Il “ghetto modello”, periodicamente camuffato da ricovero per anziani e bambini a beneficio della Croce Rossa, prevedeva lo svolgimento di spettacolini per i visitatori.
Fu così che l’Opera dei Bambini fu effettivamente allestita. Debuttò il 23 settembre del 1943 e fu replicata per un cinquantina di volte, con un folto e continuo ricambio di interpreti per la morte o il trasferimento dei cantori in campi di concentramento. Anche Kràsa, come quasi tutti i bambini internati, fu condotto ad Auschwitz, dove fu ucciso il 14 agosto 1944.
Alcuni fotogrammi della rappresentazione vennero filmati e inseriti nel film di ipocrita propaganda Hitler dona una città agli ebrei: la trama di Brundibàr è lineare. Si apre con la preoccupazione di Annika e Pepiceck, che non hanno soldi per comperare del latte per la loro mamma malata. Vedendo che Brundibàr raccoglie parecchi soldi dai passanti suonando il suo organetto, i due piccoli provano a cantare, ma nessuno li ascolta. Brundibàr, anzi, li scaccia, temendo la concorrenza. L’indomani però un gatto, un cane e un passero radunano tutti i bambini del vicinato e organizzano un coro, grazie al quale i due fratellini raccolgono un gruzzoletto. Il malvagio Brundibàr li deruba, ma la banda dei bambini lo insegue, recupera il maltolto e festeggia con un canto finale la vittoria.
Sembra incredibile che i nazisti non abbiano colto, dietro questa favola per bambini, l’aperta simbologia: Brundibàr, l’oppressore degli innocenti, è un’immagine che rimanda alle persecuzioni di Hitler; i fanciulli indifesi che si uniscono per reagire al dittatore fanno riferimento al desiderio di riscatto del popolo ebraico. L’opera, poco conosciuta, è stata ripresa e rappresentata in tutto il mondo solo di recente, come simbolo della bellezza che non può essere soffocata dalla brutalità.
Teatro. Successo per Brundibàr, la favola che racconta la vita dei bambini nei campi di concentramento

Lo scorso 27 gennaio, in occasione della giornata dedicata alla memoria della Shoah si è svolto presso il teatro V. Currò lo spettacolo dal titolo Brundibàr, a cura della Fidapa di Barcellona e del laboratorio teatrale curato dal regista Giuseppe Pollicina. Allo spettacolo, di cui sono state fatte più repliche durante la mattinata (9,00; 11,00 e 15,00, quest’ultimo aperto alla città) sono stati invitati tutti gli Istituti comprensivi della città, Balotta, Foscolo, Capuana/Verga e D’Alcontres. Ha aperto i saluti l’ Assessore alla cultura Ilenia Torre, mentre al secondo turno è intervenuto con una breve riflessione il Dirigente dell’Istituto D’Alcontres, il prof. Angelo Cavallaro che ha accompagnato gli studenti. I giovani attori del laboratorio teatrale Tanti Amici diretto da Giuseppe Pollicina, hanno sposato la loro importante missione di veicolare, quale è la funzione propria del teatro, un forte messaggio agli studenti intervenuti: davvero instancabili nell’interpretare il loro ruolo, hanno replicato per ciascun turno mostrando tanto altruismo e una grande sensibilità; sono riusciti ad incantare gli oltre 700 giovani studenti che hanno partecipato in religioso silenzio alle tre rappresentazioni del Brundibàr. I Dirigenti scolastici hanno apprezzato l’impegno profuso dalla Fidapa, che da molti anni affiancano le scuole nel lavoro di formazione. Sono intervenuti per i saluti anche don Perrelli, la Presidente della Fidapa, il direttore del laboratorio Tanti Amici e la prof.ssa Pina Freni.
La rappresentazione teatrale ha riproposto in chiave favolistica la vita dei bambini nei campi di concentramento. Hans Kràsa, giovane compositore ceco, nel giugno del 1941 aveva da poco presentato ad un concorso ministeriale Brundibàr, la sua nuova opera per bambini solisti, coro di voci bianche e orchestra, ispirata ai versi del poeta Adolf Hoffmeister. Nutrendo poche speranze che venisse rappresentata pubblicamente, la affidò al direttore dell’orfanotrofio ebraico di Praga perché la mettesse in scena con i suoi bambini. Ma tanto il musicista quanto gli educatori e i bambini dell’istituto furono imprigionati nel campo di Terezin.
Foto di Stefania Longordo