Esposte a Messina due opere d’arte della nostra città

- Cultura, Provincia

Due opere d’arte della nostra città, la tavola di San Rocco, San Paolino da Nola e Santa Caterina d’Alessandria, custodita nella Basilica di San Sebastiano, e la tela di San Diego d’Alcalà e storie della Chiesa di S. Antonio di Padova, sono state esposte, dal 21 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012, a Messina alla mostra Santi medici e taumaturghi. Testimonianze d’arte e di devozione in Sicilia.  La mostra, allestita nelle sale del Monte di Pietà è stata promossa e finanziata dalla casa di cura Villa Salus, in occasione del 50° anniversario di attività, e realizzata in collaborazione con la Soprintendenza e la Provincia Regionale di Messina. Tra le opere esposte, tutte provenienti dal patrimonio storico artistico siciliano, si potevano individuare tre ambiti tematici: i Santi effettivamente medici, i Quattordici Santi Ausiliatori e i Santi venerati come protettori delle malattie o con qualità taumaturgiche messe in relazione al martirio subito; la tela di S. Diego è stata fatta rientrare nel terzo tema, mentre la tavola della Basilica di San Sebastiano è stata inserita nel secondo gruppo tematico. In occasione della mostra è stato altresì pubblicato un catalogo, edito da Pungitopo, che contiene una premessa del teologo Giovanni Russo, i saggi dei curatori della mostra, Giampaolo Chillè, Stefania Lanuzza e Grazia Musolino, un contributo di Sergio Todesco, riguardante la sezione Arte popolare, e le schede delle opere.

Copertina del catalogo pubblicato in occasione della mostra

San Diego d’Alcalà e storie. Si tratta di un olio su tela centinata chiusa entro una cornice lignea intagliata e dorata, risalente al XVII sec., di cm 278 x 205; l’autore è Pietro Cannata, come si legge dalla scritta “PETRO CANNATA PINGEBAT 1650” riportata sulla tela in basso a sinistra. Si trova nella sua sede d’origine, la chiesa di S. Antonio di Padova in Barcellona. La tela raffigura S. Diego d’Alcalà, un santo francescano spagnolo vissuto nella prima metà del XV secolo. Il suo culto si diffuse in Sicilia a partire dal sec. XVII, oggi è venerato soprattutto in Spagna e nell’America Meridionale, anche come guaritore della peste; infatti, quando si trovò a Roma, per la canonizzazione di San Bernardino da Siena, avvenuta nel 1450, coraggiosamente offrì il suo aiuto ai confratelli che avevano contratto la malattia. Il santo è raffigurato in piedi, girato di tre quarti verso destra, mentre regge, con le mani giunte, un crocifisso. Sullo sfondo si intravede un paesaggio montuoso nel quale si notano una chiesetta, a destra, e una torre e altri edifici rurali sulla sinistra. La figura del santo si staglia su un cielo nuvoloso caratterizzato da contrasti chiaroscurali. Ai bordi della tela, in 14 storie, sono narrati gli episodi più significativi della vita di S. Diego, mentre in quella centrale è raffigurato lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Il quadro presenta un certo realismo, come si può notare dalle sguardo compassionevole del santo, i cui occhi fissano l’osservatore e dal carattere narrativo e immediatamente comunicativo delle storie.

San Diego d’Alcalà e storie (foto di Mario Barresi)

San Rocco, San Paolino da Nola e Santa Caterina d’Alessandria. L’opera, recentemente restaurata, è stata attribuita a Cesare di Napoli e risale al seconda metà del XVI secolo; la tecnica utilizzata è l’ olio su tavola rettangolare, di cm 190 x 140. Si trova nella sacrestia della Basilica di S. Sebastiano, ma proviene dall’antico Duomo di S. Sebastiano che sorgeva nell’omonima piazza. I santi rappresentati sono: San Rocco al centro, San Paolino da Nola sulla sinistra – ma potrebbe essere anche S. Nicola, come apprendiamo dal Bilardo – e S. Caterina d’Alessandria a destra. Le tre figure, la cui monumentalità è accentuata dalla linea dell’orizzonte fortemente ribassata, dominano la scena, chiusa a destra  da un albero che protende i suoi rami sulla testa di Santa Caterina; i santi si stagliano sullo sfondo di un cielo uniforme e luminoso, le cui nubi, in alto, delimitano il gruppo. San Rocco è rappresentato, secondo la consueta iconografia, in abiti da pellegrino, col bastone e la conchiglia sul mantello; con la mano sinistra mostra la ferita inflittagli dalla peste, mentre ai suoi piedi è adagiato un cagnolino, che, secondo la tradizione, avrebbe visitato il santo ammalato, portandogli un pezzo di pane e impedendone, così, la morte. Il santo vescovo sulla sinistra, con la mitra, il pastorale nella mano destra e il libro nella sinistra è stato identificato più volte dalla storiografia come San Nicola, venerato a Barcellona come protettore degli ortolani, ma potrebbe rappresentare anche San Nicola, il cui culto, nel territorio della stessa città è molto antico. Santa Caterina d’Alesandria fu una giovane egiziana decapitata dall’imperatore Massimino per non aver riconosciuto la religione pagana. La sua elegante figura è adornata da un diadema, simbolo delle sue nobili origini, che completa un’accurata acconciatura; con la mano destra stringe al petto una lunga spada, dall’elsa dorata, mentre con la sinistra tiene un libro appoggiato al fianco. Ai suoi piedi appaiono la testa del suo persecutore e la ruota dentata, simbolo del suo martirio.

"San Rocco, San Paolino da Nola e Santa Caterina d’Alessandria" (immagine tratta dal libro: Santi medici e taumaturghi. Testimonianze d’arte e di devozione in Sicilia)

Bibliografia:
A. Bilardo (a cura di), Il mosaico della memoria. Pittura e scultura a Barcellona tra Quattrocento e Seicento, Edizioni G.B.M., Messina 1998.
G. Chillè, S. Lanuzza, G. Musolino (a cura di), Santi medici e taumaturghi. Testimonianze d’arte e di devozione in Sicilia, Pungitopo editrice, Patti, 2011.