Incontro con Lucia Annibali, simbolo della lotta alla violenza contro le donne

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Una platea attenta e coinvolta ha accolto ieri, 28 Gennaio 2015, nell’aula magna dell’ITET  “Leonardo da Vinci” di Milazzo Lucia Annibali, l’avvocatessa che nell’Aprile del 2013 ha subito lo sfregio del volto con l’acido solforico, per mandato del suo ex fidanzato Luca Varani. Solo qualche giorno fa, esattamente il 23 Gennaio scorso, si è concluso con grande commozione della vittima, il processo d’appello che ha confermato la sentenza espressa in I° grado nei confronti dei responsabili, comminando la pena di 20 anni di reclusione per Luca Varani e di 14 anni per gli esecutori materiali dell’indegno gesto.
Ciò sembra aver posto fine al calvario giudiziario che ha visto impegnata l’Annibali in un lungo e doloroso percorso di rievocazioni e analisi, nel tentativo di permettere “alla memoria di andare fino in fondo”, per selezionare ogni minimo particolare che potesse servire a ricostruire in maniera fedele le vicende che hanno indotto alla degenerazione di un rapporto d’amore in un rapporto malato e chiarire perfettamente tutti i meccanismi della vicenda.
Lucia Annibali, divenuta il simbolo della violenza sulle donne, ha dimostrato, con la pubblicazione del suo libro “Io ci sono- la mia storia di non amore”, quanto atroce possa essere la crudeltà di un uomo, incapace di  gestire la sua fragilità in quanto “inetto a vivere”, nutrito da un crescendo di risentimento e desiderio di vendetta.
Lucia, si è presentata alla platea, ansiosa di sentire la sua testimonianza, per raccontarsi, per mostrare il suo volto, per presentare le sue cicatrici che, pur nel loro assoluto silenzio,  sembrano urlare esprimendo efferatezza, codardia, morbosità ma anche coraggio, dignità, determinazione. Sono le parole che rispondono all’esigenza di ricordare alle donne e agli uomini che esiste solo  l’amore buono e che quello che si fonda sulla pretesa di un possesso dell’uomo sulla donna è un “non amore”.
L’evento, nato dalla collaborazione dei principali clubs service del territorio, quali  Soroptimist, Lions, Leo, Rotary di Milazzo e Fidapa di Barcellona P. G. e Milazzo, è stato moderato dalla prof.ssa Maria Concetta Sclafani. Esso ha visto la partecipazione, oltre  che dell’autrice Lucia Annibali e della co-autrice Giusi Fasano, del Sindaco del Comune di Milazzo, avvocato Pino, della Dirigente del “Leonardo da Vinci”, prof.ssa Stefania Scolaro, della Presidente del Soroptimist club di Milazzo, prof.ssa Mariagrazia Russo.
Dopo i saluti iniziali della Dirigente scolastica, che ha ribadito l’esigenza di sensibilizzare soprattutto le giovani generazioni verso il fenomeno della violenza di genere ed ha esortato gli studenti presenti a non lasciarsi intrappolare da amori sbagliati, è intervenuto il sindaco della città ringraziando per l’occasione di confronto e di riflessione offerta dall’evento.
L’incontro è entrato nel vivo con l’intervento della prof.ssa Sclafani che, con chiarezza espositiva e profondità analitica, ha interpretato il lavoro letterario di Lucia Annibali rintracciandone il filo conduttore nel conflitto tra realtà contrapposte. Bene e male, distruzione e rinascita, buio e luce, amore e non amore sono i momenti contrapposti della storia vissuta da Lucia, scanditi dalla successione di flashback rievocativi e di bruschi ritorni ad un presente di dolore, vissuto nella lotta per la rinascita fisica e interiore.
Sul filo di questa interpretazione il libro viene scomposto in due parti distinte: nella prima parte possiamo seguire il racconto doloroso della storia vissuta, del gesto estremo, del calvario in ospedale per le cure e gli interventi; il buio più fitto. Nella seconda parte inizia a far capolino la luce, con il recupero della vista, la dimissione dall’ospedale, il ritorno a casa, la ripresa graduale della quotidianità, la conquista del volto perduto.
A rendere viva l’interpretazione del libro è valsa la partecipazione di giovani studentesse dell’Istituto che hanno prestato la voce all’autrice, leggendo i passi più significativi dell’opera. La Prof.ssa Sclafani ha così potuto mettere in rilievo l’elemento che occupa trasversalmente il racconto di un’esperienza così toccante, proponendo come chiave di lettura la lotta instaurata col dolore e la sua sconfitta attraverso tre momenti di consapevolezza: la presa di coscienza del non amore di Luca, un passo estremamente difficile; la presa di coscienza della necessità di lottare trasformando la debolezza in forza; la scelta di mettere al servizio degli altri la propria esperienza. E Lucia grida la sua vittoria sul male rivolgendo parole  incisive ai suoi aggressori, “ l’acido corroderà per sempre le vostre vite, non la mia“.
Infatti questa testimonianza letteraria si inserisce nel percorso di conoscenza e riflessione sul tema della violenza di genere e si propone come obiettivo l’educazione al rispetto di sé e dell’altro, offrendo strumenti alle donne vittime di soprusi o abusi.
Oggi in Italia muore una donna ogni tre giorni, uccisa da un uomo che diceva di amarla. Lucia si batte perché questi dati vengano annullati da una crescente sensibilità nei confronti del fenomeno del “femminicidio”, affinchè ogni donna prigioniera di un “non amore” in quanto abbagliata dai sentimenti, possa guardare in faccia la realtà e ritornare libera.  “Alle donne voglio dire: voletevi bene, tanto, tantissimo– afferma l’autrice- Credete in voi stesse e sappiate che ogni atto di violenza subita non dipende da voi che amate l’uomo sbagliato ma da lui che lo commette”.  E’ il messaggio che dal libro rivolge alle donne, augurandosi di poter salvare anche una sola tra le mille “lucie” in difficoltà.
A conclusione della serata è intervenuta la coautrice, Giusi Fasano,  che ha messo in guardia dal rischio di categorizzazione del fenomeno e ha sottolineato la necessità di sradicare l’insinuazione sulla differenza di genere che riconosce nella donna un essere inferiore da dominare.
Quindi l’autrice si è proposta alla platea che le ha rivolto delle domande dalle quali è scaturito uno scambio di riflessioni.
Spettatore: com’è cambiato il rapporto con gli altri?
Lucia: mi sento più esposta nel perdere la mia dimensione privata, ma lavoro su me stessa per trasmettere agli altri la mia immagine personale.
S. : c’è senso di colpa verso sé stessa?
L.: più che altro sento il peso della responsabilità di aver permesso ad un altro di farmi così tanto male.
S.: il raggiungimento dello stato in cui ti trovi è una vittoria personale, uno stato di grazia ricevuta o conseguenza dell’amore?
L.: considero una grazia la capacità di trasformare il male ricevuto in bene, l’energia vitale per reagire, il desiderio di pensare anche agli altri.
S.: con quale stato d’animo affronti il futuro?
L.: vivo il presente con entusiasmo ed ottimismo. Sono come una bambina che piano piano diventa donna.
S.: potresti nuovamente innamorarti?
L.: si, sono pronta a lasciarmi stupire da un nuovo amore.