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Messina,Paul Ricoeur e Les Proches.Vivere e raccontare il Novecento”

Sono già iniziati all’Università Pontificia Lateranense di Roma i lavori del Convegno dal titolo “Paul Ricoeur e Les Proches. Vivere e raccontare il Novecento” che, nei giorni di giovedì 26 e venerdì 27 Settembre, proseguirà presso la Sala Cannizzaro dell’Università di Messina. Nella giornata di giovedì, coordinata da Francesca Brezzi dell’Università degli Studi Roma Tre, i lavori avranno inizio alle 15.30 con il tema “Parole e linguaggio fra oralità e scrittura”. Tra i relatori, un nome prestigioso della filosofia contemporanea inglese, Alison Scott Baumann (University of Gloucestershire) che presenteràRicoeur and the classical negated woman, the – affirmed – ? modern woman”. Fra gli altri interventi, quelli dei docenti dell’Università di Messina, Paola Ricci Sindoni, “Un elogio della scrittura. Ricoeur e l’etica della parola”, Giovanna Costanza, “Il linguaggio dello spazio tra realtà e immaginazione” e Vincenzo Cicero, “Linguaggio e metafora: il contributo di Ricoeur”. Nella seconda giornata, quella conclusiva, i lavori avranno inizio alle ore 9,00 e si concentreranno su “Paul Ricoeur e l’identità narrativa. Prospettive per la consulenza filosofica”; attorno al tavolo delle relazioni, introdotte da Daniella Iannotta dell’Università Roma Tre, Marianna Gensabella, docente all’Università di Messina, Emma Ghersi, docente Master in Consulenza Filosofica, Lucrezia Piraino del Centro Universitario per la ricerca e la formazione alla Consulenza Filosofica, Rita Ristagno, dottoranda e Giusy Venuti, assegnista all’Università di Messina.Paul Ricoeur  può essere considerato uno dei testimoni e dei protagonisti più sensibili della coscienza filosofica del Novecento. Riconosciuto nelle sedi più autorevoli della comunità culturale, scientifica e fìlosofica internazionale (come testimoniano anche il premio Hegel di Stoccarda nel 1985 e il premio Balzan per la filosofia conferitogli nel 1999), per la sua costante opera intellettuale e per la sua intensa attività di magistero e di dialogo, Ricoeur è testimone prezioso non solo per il valore intrinseco della sua multiforme opera, ma anche per il suo collocarsi in un ideale crocevia delle molteplici e più vitali tendenze della ricerca filosofica odierna. Da questa prospettiva,viene definito da D. Jervolino “come un autorevole filosofo ‘continentale e  interlocutore interno alla problematica analitica “. Nell’epoca di pensiero post-hegeliano, il suo è uno stile riflessivo deliberatamente frammentario, uno stile al quale Ricoeur si è mantenuto fedele nel corso di tutto il suo fecondo itinerario filosofico, e che costituisce di fatto un ampio tentativo di mediazione tra le esigenze epistemologiche della fenomenologia, delle scienze umane a base strutturale, e di taluni esiti delle filosofie analitiche da una parte – e l’ermeneutica nei suoi risvolti ontologici ed esistenzialistici dall’altra. Lo stesso Ricoeur, in una delle sue ultime opere, “La nature et la règle” del 1998 (“La natura e la regola. Alle radici del pensiero”), ha precisato la sua personale posizione filosofica scrivendo:

Ritengo di appartenere a una delle correnti della filosofia europea che si lascia essa stessa caratterizzare da una certa diversità di etichette: filosofia riflessiva, filosofia fenomenologica, filosofia ermeneutica. Riguardo al primo termine – riflessiva -, l’accento è posto sul movimento attraverso il quale la mente umana tenta di recuperare la propria capacità di agire, di pensare, di sentire, capacità in qualche modo nascosta, perduta, nei saperi, nelle pratiche, nei sentimenti che l’esteriorizzano rispetto a se stessa. Jean Nabert è il maestro emblematico di questo primo ramo della corrente comune. Il secondo termine – fenomenologica – designa l’ambizione di andare alle ‘cose stesse’, cioè alla manifestazione di ciò che si mostra all’esperienza, priva di tutte le costruzioni ereditate dalla storia culturale, filosofica, teologica; quest’intento, diversamente dalla corrente riflessiva, porta a mettere l’accento sulla dimensione intenzionale della vita teorica, pratica, estetica, ecc. e a definire ogni tipo di coscienza come ‘coscienza di…’. Husseri rimane l’eroe eponimo di questa corrente di pensiero. Riguardo al terzo termine – ermeneutica – ereditato dal metodo interpretativo applicato in un primo tempo ai testi religiosi (esegesi), ai testi letterari classici (filologia) e ai testi giuridici (diritto), l’accento è posto sulla pluralità delle interpretazioni legate a ciò che si può chiamare la lettura dell’esperienza umana. Sotto questa terza forma la filosofia mette in questione la pretesa di ogni altra filosofia di essere priva di presupposti. I maestri di questa terza tendenza si chiamano Dilthey, Heidegger, Gadamer “.

 

 

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