Educare con vigile intelligenza

- Discorsi sulla soglia

Ho visionato il video prodotto da alunni di un istituto tecnico palermitano, per il quale l’insegnante d’Italiano è stata sospesa per 15 giorni,  da parte dell’amministrazione. Ho avuto conferma di ciò che mi aspettavo.

I ragazzi hanno, dichiaratamente e senza mezzi termini, equiparato le famigerate leggi razziali degli anni Trenta al recente Decreto Sicurezza. Su questa denuncia di piena analogia, anche nei vari step di applicazione, non c’è dubbio alcuno.

Mi permetto inserirmi, con l’umiltà serena di chi crede che, in un Paese democratico, la propria opinione abbia la stessa legittimità di tutti i possibili divergenti pareri. Credo che il messaggio recepito e trasmesso da quei ragazzi pecchi di un eccesso di generalizzazione. Inciampi su accostamenti storicamente forzati e non approfonditi criticamente alla luce dei diversi contesti politico-sociali. Ma il problema è altrove. È nella funzione di filtro e controllo sulla ricezione emotiva degli allievi, che un insegnante deve esercitare: per la crescita armonica della personalità, per doveroso rispetto al ruolo educativo. Il decreto dell’attuale governo può essere osteggiato, liberamente dissociandosi, con metodi  di civile espressione. Legittimo il dubbio, coraggioso il dissenso, se nato da inoppugnabile conoscenza dei fatti e da approfondita riflessione critica. Ma certe esternazioni emotive, certo approssimativismo pro e contro sono ammessi nelle discussioni al bar o nella faciloneria delle battute tra amici. Non in un progetto scolastico di studi storici. L’insegnante, sicuramente in buona fede, travolta affettuosamente dall’impeto massimalista proprio di tutti i giovani che vorrebbero “rifare ” il mondo, ha operato, di fatto, con superficialità. Indirizzare verso un’analisi più attenta, incanalare l’opposizione sincera verso obiezioni più concretamente supportate dai contesti  di riferimento, era suo preciso compito formativo. Da docente, rappresenta inoltre lo Stato. E, se ci sono ragioni di dissenso, deve certo usare cautela, anche se in coscienza esternarle: è il difficile equilibrio tra educare i giovani ed essere fedeli alle leggi. Ma permettere parallelismi banalizzati è antifunzionale alla causa della stessa democrazia, del civile dissenso, oltre che essere ingenuamente grossolano sul piano specifico dei contenuti istruttivi. La sanzione è stata, forse,  altrettanto inappropriata. Sarebbe bastato un richiamo per opportune riflessioni, un colloquio rispettoso e civile con le autorità preposte. Se non altro, per evitare gli opposti estremismi dei giudizi, oggi tornati di moda,e di comodo. Chi scrive ha sempre, in coscienza, puntato a sollecitare lo spirito critico personale dei propri alunni, ritenendo che qualunque contenuto, dalla letteratura all’attualità, dall’arte al dato quotidiano, vada filtrato attraverso la mente e la sensibilità di ognuno,sulla base di concrete conoscenze: perché la cultura divenga crescita interiore. Non so se ci sia riuscita, né ho questa pretesa; so soltanto di averci creduto.

Ben vengano la libertà espressiva,la passione civica. Ma solo se sostenute da competenza e conoscenza sono il vero antidoto alle manipolazioni e interpretazioni faziose o distorte.