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Milazzo. Le riflessioni attorno alla vicenda Moro con Patrizia Zangla e Gero Grassi al Liceo Impallomeni

Nella giornata di venerdì 31 marzo si è tenuto presso il Liceo Impallomeni di Milazzo, per iniziativa della Dirigente scolastica, la prof.ssa Caterina Nicosia e dell‘Associazione culturale “Teseo”, l’incontro con la scrittrice Patrizia Zangla, a margine del quale è intervenuto l’on. PD Gero Grassi, membro della Commissione parlamentare d’indagine sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
Dopo una prima lettura è intervenuta la Dirigente Nicosia introducendo la prof.ssa Zangla che ha esposto i motivi della scrittura del libro di cui ha analizzato, attraverso dei file, i momenti storici salienti a partire dal 1968.
Al centro dell’intervento della prof.ssa il suo testo intitolato “A un figlio, amoroso Giglio. Viaggio dagli anni Cinquanta agli anni di piombo, dalla guerra fredda alla Jihad” (Leone Editore), “un’analisi appassionata – come riporta una recensione sulla scrittrice – su una pluralità di temi, filosofia, etica, storia, modulata dalle parole”, tra cui appunto anche il periodo storico riguardante la strategia della tensione e gli anni di piombo, nonché la vicenda Moro, di cui molto si è parlato durante la manifestazione.  La prof.ssa Zangla si è poi soffermata sul significato del “pensare” passando per le lettere P. come “Possibilità” e C. come “Cultura”, quindi è passata alle parole della storia, in particolare al termine “Ideologia”. Ha spiegato inoltre l’impianto metodologico che indica in cosa consiste un lavoro storico e la differenza con un saggio dal taglio giornalistico o politico; infine, ha preso in esame la strategia della tensione e gli anni di piombo.
“Certamente – afferma la prof.ssa Zangla – il tema è storico e non politico come una lettura superficiale potrebbe far pensare, i lavori delle Commissioni parlamentari d’inchiesta, simili a quelle dell’Autorità giudiziaria ordinaria in sede penale, sono un tassello in una ricerca dai mille e più tasselli da storicizzare. Pertando, da soli non bastano, rappresentano un contributo alla ricerca. Compito dello storico è – continua – procedere a sistemare e completare il quadro, contestualizzando e logicizzando, sempre con metodo storico -scientifico. Nello specifico equivale a inserire anche il caso Moro nell’ampio scenario in cui si muovo la strategia della tensione e il terrorismo e le loro plurime e complesse articolazioni. Un’ampia contestualizzazione che deve contenere anche le relazioni con la Storia appena precedente dalla dittatura fascista alla Resistenza”. La Dirigente ha poi passato la parola al Presidente dell’Associazione culturale “Teseo”, il dott. Attilio Andriolo il quale, dopo aver esposto le finalità e l’importanza della manifestazione, ha introdotto l’intervento dell’onorevole Gero Grassi. Questi si è soffermato prevalentemente sul caso Moro, menzionando date, orari e luoghi riguardanti il tragico episodio, il numero di colpi sparati a Moro (12 secondo la sua testimonianza) e sui corpi degli agenti, sottolineando come sia importante far conoscere la verità ai giovani, mediante l’accesso agli atti e ai documenti dei processi, e non concetti “per sentito dire”.
Grassi ha poi insistito sul concetto di Storia e sull’importanza dello studio; in particolare sulla vicenda Moro, ha ribadito più volte che a lui sono stati necessari otto lunghi anni di studio per arrivare a delle ipotesi su “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, e per ottenere la liceità di discutere intorno ai particolari del fatto, sconosciuti ai più.
“Moro – ha affermato – non è stato ucciso dentro la macchina. Sono state poi le Brigate Rosse a distenderlo in macchina mettendogli il braccio destro dietro la schiena; inoltre la traccia di un proiettile sul dito medio, fa desumere che lui avesse messo la mano davanti al viso prima di essere ucciso. Il numero dei colpi furono 12, sopratutto al torace, vicino al cuore, e alla fronte. Viaggiava sempre con 5 borse di pelle (come riferito dalla moglie), ma nel baule della Renault ne sono state rinvenute solo 3“. Per Grassi infine le testimonianze dei brigadisti non sarebbero attendibili poiché sull’episodio rilasciarono opinioni divergenti.  
La conferenza si è conclusa con delle domande da parte dei ragazzi.
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