Così il senatore Ted Kennedy suggellava il suo discorso a sostegno della candidatura di Barack Obama. Lui,Ted, erede in tono minore (e discusso) di una prestigiosa dinastia, che la Storia l’aveva fatta, per quanto lecito alle potenzialità umane. Intuita, interpretata, indirizzata, nello spazio relativo che l’uomo si può ritagliare. Ormai incanutito e placato, avendo rinunciato alle intemperanze scottanti, che ne adombravano vita e carriera, ora, da veterano e sacro custode del partito democratico, pronunciava un’orazione trascinante, ribadendo, nella chiusa ben calibrata, che Obama stava”dalla parte della Storia “. Ne rimasi affascinata. Quasi antivedessi anch’io la direzione ineluttabile. Il progresso sociale, la cura degli ultimi, uno stato “madre” di tutti i suoi figli: era questa la via. In più, Obama sarebbe stato il primo presidente afroamericano, un uomo giovane e disinvolto, dal tratto elegante, intelligente ed energico. Non so ,ora, se i fatti abbiano dato ragione al vecchio Kennedy. Per me, ho apprezzato quella presidenza. Ma non è questo il punto. Sta tutto in quell’antivedere il corso della Storia. In questa presunzione un po’ ingenua, un po’ folle, spesso interessata. Oggi, non è tempo di credere nelle “magnifiche sorti e progressive “, che già Leopardi bollava come mistificante ideologia nella sua epoca. Le opinioni propagate mediaticamente da presunti politologi, economisti, e consimili esemplari, sono discordi, confuse, nebulose. Le previsioni, spesso, catastrofiche. All’opposto, quelle dei partiti al potere, nei singoli stati, dipingono di rosei colori il quadro futuro, forzando maldestramente il pennello, da mestieranti più che da artisti. E mi sovviene che la presunzione umana è l’unico dato certo e prevedibile. Perché la Storia non ha, comunque, una sua linearità né afferrabilità. I grandi storiografi del passato lo hanno compreso. Già il “razionalista “Tucidide, pur indagando sulle cause profonde e sulla interconnessione degli eventi, ne intravedeva anche l’elemento sfuggente,la Tiuche, che tutti i programmi sconvolge e disorienta. Nelle leggi che i grandi, da Machiavelli a Vico, hanno inteso individuare, c’è il nobile tentativo dell’uomo di appropriarsi del destino. Ma non tutto si risolve con la ragione, non tutto si spiega o si afferra. Né si può piegare la storia di oggi a quella del passato, assumendo quest’ultimo come paradigma interpretativo certo: qui,è forse più acuta la pagina austera e moraleggiante del Guicciardini, con il suo amaro disincantato realismo…
E chi può dire, oggi, nella realtà limacciosa e spiazzante che attraversiamo, di capire se ci sia veramente qualcuno “dalla parte della Storia “? E qual è questa direzione? Nella contrapposizione tra la UE, che richiama il nostro Paese ventilando interventi restrittivi, e il governo che persevera nella sua linea d’azione, c’è chi conosce con attendibile certezza quale sia il rischio minore? Noi, uomini e donne del quotidiano in perenne conflitto con tasse, bollette, rincari; noi, storditi da tanto chiasso di opinioni e previsioni, non abbiamo alcuna bussola. In mano, l’arma spuntata del voto; nelle orecchie, la sirena dei partiti. Tutti stiamo a guardare: come le stelle, ma senza la loro limpida luce di ghiaccio.
Verità è, forse, che dobbiamo agire comunque, ma senza la presunzione di non fallire. Senza la vaticinante certezza di conoscere dove vada la Storia: che solo in parte è determinata dall’uomo. L’imprevedibile può deviare tutte le nostre costruzioni intellettuali, far naufragare un partito, risollevare uno Stato o determinarne il tracollo. E gli uomini sono mosche cocchiere, come nella favola di La Fontaine: si gloriano di meriti inesistenti, mentre il corso degli eventi fa quasi a meno di loro. Forse, dovremmo solo compiere il nostro dovere, nel pubblico come nel privato, senza la vanità di possedere la chiave d’interpretazione della Storia. Che, peraltro, non esiste. O sta celata in qualche recesso dell’universo, inghiottita in un buco nero, irreversibilmente. Ed è poi quanto avviene anche nella vita del singolo. Il circoscritto mondo privato, con le sue ansie e speranze, non sta tutto nelle nostre mani. Ma in ogni caso la risposta è nel giocare il nostro ruolo con onestà: essere attivi, ma riconoscendo i limitati spazi di manovra. Così, resta almeno intatta la nostra dignità, limpida la nostra ragione.
Sulla Storia, poi, quella privata e quella collettiva, saranno i posteri ad emettere sentenza: ardua sempre, e mai indiscutibile e assoluta.














