, una gestione inefficace di queste, che porta a sperimentare sostanze psicoattive per tentare di regolare gli stati affettivi o inibire le emozioni percepite come negative. Le sostanze divengono un facilitatore sociale, che permette di sperimentare benessere, apertura nel gruppo dei pari e facilita la comunicazione e la condivisione di sentimenti ed esperienze, ma che a lungo andare porta a un deterioramento della capacità di instaurare relazioni significative e profonde.

Un attaccamento di tipo sicuro con le figure genitoriali rappresenta un importante fattore protettivo contro lo sviluppo di condotte problematiche di abuso di sostanze.

Quando si parla di attaccamento si fa riferimento al rapporto complice tra genitori e figli, genitori pronti a rispondere alle richieste dei figli e a lasciare loro l’autonomia nel fare le proprie esperienze costituendo un porto sicuro in caso di necessità, genitori responsivi, attenti alle difficoltà del figlio che fungono da modello nella risoluzione dei problemi di vita quotidiana, genitori che contengono le emozioni dei figli rimandando loro quelle più idonee a seconda delle circostanze. Questo è l’humus adeguato che protegge i figli da comportamenti aberranti sviluppabili durante l’adolescenza.