La Terapia dell’Anima

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Come gli animali e la natura possono curarci rimanendo se stessi

A cura di Nicola Barbera, Medico Veterinario Campus Crescita

Immaginate per un attimo di stare seduti in riva al mare, magari dopo una lunga giornata di lavoro, a godervi il tramonto…

v2osk-176576-unsplash-1024x668 La Terapia dell'Anima

Appena la palla infuocata si tufferà all’orizzonte, un respiro di sollievo vi indicherà che il vostro corpo sta già meglio, la vostra mente è più sgombra e la vostra anima inizierà a parlarvi.

Ma in fondo cosa ha fatto la natura di diverso da ciò che fa ogni giorno?

Nulla! É rimasta se stessa, nella sua straordinaria bellezza.

Allora, c’è da chiedersi: cosa avete fatto voi?

Avete semplicemente cambiato prospettiva, avete deciso di prendere contatto con la natura, con Dio per chi crede, per godere dei suoi innumerevoli effetti benefici, la natura vi ha migliorati, vi ha curato, è stata la vostra terapia.

Adesso lasciamo la spiaggia e spostiamoci in campagna, tra gli alberi, insieme agli animali. Qui abbandoniamo i tablet, i telefoni, la televisione e mettiamoci in contatto con la nostra dimensione più ancestrale. Mi si obietterà che non è facile, ma è solo questione di allenamento. Essere se stessi oggigiorno è diventato più difficile di apparire se stessi. Se riusciamo a farlo, magari in compagnia di professionisti del settore, scopriremo di essere davvero simili agli animali, ai loro comportamenti, e di poter apprendere davvero tanto da loro. Scopriremo il meraviglioso mondo del “prendersi cura” con i suoi tanti benefici, che vanno dalla scoperta di una forza di volontà che credevamo di non avere, al superamento di preconcetti su noi stessi che lasceranno spazio a consapevolezze e certezze di potercela fare: a superare paure, ostacoli, fobie etc. Alla fine del nostro percorso non saremo più quelli che, storcendo il naso, hanno dovuto mollare il cellulare e mettere gli stivali.

casey-horner-487085-unsplash-684x1024 La Terapia dell'Anima

Adesso il concetto è davvero chiaro ed è il momento di immaginare tutto questo in un’altra condizione, mentale e anagrafica: quella dei bambini, a prescindere dai possibili disturbi comportamentali, dell’apprendimento o biologici. Se per noi questo mondo ha capacità benefiche pari a uno, per i bambini è pari a cento e rappresenta un modello di crescita sano, in armonia con il mondo reale, sempre più distante per colpa nostra dalla loro vita vista di riflesso attraverso i pixel degli schermi.

Superiamo da subito i malintesi dovuti all’eccessiva antropomorfizzazione degli animali, mi riferisco ai cani con i cappottini e il trucco e dimentichiamo l’eccessivo addestramento che serve solo a creare fenomeni da baraccone spesso più infelici del mulo che doveva dividersi tra il bastone e la carota.

Adesso siamo pronti a qualche dato scientifico: numerose ricerche in ambito neurofisiologico ci hanno dimostrato che il legame con gli animali comincia dentro di noi, dalla nostra fisiologia, dai nostri ormoni. Tutta colpa di quelle cose con i nomi che sembrano tutti uguali di cui si sente spesso parlare in ambito medico: l’ossitocina, ormone delle coccole, la prolattina, dei legami sociali, la dopamina che amplifica le sensazioni piacevoli, la feniletilamina che entra in gioco nelle relazioni sentimentali.

L’uomo è attratto in modo innato da qualsiasi cosa assomigli ad un cucciolo e sia dotata di caratteristiche neonatali; cani e gatti sono dei perfetti prototipi infantili perchè ne mantengono le fattezze, dipendono dall’uomo per tutto l’arco della vita e mandano segnali che innescano l’accudimento (richiesta di attenzione, ricerca e mantenimento di un contatto visivo). Ne possiamo dedurre, per rimanere al cane, ma vale anche per il cavallo o per il coniglio, che questo sia un “facilitatore sociale e come tale può essere un coterapeuta e strumento di cura di malattie e di situazioni psicologicamente e socialmente compromesse.

Il nostro compito di terapisti allora si trasforma in quello di interpreti, dobbiamo riuscire a connettere due mondi, quello dei bambini e quello della natura, per trarne un beneficio: apprendere nuove competenze senza perdere quelle acquisite per permettere al soggetto di essere più abile rispetto al suo profilo di funzionamento.

Arrivati a questa consapevolezza proviamo a pensare a tutti gli ambiti in cui questo schema sarà vincente, se progettato da abili professionisti.

Ludico: utile in particolare nei bambini, sfrutta il modo di rapportarsi degli animali basato prevalentemente sul gioco; Motorio: Il moto nelle patologie che lo permettono ha un effetto positivo su fisico e umore del paziente, è sufficiente spazzolare un animale per modulare l’attività grosso motoria, aumentare la qualità della motricità fine e la coordinazione oculo-motoria; psicologico: gli imput psicologici derivati dal confronto con l’animale spingono il paziente a distrarsi dai propri problemi; affettivo-emozionale: le emozioni positive provocano effetti fisici che aiutano il paziente a superare il proprio disturbo grazie alla sintonizzazione affettiva; placebo: come in ogni tipo di terapia, la fiducia del paziente e l’atteggiamento positivo migliorano la situazione.

Infine, sovvertendo l’ordine di importanza, l’ambito cognitivo: i tempi di attenzione migliorano, la permanenza sul compito si fa più solida, la complessità del gioco stimola aree del cervello poco utilizzate, aumenta la memoria a lungo e medio termine, la comprensione e la capacità prassica.

Ho più volte ribadito che tutto ciò, nella sua estrema semplicità, debba essere però praticato da professionisti al fine di prevenire disastri educativi. Il terapeuta deve compensare i disturbi (ove possibile) senza chiedere nulla di più all’animale che essere se stesso. Questo comporta competenze nella scelta del cosiddetto setting terapeutico, nella scelta dell’animale, del cosa fare. È necessaria un’equipe multidisciplinare dove ogni membro deve sapientemente fare delle scelte in armonia con gli altri, dove si devono saper riconoscere gli obiettivi a monte e valutare i risultati acquisiti in modo dinamico.

Dobbiamo provarci, sempre, insieme ai bimbi, insieme ai genitori, insieme alla natura e agli animali consapevoli che la palla infuocata che si tuffa all’orizzonte dopo qualche ora spunterà dall’altra parte a illuminare questo splendido mondo. Dobbiamo continuare a piantare i nostri semi, anche se non sappiamo quanti germoglieranno, ma potrebbero farlo tutti.