Anche questa volta la direzione artistica della rassegna organizzata al Teatro Placido Mandanici di Barcellona P.G. ha fatto centro. Sabato scorso una sala gremita ha assistito alla celeberrima “La vedova allegra” della Compagnia Italiana di Operette, (su musiche di Franz Lehar e libretto di Victor Leòn e Leo Stein, regia di Flavio Trevisan, direzione Musicale del M° Maurizio Bogliolo, coreografie di Monica Emmi) con Carlo Vitale e Silvia Santoro e un cast composto da 28 artisti tra cantanti, attori, ballerini e orchestra.
Scelta azzeccata da parte del direttore artistico Sergio Maifredi; lo dimostra il fatto che anche questo spettacolo ha registrato il quasi sold out. Soddisfatto anche il Sindaco Roberto Materia che insieme a Maifredi ha sottolineato il fervente periodo che sta attraversando il Mandanici, a parte il calore che il pubblico sta dimostrando nei diversi spettacoli in cartellone.
A parte un problema tecnico che ha causato qualche disagio sul palcoscenico provocando di fatto il fermo dello spettacolo per un paio di minuti, lo spettacolo è stato un successo, e sulla sua qualità c’è poco da ribattere. Grandi professionisti della voce hanno calcato la scena rendendo il teatro Mandanici più prestigioso che mai, mentre una coreografia studiata nei dettagli ha incantato il pubblico presente. Un trionfo di luccicanti costumi, infine, ha ricreato un’atmosfera magica e sognante.
La trama è nota sin da quando, nel lontano 1905, l’opera è andata in scena per la prima volta a Vienna. Il Barone Zeta, Ambasciatore del Pontevedro a Parigi, riceve un ordine tassativo dal proprio governo: la signora Anna Glavari, giovane vedova del banchiere di corte, deve a tutti i costi risposarsi con un compatriota. Infatti se dovesse passare a seconde nozze con uno straniero, il suo capitale, valutato 100 milioni di dollari, abbandonerebbe la Banca Nazionale Pontevedrina e, per la “Cara Patria”, sarebbe la rovina economica. Il Barone Zeta, coadiuvato da Niegus (cancelliere un po’ pasticcione), tenta di convincere il Conte Danilo Danilowich,segretario all’Ambasciata di Parigi, a sposare la ricca vedova. Danilo però non ne vuole sapere perché fra lui ed Anna c’è già stato del “tenero” prima che lei sposasse il banchiere Glavari; ed ora Danilo, ferito nell’orgoglio, non vuole assolutamente ammettere di essere ancora innamorato di Anna. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per ingelosirlo. Durante una festa che Anna organizza nella sua villa, sia per vedere le reazioni di Danilo e sia per salvare l’onore della moglie del barone Zeta, lei dichiara a tutti gli invitati che intende sposare un francese, il sig. Camillo De Rossillon. Danilo furioso abbandona la festa. Tutto sembra perduto, ma Niegus, più per caso che per merito, riesce a sciogliere l’equivoco e a far confessare ad Anna e Danilo il loro amore reciproco.
Prossimo appuntamento in cartellone il 4 marzo alle ore 21 con “Terra ca nun senti” con Rita Botto e la Banda di Avola.
Le foto sono di Ignazio Brigandì
